ROMA - Giuseppe Conte ha provato a smarcarsi. Ora però, quello che gli chiedono gli alleati del Partito democratico, e lo stesso Movimento 5 stelle, è di accelerare. Il video in cui Beppe Grillo tenta di difendere il figlio Ciro dall'accusa di violenza sessuale di gruppo, vanificando anni di cultura giuridica e di battaglie in difesa dei diritti delle donne, mette l'ex presidente del Consiglio in estremo imbarazzo.
È stato il garante M5S a investirlo della responsabilità di rifondare i 5 stelle. È con lui che ha costruito l'avvio del percorso, nell'incontro all'hotel Forum di Roma e poi sulla spiaggia di Bibbona. Ma è da lui che ieri Conte ha dovuto - per forza di cose - dirsi differente: riconoscendo il dolore e i diritti della presunta vittima e della sua famiglia e ricordando due principi fondamentali come l'autonomia della magistratura e le norme contro la violenza sulle donne.
Che il Movimento 5 stelle ha approva…
È stato il garante M5S a investirlo della responsabilità di rifondare i 5 stelle. È con lui che ha costruito l'avvio del percorso, nell'incontro all'hotel Forum di Roma e poi sulla spiaggia di Bibbona. Ma è da lui che ieri Conte ha dovuto - per forza di cose - dirsi differente: riconoscendo il dolore e i diritti della presunta vittima e della sua famiglia e ricordando due principi fondamentali come l'autonomia della magistratura e le norme contro la violenza sulle donne.
Che il Movimento 5 stelle ha approva…
ROMA - Giuseppe Conte ha provato a smarcarsi. Ora però, quello che gli chiedono gli alleati del Partito democratico, e lo stesso Movimento 5 stelle, è di accelerare. Il video in cui Beppe Grillo tenta di difendere il figlio Ciro dall'accusa di violenza sessuale di gruppo, vanificando anni di cultura giuridica e di battaglie in difesa dei diritti delle donne, mette l'ex presidente del Consiglio in estremo imbarazzo.
È stato il garante M5S a investirlo della responsabilità di rifondare i 5 stelle. È con lui che ha costruito l'avvio del percorso, nell'incontro all'hotel Forum di Roma e poi sulla spiaggia di Bibbona. Ma è da lui che ieri Conte ha dovuto - per forza di cose - dirsi differente: riconoscendo il dolore e i diritti della presunta vittima e della sua famiglia e ricordando due principi fondamentali come l'autonomia della magistratura e le norme contro la violenza sulle donne.
Che il Movimento 5 stelle ha approvato e rivendicato più volte, pur venendo da una cultura - quella del blog - che non si era fatta mancare niente in quanto a sessismo e volgarità (dal punto G della consigliera comunale di Bologna Federica Salsi a "cosa faresti con la Boldrini in macchina" fino agli insulti insensati a Rita Levi Montalcini per un suo voto da senatrice a vita).
Così, la spinta impressa dal Pd con le parole del segretario Enrico Letta e del vice Peppe Provenzano, che con un tweet chiede ai 5 stelle di abbracciare "con la guida di Conte garanzie e principi dello Stato di diritto", è l'occasione per l'ex premier di uscire dalla palude in cui lui stesso si è ficcato. Beppe Grillo è colui che più ha spinto per trovare una soluzione pacifica con l'associazione Rousseau di Davide Casaleggio, pur senza portare ad alcun passo avanti in questo senso. Venuta meno la sua guida, compromessa inevitabilmente dalle parole pronunciate nel video e dal momento difficile che sta attraversando,
Conte non può che spingere nella direzione già intrapresa: a trattare con il figlio del cofondatore saranno gli avvocati che ha incaricato. Perché se è vero che agli eletti ha detto "questa è una questione in cui non posso entrare io, ci sono cose pregresse tra voi", è anche vero che è stato lui a scegliere nuovi legali a cui rivolgersi. E che confrontandosi con lui il reggente Vito Crimi sta verificando la possibilità di trovare nuove piattaforme su cui far vivere il Movimento, una volta rescisso il legame con Rousseau.
Domani, scade l'ultimatum di Casaleggio: "Qualora i rapporti pendenti non verranno definiti entro questa data, saremo costretti a immaginare per Rousseau un percorso diverso, lontano da chi non rispetta gli accordi e vicino, invece, a chi vuole creare un impatto positivo sul mondo", aveva scritto il manager. Dai vertici M5S assicurano che nulla sarà saldato, tanto meno il quasi mezzo milione di euro richiesto. E quindi è una specie di D Day, quello che si attende. E che potrebbe finalmente portare a scelte definitive da parte di Conte.
Anche perché, a chiederle adesso non ci sono solo i parlamentari 5S, che non intendono versare più un euro finché non avranno capito qual è il percorso. A invocarle è il Pd, che sin dalla pubblicazione del video ha assunto una posizione netta per contestarne il contenuto "inaccettabile", testimoniare solidarietà alla ragazza, respingere gli attacchi alla magistratura. Principi non negoziabili per Enrico Letta, per nulla disposto a sacrificarli sull'altare di un'alleanza ancora tutta da costruire.
Per questo lunedì è voluto uscire il segretario in persona, affidando a Repubblica le parole di condanna sul video, per poi lasciare ai due vice, oltre che a un battaglione di parlamentari, l'onore e l'onere di prendere le distanze dal garante M5S. Facendo capire che Grillo non è mai stato un interlocutore del Pd, gli unici che Letta ha fin qui incontrato sono stati l'ex premier e Luigi Di Maio: i soli con cui ha discusso di coalizioni e prospettive future.
