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Coprifuoco, Conte e Letta uniti contro la Lega: “Scelga, la piazza o Draghi”

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M5S e il Pd per isolare l’avversario: “Intollerabile cavalcare il malcontento”. Ma l’alleanza fra dem e grillini è in alto mare sul voto nelle cità: a Roma Zingaretti frena
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ROMA -  Non poteva più restare immobile, Giuseppe Conte. Continuare a lavorare in silenzio alla riorganizzazione dei 5 stelle, ignorando il dibattito su riaperture e piano di ripresa che da giorni infiamma il Paese. Pena, la progressiva scomparsa dalla scena politica, preludio a un rapido oblio. Specie alla luce del protagonismo di Enrico Letta, ormai diventato il principale antagonista di Matteo Salvini in funzione di argine a difesa del governo Draghi.  Ancora ieri, il segretario pd ha definito "intollerabile" che il leader della Lega si finga all'opposizione, esortandolo a dire come voterà sull'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia sul coprifuoco.

Così, Conte si mette in scia. Probabilmente spinto dai messaggi di impazienza lanciati nelle ultime ore da Luigi Di Maio. Ieri è stato il ministro degli Esteri a prendere l'iniziativa di convocare i parlamentari meridionali insorti su un Pnrr che considerano insu…
ROMA -  Non poteva più restare immobile, Giuseppe Conte. Continuare a lavorare in silenzio alla riorganizzazione dei 5 stelle, ignorando il dibattito su riaperture e piano di ripresa che da giorni infiamma il Paese. Pena, la progressiva scomparsa dalla scena politica, preludio a un rapido oblio. Specie alla luce del protagonismo di Enrico Letta, ormai diventato il principale antagonista di Matteo Salvini in funzione di argine a difesa del governo Draghi.  Ancora ieri, il segretario pd ha definito "intollerabile" che il leader della Lega si finga all'opposizione, esortandolo a dire come voterà sull'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia sul coprifuoco.

Così, Conte si mette in scia. Probabilmente spinto dai messaggi di impazienza lanciati nelle ultime ore da Luigi Di Maio. Ieri è stato il ministro degli Esteri a prendere l'iniziativa di convocare i parlamentari meridionali insorti su un Pnrr che considerano insufficiente, per spiegare loro - insieme ad altri esponenti di governo - quel che è stato ottenuto e su cosa bisognerà ancora lavorare.

Non può lasciargli ancora terreno, l'ex premier. Così ieri ha scritto un lungo post in cui ricorda la difficoltà di governare in tempo di Covid. E dice: "È intollerabile in piena pandemia fingere di essere all'opposizione per cavalcare il malcontento dei cittadini e al tempo stesso assestarsi comodamente al vertice di ministeri importanti e sedersi tra i banchi della maggioranza per lucrare vantaggi, per appuntarsi medaglie e piantare bandierine". Sotto, i commenti - dello stesso tono - di molti parlamentari M5S, tra cui l'ex ministra della Scuola Lucia Azzolina. Una sorta di corrente contiana che comincia a farsi vedere.

I contatti dell'avvocato del popolo con Enrico Letta sono costanti. Giovedì saranno insieme a un'iniziativa pubblica organizzata da Goffredo Bettini, tra i consiglieri più ascoltati dall'ex premier M5S. Al centro dei colloqui, oltre alla partita delle amministrative che però stenta a decollare, la comune strategia per affrontare insieme - Pd e Movimento - la difficile sfida del governo d'unità nazionale. Con l'esigenza, da una parte, di difendere e portare avanti alcune delle riforme a suo tempo avviate dai giallorossi, dall'altra di impedire alla controffesiva leghista di prendere il sopravvento sulle scelte dell'attuale esecutivo. Sul cui sostegno, il segretario dem l'avrebbe detto chiaro a Conte, non possono esserci timidezze né dubbi.

Un'unità d'intenti che tuttavia, sul fronte delle prossime comunali, non ha fin qui prodotto i risultati sperati. In particolare a Roma, dove l'ipotesi di una candidatura di Nicola Zingaretti sembra allontanarsi ogni giorno di più. Ieri il presidente della Regione Lazio è apparso molto risoluto: "È impensabile dire alla mia comunità, nel pieno della campagna vaccinale, "arrivederci, vado via". Non è serio".

A frenare la discesa in campo dell'ex leader dem sarebbero però stati i 5 stelle, che avrebbero espresso agli ambasciatori del Pd tutta la loro difficoltà a votare nello stesso giorno per la Regione e il Campidoglio: nel primo caso da alleati, nel secondo da avversari, vista l'indisponibilità della sindaca uscente, Virginia Raggi, a ritirarsi dalla corsa.

Un pasticcio simile a quello di Milano, dove il Movimento correrà da solo contro Giuseppe Sala, come ha annunciato Stefano Buffagni. Di Bologna, dove le primarie rischiano di far saltare l'accordo quasi pronto sul candidato pd Matteo Lepore. Di Torino, dove nonostante il passo indietro di Chiara Appendino, un candidato comune non si trova. Resta Napoli, che però rischia - come ha detto Di Maio - di essere l'unica grande città dove un accordo si può fare. A patto che Roberto Fico dica sì, lasciando la presidenza della Camera.