La battaglia sulla giustizia, Costa di Azione: "Diritto all’oblio, via dal web il nome di chi è stato assolto"
di Liana Milella , di Liana MilellaVia dal web ogni traccia del nome di chi è finito sotto processo, ma è stato assolto. Il dibattimento dev'essere trasferito in un'altra sede se i riflettori della stampa ne compromettono la serenità. Ordinanza di custodia segreta e nessuna notizia dell'indagine. Istituire un nuovo Garante, quello per la presunzione di innocenza. Microspia Trojan solo per i reati gravi e carcere da 6 mesi a 4 anni per chi non spegne il Trojan se supera i confini della legge e "ascolta" abusivamente.
C'è tutto questo, ma anche altro, all'insegna di una giustizia garantista del "no" alle manette facili, tra gli emendamenti che il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa - cresciuto alla scuola liberale di suo padre Raffaele e poi anche di Berlusconi e Ghedini ai tempi di Forza Italia - ha già presentato al disegno di legge Bonafede. Sulla riforma del processo penale. Una delle leggi citata a più riprese nel test…
Via dal web ogni traccia del nome di chi è finito sotto processo, ma è stato assolto. Il dibattimento dev'essere trasferito in un'altra sede se i riflettori della stampa ne compromettono la serenità. Ordinanza di custodia segreta e nessuna notizia dell'indagine. Istituire un nuovo Garante, quello per la presunzione di innocenza. Microspia Trojan solo per i reati gravi e carcere da 6 mesi a 4 anni per chi non spegne il Trojan se supera i confini della legge e "ascolta" abusivamente.
C'è tutto questo, ma anche altro, all'insegna di una giustizia garantista del "no" alle manette facili, tra gli emendamenti che il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa - cresciuto alla scuola liberale di suo padre Raffaele e poi anche di Berlusconi e Ghedini ai tempi di Forza Italia - ha già presentato al disegno di legge Bonafede. Sulla riforma del processo penale. Una delle leggi citata a più riprese nel testo del Recovery plan, perché dovrà garantire la "giusta durata" dei processi. E fissare definitivamente i tempi di prescrizione uscendo dalla querelle infinita tra la legge Orlando e quella di Bonafede. Come dice la Guardasigilli Marta Cartabia se le riforme non vengono approvate saltano anche i fondi del Recovery.
Ma se, come dice il proverbio, "il buongiorno si vede dal mattino", allora è sicuro che il "buongiorno" agli emendamenti del processo penale alla Camera fa prevedere molte settimane di tempesta. Lo stesso slittamento da ieri a venerdì del termine ultimo per presentarli dice che i partiti della maggioranza stanno facendo sul serio. Oggi il Pd presenta le sue proposte. Anche se poi toccherà a Cartabia "calare" i suoi assi, cioè i suoi emendamenti frutto del gruppo di lavoro che ha istituito in via Arenula presieduto dall'ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, e presidente della prima sezione penale della Cassazione e delle sezioni unite.
Ma stiamo a Costa e ai suoi emendamenti in chiave super garantista che Repubblica ha letto in anticipo. Se alcuni erano largamente prevedibili - come quelli sulla prescrizione e sul Trojan - sorprendono quelli sulla presunzione d'innocenza, il principio europeo che lo stesso Costa si è battuto per far entrare nella legge italiana trascinando con sé tutto il centrodestra della maggioranza, nonché Italia viva. Alla fine, con un ordine del giorno, quel principio è passato con un ordine del giorno del governo. E adesso rieccolo che si va vivo nella riforma del processo penale.
L'oblio per gli assolti
Ma partiamo dalla norma che provocherà molto probabilmente le maggiori reazioni. Perché è tutto da vedere se le garanzie mediatiche possano spingersi fino al punto di cancellare la storia di un processo e di un'imputazione finita con un pieno proscioglimento. Costa la spiega così: "Il diritto della persona assolta o prosciolta di ottenere senza indugio un provvedimento che imponga ai gestori dei motori di ricerca di immediata deindicizzazione dalla rete internet dei dati personali con riferimento al procedimento penale nel quale è intervenuta l'assoluzione o il proscioglimento". Stiamo parlando del "diritto all'oblio" che viene chiesto con insistenza dagli avvocati anche nel caso di una notizia pubblicata, ancorché a loro avviso inesatta. In questo caso addirittura la cancellazione di un dato storico, il fatto che vi sia stato un processo anche se è terminato con un'assoluzione. Quel nome di un ormai ex imputato va cancellato dal web, dice Costa, come se il processo non fosse mai esistito.
