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Bruno Vespa: "Il mio compagno di scuola Pietrostefani ora mi aspetto che racconti la verità sugli anni di piombo"

Cerchiati in rosso: in basso Bruno Vespa, in alto Giorgio Pietrostefani 
Il giornalista: "Lo intervistai in carcere a Pisa nel 1997, ma ci sono tante omissioni. Quando ci si avvicina alla sera della propria vita, certi pesi bisognerebbe toglierseli. Adesso dica davvero ciò che successe in quel periodo"
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ROMA -   "Non mi faccio illusioni, ma sarei contento se Giorgio, tornando dalla latitanza in Francia, dicesse ciò che è accaduto veramente negli Anni di Piombo. Nel colloquio che avemmo nel 1997 nel carcere di Pisa lo racconta, ma ci sono tante omissioni. Resta un buco nero in questa storia. Quando ci si avvicina alla sera della propria vita, certi pesi bisognerebbe toglierseli". Bruno Vespa, il giornalista e scrittore, è stato compagno di scuola di Giorgio Pietrostefani a L'Aquila. Con il terrorista condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi nel 1972 - ora in libertà vigilata in Francia dopo l'ok del presidente Macron all'estradizione - Vespa ha condiviso da ragazzino anche la passione per il tennis.

Vespa, alla notizia della decisione di Macron sui terroristi italiani, tra cui il suo ex compagno di scuola Giorgio Pietrostefani, cosa ha pensato?
"Sono stato sorpreso. E' clamoroso rimangiarsi la d…

ROMA -   "Non mi faccio illusioni, ma sarei contento se Giorgio, tornando dalla latitanza in Francia, dicesse ciò che è accaduto veramente negli Anni di Piombo. Nel colloquio che avemmo nel 1997 nel carcere di Pisa lo racconta, ma ci sono tante omissioni. Resta un buco nero in questa storia. Quando ci si avvicina alla sera della propria vita, certi pesi bisognerebbe toglierseli". Bruno Vespa, il giornalista e scrittore, è stato compagno di scuola di Giorgio Pietrostefani a L'Aquila. Con il terrorista condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi nel 1972 - ora in libertà vigilata in Francia dopo l'ok del presidente Macron all'estradizione - Vespa ha condiviso da ragazzino anche la passione per il tennis.

Vespa, alla notizia della decisione di Macron sui terroristi italiani, tra cui il suo ex compagno di scuola Giorgio Pietrostefani, cosa ha pensato?
"Sono stato sorpreso. E' clamoroso rimangiarsi la dottrina Mitterrand. Al di là della sorte di Giorgio, che è la persona più anziana di tutti e malata seriamente, è stato ristabilito un principio di giustizia per cui non si possono ammazzare delle persone e poi andarsene in Francia e fare finta che nulla sia successo".

Lei nel 1997 ha avuto un lunghissimo colloquio con Pietrostefani, allora in carcere in Italia. Ora lo risentirebbe?
"Se ce ne fosse l'occasione, sì. In quel colloquio Giorgio ha ripercorso la storia di Lotta continua, di cui è stato uno dei fondatori con Adriano Sofri. Ha ammesso di avere commesso degli errori, ma si è dichiarato innocente per l'omicidio del commissario Calabresi. Mi colpì che parlando di Calabresi, dicesse sempre "il dottor Calabresi" e anche che usasse la frase "l'esecuzione del dottor Calabresi", che era una terminologia tipica del linguaggio terroristico".

Ma eravate amici?
"Gli portai in quell'incontro un libro sul tennis aquilano dal 1921 al 1995. A pagina 25 c'era la nostra vittoria ai campionati aquilani e abruzzesi juniores. Paradossalmente però non siamo mai stati amici, pur giocando il doppio insieme. Avevamo caratteri troppo diversi. Ma una qualche attrazione reciproca doveva pur esserci altrimenti non saremmo andati a girare in coppia nei tornei. Eravamo a scuola insieme alle elementari e medie. Giorgio aveva un carattere turbolento. Era il cocco di un insegnante piuttosto ossequioso verso l'autorità, e il padre di Giorgio era vice prefetto".

L'età di Pietrostefani e la malattia dovrebbero in qualche modo superare il bisogno di giustizia?
"Ci sono modi e modi di fare giustizia: non mi aspetto che vada in prigione. Sarebbe ingiusto anzi che fosse rinchiuso in una cella, ma potrebbe andare ai domiciliari o in una struttura protetta per curarsi o in libertà vigilata. Importante è che ci sia un segnale che lasci intendere che alcuni tragici episodi della nostra storia recente, degli Anni di Piombo, non sono stati dimenticati. Però la giustizia non può essere vendetta".

Un gruppo di intellettuali francesi ha firmato un appello per gli esuli politici, sbagliano?
"E' il solito salotto francese, che non ha mai capito cosa è stato il terrorismo in Italia. Sono gli stessi che portano sulla coscienza i decenni di libertà di un delinquente come Cesare Battisti, per cui persino Lula si è vergognato di averlo protetto".

Questo è l'ultimo atto per chiudere con gli Anni di Piombo?
"Non dovrebbe essere l'ultimo atto. L'ultimo atto non sono altri arresti, ma che sia finalmente raccontata la verità. A cominciare dai brigatisti che hanno avuto tanti benefici, però non hanno mai detto tutta la verità. Ormai stiamo parlando di storia e non più cronaca e ci vorrebbe chiarezza sui nomi, sugli accadimenti, sull'organizzazione. Non mi faccio illusioni, ma sarei contento se Giorgio, tornando, dicesse cosa è accaduto veramente in quegli anni. In parte lo racconta nel nostro colloquio del '97 ma ci sono tante omissioni."  

A cosa si deve la svolta francese: a Draghi o a Macron che punta a una rielezione?
"A tutti e due: c'è un prestigio internazionale del premier Draghi superiore ai suoi predecessori. Macron poi ha bisogno di dare un segnale all'elettorato di destra".