Covid, dai No vax a Lega e FdI è guerra aperta contro Speranza
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaPrima le minacce sui social, poi le campagne stampa e infine gli attacchi politici, con tanto di mozione di sfiducia. Nel mirino l’esperienza giallorossa ma anche il futuro della sanità
ROMA - Prima sono arrivate le minacce. Via mail, sui social, minacce continue a Roberto Speranza e alla sua famiglia. A scrivere sono negazionisti, no vax, aperturisti, persone che addossano al ministro della Salute la colpa di tutti i loro mali. Della pandemia, della sofferenza economica, delle chiusure, delle restrizioni. Si è saputo due settimane fa, quando la polizia postale ha emesso i primi avvisi di garanzia, ma va avanti da mesi. E non si ferma.
Poi, sono cominciati gli attacchi politici. Quando Matteo Salvini era all'opposizione del Conte due, il suo rapporto con Speranza era sorprendentemente buono. Il leader della Lega non lo aveva mai attaccato direttamente. In Senato, lo scorso giugno, era arrivato a lodarne la disponibilità con sindaci, presidenti di Regione, con gli stessi parlamentari, lamentando invece che nel governo ci fosse chi si comportava del tutto diversamente.
Il riferimento era a Giuseppe Conte, era l'ex premier il bersaglio. Ven…
Poi, sono cominciati gli attacchi politici. Quando Matteo Salvini era all'opposizione del Conte due, il suo rapporto con Speranza era sorprendentemente buono. Il leader della Lega non lo aveva mai attaccato direttamente. In Senato, lo scorso giugno, era arrivato a lodarne la disponibilità con sindaci, presidenti di Regione, con gli stessi parlamentari, lamentando invece che nel governo ci fosse chi si comportava del tutto diversamente.
Il riferimento era a Giuseppe Conte, era l'ex premier il bersaglio. Ven…
ROMA - Prima sono arrivate le minacce. Via mail, sui social, minacce continue a Roberto Speranza e alla sua famiglia. A scrivere sono negazionisti, no vax, aperturisti, persone che addossano al ministro della Salute la colpa di tutti i loro mali. Della pandemia, della sofferenza economica, delle chiusure, delle restrizioni. Si è saputo due settimane fa, quando la polizia postale ha emesso i primi avvisi di garanzia, ma va avanti da mesi. E non si ferma.
Poi, sono cominciati gli attacchi politici. Quando Matteo Salvini era all'opposizione del Conte due, il suo rapporto con Speranza era sorprendentemente buono. Il leader della Lega non lo aveva mai attaccato direttamente. In Senato, lo scorso giugno, era arrivato a lodarne la disponibilità con sindaci, presidenti di Regione, con gli stessi parlamentari, lamentando invece che nel governo ci fosse chi si comportava del tutto diversamente.
Il riferimento era a Giuseppe Conte, era l'ex premier il bersaglio. Venuto meno, caduta la struttura commissariale di Domenico Arcuri, cambiati i vertici della Protezione civile e la composizione del Comitato tecnico-scientifico, resta solo una figura a rappresentare la continuità con la gestione della pandemia nel Conte due. E quella figura è, questo è cruciale per spiegare l'assedio di queste ore, la più a sinistra del governo.
Così Speranza è diventato un bersaglio politico. L'attacco della destra al suo operato, attraverso i giornali di riferimento, le parole irridenti dello stesso Salvini, la mozione di sfiducia annunciata da Fratelli d'Italia, è prima di tutto un tentativo di spostare più a destra l'asse del governo. Cercando di distruggere quel campo che faticosamente il Pd di Enrico Letta, il Movimento 5 stelle e Articolo 1 con Speranza stanno provando a tenere insieme.
Italia Viva non partecipa all'assalto, ma neanche alla difesa. Soprattutto, la richiesta di Matteo Renzi di una commissione d'inchiesta sull'operato del governo giallo-rosso nella gestione della pandemia è subito raccolta dalla Lega, che aderisce con entusiasmo. Tentando così di mascherare l'impossibilità di firmare la mozione di sfiducia annunciata da Fratelli d'Italia. La mossa del partito di Giorgia Meloni punta a svelare il doppio gioco di Salvini, che tuona contro Speranza, ma fa parte di un governo che - come ha ricordato ieri lo stesso Mario Draghi - ha votato tutte le ultime misure anti-Covid all'unanimità.
Far cadere il ministro servirebbe a Salvini per marcare un cambio di passo rispetto al Conte due. Per dire: "Ho vinto io", come ha fatto ieri davanti ad aperture pur minori di quelle che aveva chiesto. Ma non può certo farlo votando una mozione di sfiducia con l'opposizione. La notizia - fatta trapelare nei giorni scorsi - secondo cui lo stesso Draghi starebbe pensando a una sostituzione del ministro è stata negata con decisione da Palazzo Chigi e dallo stesso premier, già due volte.
Che non sia bastato a fermare l'assedio, fa capire quanto la posta in gioco vada al di là di una casella di governo. Riguardi cioè anche la partita dei fondi del Recovery in arrivo per la sanità. La visione di Speranza è nota e avvantaggia il pubblico. Non proprio il modello lombardo caro alla Lega.
Le inchieste che riguardano Domenico Arcuri, per una partita di mascherine contraffatte, e Ranieri Guerra, per un rapporto dell'Oms ammorbidito nei confronti dell'esecutivo Conte, sono il contorno che aiuta la destra nella battaglia. Danno modo a chi nel governo non la pensa come Speranza di tentare di approfittarne. Ma non sono certo la pistola fumante che può deciderne la fine. Il ministro non è indagato, è stato sentito dalla procura di Bergamo solo come persona informata sui fatti.