A sera, la moral suasion pare centrare il bersaglio. E fa tirare un sospiro di sollievo al Nazareno, per tutto il giorno in bilico fra fastidio e imbarazzo. Costretto a subire le polemiche dei renziani (incluso l'ex capo dei senatori dem Andrea Marcucci), decisi a interpretare l'afonia di Conte come il segnale di una complicità che avrebbe reso impraticabile qualsiasi patto fra il centrosinistra e i 5S. Ma Letta ha tenuto il punto.
Persuaso, per dirla con Enrico Borghi, in segreteria uno degli uomini più fidati, che "ex bono, malum: questa vicenda così aberrante può offrire a Conte il destro per far emergere la sua leadership e affermare quel che sta cercando di dimostrare, ovvero che c'è un cambiamento rispetto al passato". Tocca a Provenzano andare a spiegarlo ai Tg: "I 5Stelle sono la prima forza in Parlamento, fanno parte della maggioranza, ci abbiamo governato insieme, ma il futuro dell'alleanza dipende dalla loro evoluzione, dal tentativo in corso da parte di Conte di creare un nuovo Movimento".
È stato il garante M5S a investirlo della responsabilità di rifondare i 5 stelle. È con lui che ha costruito l'avvio del percorso, nell'incontro all'hotel Forum di Roma e poi sulla spiaggia di Bibbona. Ma è da lui che ieri Conte ha dovuto - per forza di cose - dirsi differente: riconoscendo il dolore e i diritti della presunta vittima e della sua famiglia e ricordando due principi fondamentali come l'autonomia della magistratura e le norme contro la violenza sulle donne.
Che il Movimento 5 stelle ha approvato e rivendicato più volte, pur venendo da una cultura - quella del blog - che non si era fatta mancare niente in quanto a sessismo e volgarità (dal punto G della consigliera comunale di Bologna Federica Salsi a "cosa faresti con la Boldrini in macchina" fino agli insulti insensati a Rita Levi Montalcini per un suo voto da senatrice a vita).
Così, la spinta impressa dal Pd con le parole del segretario Enrico Letta e del vice Peppe Provenzano, che con un tweet chiede ai 5 stelle di abbracciare "con la guida di Conte garanzie e principi dello Stato di diritto", è l'occasione per l'ex premier di uscire dalla palude in cui lui stesso si è ficcato. Beppe Grillo è colui che più ha spinto per trovare una soluzione pacifica con l'associazione Rousseau di Davide Casaleggio, pur senza portare ad alcun passo avanti in questo senso. Venuta meno la sua guida, compromessa inevitabilmente dalle parole pronunciate nel video e dal momento difficile che sta attraversando,
Conte non può che spingere nella direzione già intrapresa: a trattare con il figlio del cofondatore saranno gli avvocati che ha incaricato. Perché se è vero che agli eletti ha detto "questa è una questione in cui non posso entrare io, ci sono cose pregresse tra voi", è anche vero che è stato lui a scegliere nuovi legali a cui rivolgersi. E che confrontandosi con lui il reggente Vito Crimi sta verificando la possibilità di trovare nuove piattaforme su cui far vivere il Movimento, una volta rescisso il legame con Rousseau.
Domani, scade l'ultimatum di Casaleggio: "Qualora i rapporti pendenti non verranno definiti entro questa data, saremo costretti a immaginare per Rousseau un percorso diverso, lontano da chi non rispetta gli accordi e vicino, invece, a chi vuole creare un impatto positivo sul mondo", aveva scritto il manager. Dai vertici M5S assicurano che nulla sarà saldato, tanto meno il quasi mezzo milione di euro richiesto. E quindi è una specie di D Day, quello che si attende. E che potrebbe finalmente portare a scelte definitive da parte di Conte.
Anche perché, a chiederle adesso non ci sono solo i parlamentari 5S, che non intendono versare più un euro finché non avranno capito qual è il percorso. A invocarle è il Pd, che sin dalla pubblicazione del video ha assunto una posizione netta per contestarne il contenuto "inaccettabile", testimoniare solidarietà alla ragazza, respingere gli attacchi alla magistratura. Principi non negoziabili per Enrico Letta, per nulla disposto a sacrificarli sull'altare di un'alleanza ancora tutta da costruire.
Per questo lunedì è voluto uscire il segretario in persona, affidando a Repubblica le parole di condanna sul video, per poi lasciare ai due vice, oltre che a un battaglione di parlamentari, l'onore e l'onere di prendere le distanze dal garante M5S. Facendo capire che Grillo non è mai stato un interlocutore del Pd, gli unici che Letta ha fin qui incontrato sono stati l'ex premier e Luigi Di Maio: i soli con cui ha discusso di coalizioni e prospettive future.
A sera, la moral suasion pare centrare il bersaglio. E fa tirare un sospiro di sollievo al Nazareno, per tutto il giorno in bilico fra fastidio e imbarazzo. Costretto a subire le polemiche dei renziani (incluso l'ex capo dei senatori dem Andrea Marcucci), decisi a interpretare l'afonia di Conte come il segnale di una complicità che avrebbe reso impraticabile qualsiasi patto fra il centrosinistra e i 5S. Ma Letta ha tenuto il punto.
Persuaso, per dirla con Enrico Borghi, in segreteria uno degli uomini più fidati, che "ex bono, malum: questa vicenda così aberrante può offrire a Conte il destro per far emergere la sua leadership e affermare quel che sta cercando di dimostrare, ovvero che c'è un cambiamento rispetto al passato". Tocca a Provenzano andare a spiegarlo ai Tg: "I 5Stelle sono la prima forza in Parlamento, fanno parte della maggioranza, ci abbiamo governato insieme, ma il futuro dell'alleanza dipende dalla loro evoluzione, dal tentativo in corso da parte di Conte di creare un nuovo Movimento".