Comunali, Di Maio avvisa il Pd: “L'alleanza non decolla e così vince Salvini”
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaI timori del ministro degli Esteri in vista del voto amministrativo: "Per ora solo a Napoli si va verso un'intesa". E su Rousseau l'ex capo politico del Movimento dice: Casaleggio senior strumentalizzato
ROMA - C'è una cosa che Luigi Di Maio non ha sopportato, nei discorsi di Davide Casaleggio degli ultimi tempi. Ed è - il ministro degli Esteri lo ha confidato a chi è andato a trovarlo alla Farnesina - l'uso politico della figura di Gianroberto Casaleggio. La confusione, voluta, tra quel che era il cofondatore per il Movimento e quel che è stata invece la piattaforma Rousseau, messa a disposizione dal figlio Davide subito dopo la sua morte.
Di Maio cerca di tenersi alla larga sia dalla polemica interna con Casaleggio junior ed Enrica Sabatini che dai seguiti del video in cui Beppe Grillo ha usato tutta la sua potenza mediatica per cercare di affermare l'innocenza del figlio, accusato di violenza sessuale di gruppo. Nonostante la richiesta del Garante ai dirigenti M5S, "sostenetemi", l'ex capo politico non ha proferito parola. Né lui né il presidente della Camera Roberto Fico hanno voluto dire niente, cercando - ma no…
Di Maio cerca di tenersi alla larga sia dalla polemica interna con Casaleggio junior ed Enrica Sabatini che dai seguiti del video in cui Beppe Grillo ha usato tutta la sua potenza mediatica per cercare di affermare l'innocenza del figlio, accusato di violenza sessuale di gruppo. Nonostante la richiesta del Garante ai dirigenti M5S, "sostenetemi", l'ex capo politico non ha proferito parola. Né lui né il presidente della Camera Roberto Fico hanno voluto dire niente, cercando - ma no…
ROMA - C'è una cosa che Luigi Di Maio non ha sopportato, nei discorsi di Davide Casaleggio degli ultimi tempi. Ed è - il ministro degli Esteri lo ha confidato a chi è andato a trovarlo alla Farnesina - l'uso politico della figura di Gianroberto Casaleggio. La confusione, voluta, tra quel che era il cofondatore per il Movimento e quel che è stata invece la piattaforma Rousseau, messa a disposizione dal figlio Davide subito dopo la sua morte.
Di Maio cerca di tenersi alla larga sia dalla polemica interna con Casaleggio junior ed Enrica Sabatini che dai seguiti del video in cui Beppe Grillo ha usato tutta la sua potenza mediatica per cercare di affermare l'innocenza del figlio, accusato di violenza sessuale di gruppo. Nonostante la richiesta del Garante ai dirigenti M5S, "sostenetemi", l'ex capo politico non ha proferito parola. Né lui né il presidente della Camera Roberto Fico hanno voluto dire niente, cercando - ma non è affatto detto che basti - di testimoniare così la loro distanza da quei toni e da quelle frasi.
"Dovevamo reagire prima - dice ai parlamentari che lo chiamano per commentare lo strappo di Rousseau - sono 16 mesi che ho lasciato l'incarico di capo politico". Sottolinea, quindi, che non era certo lui il problema. E che nessuno, dopo di lui, è stato capace di risolverlo. Anche perché è stato Di Maio insieme a Davide Casaleggio a fondare la nuova associazione Movimento 5 stelle e a preparare quello Statuto che lega quasi indissolubilmente la forza politica creata da Grillo e la piattaforma informatica considerata il testamento del cofondatore.
"Non è a Davide che dobbiamo rispondere, ma agli italiani - dice a chi lo chiama il ministro degli Esteri - su questo si misura la maturità di una forza politica e noi dobbiamo dimostrarci finalmente maturi". Per questo chiede di non perdersi in "guerre interne", in bisticci che non vanno da nessuna parte. "Abbiamo ancora centinaia di vittime ogni giorno, le terapie intensive in difficoltà, non scherziamo".