E anche se sui social, e non solo, viene fatto molto girare il libro che aveva scritto e subito ritirato, per tentare di dimostrarne errori e sottovalutazioni, Speranza ha ancora dalla sua una larga parte dell'opinione pubblica. Tanto che ieri, la petizione lanciata dallo scrittore Maurizio De Giovanni al grido di "Io sto con Roberto" ha raccolto l'adesione di 130 personalità tra cui don Luigi Ciotti, Antonio Scurati, Michele Serra, Neri Marcorè, Gabriele Salvatores, Francesco Guccini.
Infine, ci sono M5S e Pd che si schierano in totale difesa. Conte lo fa anche, naturalmente, per difendere se stesso. L'attacco a Speranza sembra il secondo tempo di quello che ha riguardato il suo governo. Letta invece, che pur non c'era, non esita a definire vergognosa la mozione di sfiducia, mentre il suo vice - Peppe Provenzano - ripete quel che dice da tempo: Speranza dovrebbe tornare nel Pd.
Poi, sono cominciati gli attacchi politici. Quando Matteo Salvini era all'opposizione del Conte due, il suo rapporto con Speranza era sorprendentemente buono. Il leader della Lega non lo aveva mai attaccato direttamente. In Senato, lo scorso giugno, era arrivato a lodarne la disponibilità con sindaci, presidenti di Regione, con gli stessi parlamentari, lamentando invece che nel governo ci fosse chi si comportava del tutto diversamente.
Il riferimento era a Giuseppe Conte, era l'ex premier il bersaglio. Venuto meno, caduta la struttura commissariale di Domenico Arcuri, cambiati i vertici della Protezione civile e la composizione del Comitato tecnico-scientifico, resta solo una figura a rappresentare la continuità con la gestione della pandemia nel Conte due. E quella figura è, questo è cruciale per spiegare l'assedio di queste ore, la più a sinistra del governo.
Così Speranza è diventato un bersaglio politico. L'attacco della destra al suo operato, attraverso i giornali di riferimento, le parole irridenti dello stesso Salvini, la mozione di sfiducia annunciata da Fratelli d'Italia, è prima di tutto un tentativo di spostare più a destra l'asse del governo. Cercando di distruggere quel campo che faticosamente il Pd di Enrico Letta, il Movimento 5 stelle e Articolo 1 con Speranza stanno provando a tenere insieme.
Italia Viva non partecipa all'assalto, ma neanche alla difesa. Soprattutto, la richiesta di Matteo Renzi di una commissione d'inchiesta sull'operato del governo giallo-rosso nella gestione della pandemia è subito raccolta dalla Lega, che aderisce con entusiasmo. Tentando così di mascherare l'impossibilità di firmare la mozione di sfiducia annunciata da Fratelli d'Italia. La mossa del partito di Giorgia Meloni punta a svelare il doppio gioco di Salvini, che tuona contro Speranza, ma fa parte di un governo che - come ha ricordato ieri lo stesso Mario Draghi - ha votato tutte le ultime misure anti-Covid all'unanimità.
Far cadere il ministro servirebbe a Salvini per marcare un cambio di passo rispetto al Conte due. Per dire: "Ho vinto io", come ha fatto ieri davanti ad aperture pur minori di quelle che aveva chiesto. Ma non può certo farlo votando una mozione di sfiducia con l'opposizione. La notizia - fatta trapelare nei giorni scorsi - secondo cui lo stesso Draghi starebbe pensando a una sostituzione del ministro è stata negata con decisione da Palazzo Chigi e dallo stesso premier, già due volte.
Che non sia bastato a fermare l'assedio, fa capire quanto la posta in gioco vada al di là di una casella di governo. Riguardi cioè anche la partita dei fondi del Recovery in arrivo per la sanità. La visione di Speranza è nota e avvantaggia il pubblico. Non proprio il modello lombardo caro alla Lega.
Le inchieste che riguardano Domenico Arcuri, per una partita di mascherine contraffatte, e Ranieri Guerra, per un rapporto dell'Oms ammorbidito nei confronti dell'esecutivo Conte, sono il contorno che aiuta la destra nella battaglia. Danno modo a chi nel governo non la pensa come Speranza di tentare di approfittarne. Ma non sono certo la pistola fumante che può deciderne la fine. Il ministro non è indagato, è stato sentito dalla procura di Bergamo solo come persona informata sui fatti.
E anche se sui social, e non solo, viene fatto molto girare il libro che aveva scritto e subito ritirato, per tentare di dimostrarne errori e sottovalutazioni, Speranza ha ancora dalla sua una larga parte dell'opinione pubblica. Tanto che ieri, la petizione lanciata dallo scrittore Maurizio De Giovanni al grido di "Io sto con Roberto" ha raccolto l'adesione di 130 personalità tra cui don Luigi Ciotti, Antonio Scurati, Michele Serra, Neri Marcorè, Gabriele Salvatores, Francesco Guccini.
Infine, ci sono M5S e Pd che si schierano in totale difesa. Conte lo fa anche, naturalmente, per difendere se stesso. L'attacco a Speranza sembra il secondo tempo di quello che ha riguardato il suo governo. Letta invece, che pur non c'era, non esita a definire vergognosa la mozione di sfiducia, mentre il suo vice - Peppe Provenzano - ripete quel che dice da tempo: Speranza dovrebbe tornare nel Pd.