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(reuters)

Recovery plan, quell’invito di Draghi a Salvini e ai partiti: evitare “miopi visioni di parte“

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Il monito del presidente del Cosiglio affinchè non si ripeta più l’astensione in Cdm.E non ci siano giochi al rialzo sulla governance
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ROMA - Non è un generico appello a evitare "miopi visioni di parte". Semmai, quello di Mario Draghi è un avvertimento a chi pensa di giocare con un piede nel governo e un altro all'opposizione. A chi non ha capito che non è il tempo, né il caso di inseguire - per dirla coi suoi ragionamenti - "tatticismi di piccolo respiro". A chi non ha chiaro fino in fondo che il Recovery - la vera ragione sociale di questo esecutivo, la priorità per cui deve restare in piedi - dovrà produrre in un solo quinquennio riforme che di norma richiedono tre o quattro lustri. "Questa è la sfida vera", insomma, e per realizzarla le forze politiche devono lavorare insieme scegliendo "comportamenti coerenti" con l'obiettivo.

Il principale destinatario del messaggio del premier è Matteo Salvini. Perché quel "grave precedente" - l'astensione in consiglio dei ministri su un decreto fondame…
ROMA - Non è un generico appello a evitare "miopi visioni di parte". Semmai, quello di Mario Draghi è un avvertimento a chi pensa di giocare con un piede nel governo e un altro all'opposizione. A chi non ha capito che non è il tempo, né il caso di inseguire - per dirla coi suoi ragionamenti - "tatticismi di piccolo respiro". A chi non ha chiaro fino in fondo che il Recovery - la vera ragione sociale di questo esecutivo, la priorità per cui deve restare in piedi - dovrà produrre in un solo quinquennio riforme che di norma richiedono tre o quattro lustri. "Questa è la sfida vera", insomma, e per realizzarla le forze politiche devono lavorare insieme scegliendo "comportamenti coerenti" con l'obiettivo.

Il principale destinatario del messaggio del premier è Matteo Salvini. Perché quel "grave precedente" - l'astensione in consiglio dei ministri su un decreto fondamentale dell'azione di governo - è stato archiviato, ma non dimenticato. E perché, soprattutto, non sarà più accettato un atteggiamento del genere. Non dovrà più accadere, perché restare in maggioranza prevede la comune assunzione di responsabilità e la disponibilità ad accettare un punto di compromesso, sempre, accantonando le "bandierine di partito".

E d'altra parte, lo strappo di Salvini ha scavato nel profondo della maggioranza. Spaccando la Lega, facendo infuriare Giancarlo Giorgetti. Irritando Palazzo Chigi. Quel metodo non dovrà più ripetersi, perché l'intero progetto di unità nazionale ne uscirebbe con le ossa rotte. Senza contare che tra quattro mesi, con la campagna elettorale per le amministrative, una dinamica di smarcamento dagli atti ufficiali del governo rischia di diventare distruttiva.

E dire che all'inizio dell'avventura dell'esecutivo Draghi, la preoccupazione di Palazzo Chigi era opposta. Per lunghe settimane, gli effetti della nascita del nuovo governo erano visibili soprattutto nel campo del centrosinistra, destrutturato dal trauma della caduta di Conte. La debolezza del Pd e del Movimento apriva praterie al Carroccio, generando un "vuoto" che aveva allarmato il presidente del Consiglio.

Poi è arrivato il tempo della ristrutturazione del campo progressista. Non a caso, il primo a reagire è stato Enrico Letta, visto che il fuoco amico leghista danneggia innanzitutto i dem. "D'ora in poi - ha promesso ai suoi il leader - risponderò a Salvini ogni volta che sarà necessario. Ne va dell'umore dei nostri". Tradotto: ribatterò colpo su colpo per non indebolire il partito.

Per non parlare del nuovo Movimento di Giuseppe Conte, che fatica su tutto, anche a convincere la base parlamentare della necessità del coprifuoco. Può compattarsi solo attorno alla linea della responsabilità. A patto che Draghi la imponga a tutti, questa responsabilità.

Ecco perché nelle interlocuzioni informali il presidente del Consiglio ha promesso che quanto accaduto non ricapiterà. O meglio: che non potrà ricapitare senza conseguenze. L'ha spiegato prima di tutto all'ala governista della Lega, con cui si confronta quotidianamente, ma il messaggio è arrivato anche all'ex ministro dell'Interno.

Senza drammatizzare, perché non è nello stile del premier, ma ribadendo la portata storica della sfida del Recovery, che non consente altre distrazioni dall'unico obiettivo per cui è nata questa maggioranza: provare a far rialzare il Paese dopo la terribile pandemia.

Non solo a Salvini, però, è diretto quel passaggio sulla "miopia". Il segnale è rivolto anche alle altre forze che sorreggono l'esecutivo e che potrebbero essere tentate dall'imitare il leghista. "Dico questo - ha spiegato Draghi in Parlamento - perché sia chiaro che nel realizzare i progetti, ritardi e inefficienze peseranno sulle nostre vite".

Efficienza e velocità, ecco cosa chiede per il Recovery. Un modo come un altro per dire che sulla governance non accetterà giochi al rialzo dei partiti. Illustrando il meccanismo in Aula, ha gelato le loro ambizioni, ribadendo semmai il peso dei territori - più ancora della cabina di regia - nella gestione della spesa. Sarà invece il ministero dell'Economia ad affiancare costantemente Palazzo Chigi al timone, mentre i singoli ministeri saranno coinvolti di volta in volta, a seconda dei dossier.