Svia, insomma. Invita a concentrarsi sul governo e su quel che c'è da fare per non essere tagliati fuori da tutto. Non è solo Conte ad aver incontrato nelle ultime settimane esponenti del Pd per condividere con loro le idee sul nuovo corso M5S. Di Maio ha rafforzato il rapporto con Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, vede e sente i vertici del Partito democratico, il segretario dem Enrico Letta lo considera un importante tassello dell'intesa con i 5 stelle.
Il ministro grillino ha anche ripreso i rapporti con il leghista Giancarlo Giorgetti e si confronta con la ministra de Sud Mara Carfagna, ma quel che lo preoccupa - a sentire i suoi fedelissimi - è il "silenzio della coalizione" che aveva dato vita al Conte due. E che con la sua afasia ha permesso a Salvini di intestarsi tutto il merito delle decisioni sulle riaperture.
"Dobbiamo farci sentire di più", dice. Soprattutto perché quel fronte che Conte avrebbe dovuto rinsaldare sembra invece sfarinarsi giorno dopo giorno. Secondo i calcoli fatti dal ministro degli Esteri negli incontri riservati, "a oggi solo Napoli sembra pronta a un accordo tra 5 stelle e centrosinistra. Ma più perdiamo tempo, più le strade del Pd e del Movimento si allontanano".
Non solo. Anche la scelta di Napoli resta affidata alla voglia di Fico di lasciare la presidenza della Camera e spendersi in un'avventura completamente diversa. I sondaggi fatti dimostrano che potrebbe farcela senza troppe difficoltà, ma la situazione a dir poco confusa dell'alleanza Pd-M5S - oltre che quella molto complicata del comune che si troverebbe a guidare - potrebbe spingerlo a tirarsi indietro.
Lasciando vuota anche l'unica casella data oggi per certa. "Se ci alleiamo e stiamo insieme nella coalizione forse possiamo ancora vincere le elezioni - è il ragionamento fatto da Di Maio sulle prossime amministrative - altrimenti una débâcle avrebbe pesanti ricadute". Per questo, dicono i suoi, è pronto a fare campagna elettorale ovunque sia necessario.
Tutti coloro che ci hanno parlato - nei 5 stelle e tra i dem - sono certi che il ministro degli Esteri sarà leale con Giuseppe Conte perché la sua guida è l'unica soluzione che, per ora, il Movimento ha davanti. Ma i tempi contano, sono tutto, e le settimane trascorse a disegnare un progetto ancora non chiaro sono quelle che hanno portato, oltre allo strappo con Rousseau, a nuovi addii nei gruppi: l'ultimo, quello di Isabella Adinolfi, che porta a 8 la composizione del Movimento al Parlamento europeo (inizialmente erano 14. Adinolfi - per dire la confusione - va nel Ppe).
"Sostengo pienamente Conte, dobbiamo farlo tutti - dice Di Maio - ma adesso bisogna accelerare perché rischiamo di perdere terreno rispetto alle altre forze politiche. Gli altri si stanno riorganizzando". Il Movimento è invece preda di un'attesa che pare non finire mai.
Di Maio cerca di tenersi alla larga sia dalla polemica interna con Casaleggio junior ed Enrica Sabatini che dai seguiti del video in cui Beppe Grillo ha usato tutta la sua potenza mediatica per cercare di affermare l'innocenza del figlio, accusato di violenza sessuale di gruppo. Nonostante la richiesta del Garante ai dirigenti M5S, "sostenetemi", l'ex capo politico non ha proferito parola. Né lui né il presidente della Camera Roberto Fico hanno voluto dire niente, cercando - ma non è affatto detto che basti - di testimoniare così la loro distanza da quei toni e da quelle frasi.