Tutto in nome della presunzione d'innocenza
Serve un "Garante per la tutela della presunzione d'innocenza" chiede Costa. Presunzione che secondo lui - Costa è un avvocato, non dimentichiamolo - non viene affatto rispettata nei tribunali. Dove vede tutti colpevolisti e giustizialisti, seguiti da altrettanti giornalisti animati dallo stesso spirito. E quindi ecco come si corre ai ripari. Se il processo è "vittima" di "un'eccessiva esposizione mediatica e della violazione del segreto istruttorio" allora va spostato in un'altra sede. Trasferito. È il principio del legittimo sospetto che portò Berlusconi a far approvare la legge Cirami. Poi bocciata dalla Consulta. Non solo. Costa chiede di nuovo il divieto di pubblicare l'ordinanza di custodia cautelare, resa possibile dalla legge Orlando sulle intercettazioni. Nonché che viga il più stretto segreto istruttorio fino alla conclusione delle indagini preliminari. Il giornalista che viola la regola sarà punito da 50 a 150mila euro. Nessuna richiesta di copie degli atti, salvo che non ci sia "un interesse diretto nel procedimento penale". E le indagini su una fuga di notizie dovranno essere fatte da una procura diversa rispetto a quella dove la fuga stessa si sarebbe verificata. Insomma, addio per sempre cronaca giudiziaria.
Via libera alla prescrizione processuale
Scontata la bocciatura della prescrizione dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede (si ferma per i condannati dopo il primo grado), mentre la formula futura proposta da Costa è quella della prescrizione processuale, una tagliola niente male sul processo. Perché, per i reati con pena massima inferiore a 10 anni, prevede che "il processo si estingua se la durata del primo grado supera i 3 anni, se quella del giudizio di appello è superiore a 2 anni, se quella del giudizio in Cassazione è superiore a un anno". Questi termini draconiani possono aumentare solo se il numero degli imputati è alto oppure se gli accertamenti sono molto complessi. C'è da chiedersi se non sia meglio la prescrizione di Bonafede.
La stretta sul Trojan, no per la corruzione
La microspia Trojan è un altro leit motiv nelle ossessioni dei garantisti come Costa. Ecco, allora, che il deputato di Azione chiede - e sicuramente con lui sarà d'accordo il centrodestra di governo e d'opposizione - di utilizzare la ben nota microspia del caso Palamara "solo per i reati gravi e gravissimi" da cui dovrebbe essere esclusa la corruzione introdotta con la legge Spazzacorrotti sempre da Bonafede. Una norma capestro - da 6 mesi a 4 anni - dovrebbe colpire chi "autorizzi o non interrompa le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, ambientali o a mezzo di captatore informatico nei confronti di soggetti per i quali la legge non le consenta".
Al processo solo se si vince
Obbligo di interrogare prima, e non dopo, l'imputato destinato al carcere. Perché "in un bilanciamento di interessi, salvo che per i reati di più grave allarme sociale e salvo che sussista il pericolo di fuga, l'interrogatorio deve precedere la custodia cautelare". Mentre adesso avviene dopo l'arresto. E ancora: archiviare i procedimenti che "non consentano di ritenere altamente probabile l'accoglimento della prospettazione accusatoria nel giudizio". Cioè si arriva al processo solo se pm e gip sono sicuri di vincere. E a questo punto tra i criteri per valutare se un pm o un gip è bravo oppure no ecco che Costa introduce l'obbligo di valutare anche "la percentuale di assoluzioni nei procedimenti". Una specie di roulette russa perché a quel punto nessun pm o gip rischierà il processo giocandosi la carriera.
Se è lenta, l'inchiesta muore
Per chiudere l'ultima norma capestro proposta da Costa. Il quale calcola che nel 2020 ci sono state solo 65 avocazioni da parte delle procure generali a fronte di 34.375 reati prescritti durante le indagini preliminari. Quindi le indagini sarebbero troppo lente e troppo lunghe. E lui propone in questo caso una brusca prescrizione in tutti i casi in cui siano esauriti i tempi di durata massima delle indagini preliminari (da sei mesi per i piccoli reati a due anni per i più gravi) con tutte le possibili proroghe. "L'aveva previsto la commissione Fiorella" dice Costa. Parliamo di quasi dieci anni fa. E adesso la norma rientra in Parlamento. Con l'applauso dei garantisti.