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Pd, Letta: "Noi alla guida di una coalizione che dialoga con i 5S"

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Il segretario traccia la rotta e avverte che non ci saranno primarie ovunque nelle città: strumento duttile. "Ora un patto per la ricostruzione"
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ROMA - "Mi sento come quel personaggio di "Good Bye, Lenin" che, assente per anni, torna e trova tutto cambiato". Enrico Letta dopo sette anni di lontananza dal Pd, nella prima Assemblea dopo l'elezione a segretario un mese fa, si mette in ascolto dei circoli e dei militanti. E traccia la rotta di un partito che punta a "un nuovo centrosinistra, guidato da noi, attorno a noi, che dialoga con il M5S". Non c'è la leadership di Giuseppe Conte in rada, che del resto è diventato il capo dei grillini.

C'è l'identità e l'orgoglio del Pd che è "vivo e vivace", mentre con la crisi delle dimissioni di Zingaretti per lo strapotere delle correnti, si è rischiato di buttar via il partito con l'acqua sporca. C'è un Pd, che ha archiviato l'antica paura dei post comunisti e post dc, che l'hanno fondato, di "far saltare l'amalgama". Un partito pronto ad affrontare…
ROMA - "Mi sento come quel personaggio di "Good Bye, Lenin" che, assente per anni, torna e trova tutto cambiato". Enrico Letta dopo sette anni di lontananza dal Pd, nella prima Assemblea dopo l'elezione a segretario un mese fa, si mette in ascolto dei circoli e dei militanti. E traccia la rotta di un partito che punta a "un nuovo centrosinistra, guidato da noi, attorno a noi, che dialoga con il M5S". Non c'è la leadership di Giuseppe Conte in rada, che del resto è diventato il capo dei grillini.

C'è l'identità e l'orgoglio del Pd che è "vivo e vivace", mentre con la crisi delle dimissioni di Zingaretti per lo strapotere delle correnti, si è rischiato di buttar via il partito con l'acqua sporca. C'è un Pd, che ha archiviato l'antica paura dei post comunisti e post dc, che l'hanno fondato, di "far saltare l'amalgama". Un partito pronto ad affrontare la sfida delle amministrative d'ottobre con le primarie, che sono però - avverte Letta - uno strumento e quindi "duttile", non obbligato.

Il Pd che Letta vuole è "intelligenza collettiva", rivoluzionato nel semestre dedicato alle Agorà: la grande discussione da luglio a dicembre sui temi scottanti e cruciali, dal Sud, ai giovani, al lavoro, alle donne. Intanto il segretario pone al premier Draghi una richiesta precisa: fare come Ciampi nel 1993. Avviare cioè "un grande patto sull'esempio di Ciampi per la ricostruzione del Paese, una ripartenza che lasci il segno per i prossimi dieci anni" e che stia dentro il Next generation Eu. Quello del '93 fu un patto per la politica dei redditi e lo sviluppo, con le parti sociali e i lavoratori. Deve essere ora la missione-Paese e spetta alle forze politiche che sostengono l'esecutivo farsene promotrici.

Pd, Letta: "Obiettivo è costruire nuovo centrosinistra che dialoga con M5s"


Cinque ore di dibattito online, 5 minuti a testa per 57 interventi, quasi tutti di delegati, di giovani dalle loro case, sullo sfondo librerie e persino il ferro da stiro di Caterina Biti, vice capogruppo al Senato. Sono i militanti i protagonisti. Pochi big a parlare: il ministro Andrea Orlando, le parlamentari Monica Cirinnà (che è anche candidata al Campidoglio), Barbara Pollastrini, Anna Rossomando, il tesoriere dem Walter Verini, i sindaci Leoluca Orlando e Falcomatà, l'ex sottosegretario Matteo Mauri, l'europarlamentare Pierfrancesco Majorino. Brando Benifei capogruppo all'europarlamento, denuncia "l'intollerabile" questione giovanile e propone "un lascito universale per i giovani neo maggiorenni, aumentando l'imposizione fiscale sulle eredità miliardarie".

D'altra parte, Letta pone al centro la difesa degli svantaggiati e dei vulnerabili, per un Pd che sappia tenere insieme "diritti e fine del mese". Diritti sociali e civili vanno a braccetto. E qui c'è un netto richiamo al governo per Zaky: "Dia seguito al voto del Parlamento sulla cittadinanza". Qualche minuto dopo arriverà la notizia che il governo ha avviato le verifiche per il conferimento. Una correzione di rotta rispetto alla presa di distanza di venerdì di Draghi che aveva parlato di "non coinvolgimento" dell'esecutivo .

Ma è vero, come dice Salvini, che Letta gli ha chiesto scusa per la foto con la felpa della Open Arms? No. Il leader però non ne vuole parlare, il suo era solo un sms di cortesia. C'è spazio per una battuta sulle slide nel sondaggio dei circoli. Letta ironizza: "Non sarò un segretario da slide...", abitudine che invece aveva Renzi.