"Dovevamo reagire prima - dice ai parlamentari che lo chiamano per commentare lo strappo di Rousseau - sono 16 mesi che ho lasciato l'incarico di capo politico". Sottolinea, quindi, che non era certo lui il problema. E che nessuno, dopo di lui, è stato capace di risolverlo. Anche perché è stato Di Maio insieme a Davide Casaleggio a fondare la nuova associazione Movimento 5 stelle e a preparare quello Statuto che lega quasi indissolubilmente la forza politica creata da Grillo e la piattaforma informatica considerata il testamento del cofondatore.
"Non è a Davide che dobbiamo rispondere, ma agli italiani - dice a chi lo chiama il ministro degli Esteri - su questo si misura la maturità di una forza politica e noi dobbiamo dimostrarci finalmente maturi". Per questo chiede di non perdersi in "guerre interne", in bisticci che non vanno da nessuna parte. "Abbiamo ancora centinaia di vittime ogni giorno, le terapie intensive in difficoltà, non scherziamo".
Svia, insomma. Invita a concentrarsi sul governo e su quel che c'è da fare per non essere tagliati fuori da tutto. Non è solo Conte ad aver incontrato nelle ultime settimane esponenti del Pd per condividere con loro le idee sul nuovo corso M5S. Di Maio ha rafforzato il rapporto con Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, vede e sente i vertici del Partito democratico, il segretario dem Enrico Letta lo considera un importante tassello dell'intesa con i 5 stelle.
Il ministro grillino ha anche ripreso i rapporti con il leghista Giancarlo Giorgetti e si confronta con la ministra de Sud Mara Carfagna, ma quel che lo preoccupa - a sentire i suoi fedelissimi - è il "silenzio della coalizione" che aveva dato vita al Conte due. E che con la sua afasia ha permesso a Salvini di intestarsi tutto il merito delle decisioni sulle riaperture.
"Dobbiamo farci sentire di più", dice. Soprattutto perché quel fronte che Conte avrebbe dovuto rinsaldare sembra invece sfarinarsi giorno dopo giorno. Secondo i calcoli fatti dal ministro degli Esteri negli incontri riservati, "a oggi solo Napoli sembra pronta a un accordo tra 5 stelle e centrosinistra. Ma più perdiamo tempo, più le strade del Pd e del Movimento si allontanano".
Non solo. Anche la scelta di Napoli resta affidata alla voglia di Fico di lasciare la presidenza della Camera e spendersi in un'avventura completamente diversa. I sondaggi fatti dimostrano che potrebbe farcela senza troppe difficoltà, ma la situazione a dir poco confusa dell'alleanza Pd-M5S - oltre che quella molto complicata del comune che si troverebbe a guidare - potrebbe spingerlo a tirarsi indietro.
Lasciando vuota anche l'unica casella data oggi per certa. "Se ci alleiamo e stiamo insieme nella coalizione forse possiamo ancora vincere le elezioni - è il ragionamento fatto da Di Maio sulle prossime amministrative - altrimenti una débâcle avrebbe pesanti ricadute". Per questo, dicono i suoi, è pronto a fare campagna elettorale ovunque sia necessario.
Tutti coloro che ci hanno parlato - nei 5 stelle e tra i dem - sono certi che il ministro degli Esteri sarà leale con Giuseppe Conte perché la sua guida è l'unica soluzione che, per ora, il Movimento ha davanti. Ma i tempi contano, sono tutto, e le settimane trascorse a disegnare un progetto ancora non chiaro sono quelle che hanno portato, oltre allo strappo con Rousseau, a nuovi addii nei gruppi: l'ultimo, quello di Isabella Adinolfi, che porta a 8 la composizione del Movimento al Parlamento europeo (inizialmente erano 14. Adinolfi - per dire la confusione - va nel Ppe).
"Sostengo pienamente Conte, dobbiamo farlo tutti - dice Di Maio - ma adesso bisogna accelerare perché rischiamo di perdere terreno rispetto alle altre forze politiche. Gli altri si stanno riorganizzando". Il Movimento è invece preda di un'attesa che pare non finire mai.