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Amministrative e l'alleanza Pd-M5S. Il grillino Buffagni prepara la candidatura alla Regione Lombardia

L'ex viceministro dello Sviluppo economico da tempo coltiva rapporti cordiali con il sindaco di Milano Sala e il Pd a livello regionale
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MILANO - Le possibilità di un accordo tra il centrosinistra di Beppe Sala e i 5 Stelle per la sfida di Milano sono ridotte al lumicino, perlomeno al primo turno. Pesa la mancanza di una guida nazionale del Movimento con pieni poteri a livello nazionale e in più il sindaco uscente e la sua coalizione a livello locale godono di ottima salute. Ma intanto c'è chi guarda ancora più in là, cioè alla sfida per la Regione Lombardia, oggi guidata dal leghista Attilio Fontana. Scandali e disastri della gestione sanitaria dell'emergenza Covid-19 suggeriscono l'idea che la presa di Palazzo Lombardia non sia più impossibile e il coordinamento dell'opposizione in Consiglio regionale tra Pd e M5S è da tempo ben rodata. Chi ambisce a guidare il fronte anti-leghista è di sicuro Stefano Buffagni, deputato ex viceministro allo Sviluppo economico e durante la scorsa legislatura consigliere regionale proprio in Lombardia. Oggi …

MILANO - Le possibilità di un accordo tra il centrosinistra di Beppe Sala e i 5 Stelle per la sfida di Milano sono ridotte al lumicino, perlomeno al primo turno. Pesa la mancanza di una guida nazionale del Movimento con pieni poteri a livello nazionale e in più il sindaco uscente e la sua coalizione a livello locale godono di ottima salute. Ma intanto c'è chi guarda ancora più in là, cioè alla sfida per la Regione Lombardia, oggi guidata dal leghista Attilio Fontana. Scandali e disastri della gestione sanitaria dell'emergenza Covid-19 suggeriscono l'idea che la presa di Palazzo Lombardia non sia più impossibile e il coordinamento dell'opposizione in Consiglio regionale tra Pd e M5S è da tempo ben rodata. Chi ambisce a guidare il fronte anti-leghista è di sicuro Stefano Buffagni, deputato ex viceministro allo Sviluppo economico e durante la scorsa legislatura consigliere regionale proprio in Lombardia. Oggi assieme ad alcuni colleghi di partito del Pirellone, con in testa il fedelissimo Dario Violi, guiderà un blitz ispettivo al centro vaccinale del Policlinico milanese. Sarà la prima tappa di un "tour" che toccherà ospedali e centri di tutte le province lombarde e che, neanche tanto velatamente, prepara il terreno ad una candidatura a presidente.

Sul piano politico e programmatico il M5S lombardo - prese il 17,4 per cento nel 2018, eleggendo 13 consiglieri - imposterà tutta la futura campagna sulla riforma del sistema sanitario. Considerato un modello prima della pandemia, centrato tutto su grandi centri ospedalieri e strutture private, da 14 mesi a questa parte ha mostrato tutti i propri limiti organizzativi e gestionali. "Il sistema iper privatista - dice Buffagni - ha generato storture anche su altri territori del Paese, penso ai costi delle prestazioni remunerate dalle regioni per chi andava a curarsi in Lombardia. Andrà riequilibrato per evitare che alla fine proprio la Lombardia perda forza ed autonomia per colpa della malagestione leghista". Due anni di anticipo sembrano parecchio, ma di certo anche a destra si parla già del dopo Fontana, con la nomina di Letizia Moratti ad assessora e vicepresidente letta da molti come una pre-investitura per il 2023.

Laurea alla Cattolica, commercialista, Buffagni da tempo coltiva rapporti cordiali con Sala e il Pd a livello regionale, ai tempi del governo gialloverde partecipò anche al corteo del 25 aprile a Milano e nel Movimento è considerato uno dei più capaci nel dialogo col mondo imprenditoriale. Di sicuro è un governista. Insomma, un profilo spendibile per una regione dove in realtà i 5 Stelle, visti a torto o a ragione come alfieri della decrescita, hanno sempre fatto fatica.

Questa possibilità si intreccia comunque con la discussione in corso interna al M5S a livello nazionale attorno al limite dei due mandati. Sarà Giuseppe Conte a decidere se mantenere il limite oppure optare per delle deroghe, le spinte per quest'ultima opzione sono fortissime e alla fine - è quel che si dice dietro le quinte - si potrebbe consentire a ex deputati e senatori arrivati al secondo mandato di mettere a disposizione la propria esperienza a livello locale. Comprese le assemblee elettive regionali. E i più previdenti, non a caso, ci stanno già ragionando su.

E sempre attorno alle Regioni si modulano accordi e strategie per il futuro del cosiddetto 'fronte progressista'. Vedi ad esempio nel Lazio: se Nicola Zingaretti alla fine decidesse di correre a sindaco per la Capitale, la 5 Stelle Roberta Lombardi potrebbe prenderne il testimone con l'appoggio del Pd.