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M5S addio, Rousseau pensa al futuro. E guarda a Di Battista

Davide Casaleggio (ansa)
L'obiettivo di Casaleggio jr e della sua socia Sabatini sarebbe quello di ripartire daccapo, come fece Gianroberto. Ma manca una personalità che possa incarnare un nuovo progetto politico. Per questo, l'ex 5S potrebbe rappresentare una speranza
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Secondo Marco Canestrari, ex dipendente della Casaleggio associati e oggi critico feroce del cosiddetto "metodo Casaleggio", l'obiettivo di Davide Casaleggio e della socia Enrica Sabatini è quello di "ricominciare da zero, con liste civiche o simili". Ripartire completamente daccapo, laddove partì il padre Gianroberto. Dai territori, sotto il segno del civismo, pescando attivisti e nuovi portavoce tra neofiti della politica, da singoli impegnati in questa o quella vertenza. La piattaforma Rousseau come strumento tecnico, il manifesto Controverto come base politica. Ma rispetto all'avventura del M5S, nato come raggruppamento di liste civiche - allora si chiamavano Amici di Beppe Grillo, riunite attorno ai meetup - al momento manca un fattore decisivo: Grillo. O meglio, una personalità in grado di mobilitare, trascinare, incarnare un nuovo progetto politico. Considerato che Casaleggio jr non ha mai brillato per questo tipo di capacit&agra…

Secondo Marco Canestrari, ex dipendente della Casaleggio associati e oggi critico feroce del cosiddetto "metodo Casaleggio", l'obiettivo di Davide Casaleggio e della socia Enrica Sabatini è quello di "ricominciare da zero, con liste civiche o simili". Ripartire completamente daccapo, laddove partì il padre Gianroberto. Dai territori, sotto il segno del civismo, pescando attivisti e nuovi portavoce tra neofiti della politica, da singoli impegnati in questa o quella vertenza. La piattaforma Rousseau come strumento tecnico, il manifesto Controverto come base politica. Ma rispetto all'avventura del M5S, nato come raggruppamento di liste civiche - allora si chiamavano Amici di Beppe Grillo, riunite attorno ai meetup - al momento manca un fattore decisivo: Grillo. O meglio, una personalità in grado di mobilitare, trascinare, incarnare un nuovo progetto politico. Considerato che Casaleggio jr non ha mai brillato per questo tipo di capacità.

La speranza dell'associazione milanese ha un nome e cognome: Alessandro Di Battista. L'ex 5 Stelle, un milione e mezzo di fan su Facebook, risponde all'identikit sul piano della presa pubblica. "Ma non si è voluto buttare nella mischia per prendersi il Movimento, e ce l'avrebbe potuta anche fare visto il consenso interno, e ora dovrebbe imbarcarsi in un'impresa del genere, un vero salto nel vuoto?", ragiona un suo (ex) collega parlamentare. 'Dibba' sta lavorando ad un saggio che uscirà a settembre, tutto puntato contro i potenti: Mario Draghi, le grandi corporation, le istituzioni finanziarie, l'Europa non dei popoli ma dei vincoli economici. Per ora resta alla finestra, lo raccontano disgustato per la piega governista ad ogni costo che ha preso il Movimento, ma è anche vero che non si è mai posto in una posizione di scontro frontale con gli ex compagni. Insomma, la fase politica potrebbe cambiare, di un agitatore come lui potrebbe aver bisogno lo stesso Giuseppe Conte. Sulla rottura tra Rousseau e M5S non ha proferito parola; il suo addio al Movimento non fu concordato con nessuno; chi a lui era più vicino, vedi il gruppo di europarlamentari passati ai Verdi a dicembre, se n'era andato da un pezzo. Insomma, Di Battista non è un organizzatore ma un battitore libero. Difficile imbrigliarlo e pensare possa andare a capo di una struttura tutta da costruire.

E gli altri ex, che in queste settimane hanno sempre solidarizzato con Casaleggio, tipo Barbara Lezzi e Nicola Morra? C'è un piccolo particolare da tenere di conto: sono arrivati al secondo mandato. Se entrassero nel "Progetto civico" di Rousseau dovrebbe in pratica rinunciare in partenza ad un futuro in politico, visto che sulla questione dei due mandati Casaleggio continua a farne una questione di principio. Insomma, tutti i parlamentari che hanno già fatto due mandati non hanno un interesse diretto a essere coinvolti, se non sul piano squisitamente ideale.

Poi ci sono quelli al primo mandato usciti nei mesi scorsi. Anche loro non sembrano così convinti dall'ancora un po' nebuloso progetto di Rousseau. "Un gentiluomo col quale parlare", dice Cristian Romaniello, che ammette: "Casaleggio è stato penalizzato dal suo carattere". Raffaele Trano: "Dialogo sì, ma nessuna confluenza". Oppure Pino Cabras: "Confrontiamoci, certo, ma delegare a loro la gestione politica no". Né in giro si stagliano masse di attivisti e militanti pronti a immolarsi per la tecno-politica made in Milano.

"Se va bene, si portano via 4-5 parlamentari in tutto", è la profezia di un altro parlamentare d'esperienza. La preoccupazione non è tanto politica quanto giuridica. Il simbolo del M5S, in mano a Grillo, è in gestione a Luigi Di Maio e proprio a Casaleggio jr. Poi ci sono i dati degli iscritti, ci sono le firme degli eletti sotto i regolamenti che prevedavano il versamento di 300 euro al mese a Rousseau. Insomma, un ginepraio che, nonostante gli addii pubblici, continua a tenere legate le due entità.