Rai e riforma della governance, Di Nicola: "Ripartire dal disegno di legge Fico per liberare la tv pubblica dai partiti"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliPrimo Di Nicola, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai per i 5 Stelle e giornalista di lungo corso, lei sapeva dell'esistenza del "sistema", quello di cui parla il funzionario della società al telefono con Fedez?
"Sinceramente non ho capito cosa volesse intendere con la parola 'sistema', è invece del tutto evidente che il problema della qualità, delle difficoltà, delle inefficienze del servizio pubblico sono determinate in gran parte dall'intromissione dei partiti".
Vale a dire?
"Che hanno continuato a portare avanti e ad assecondare quel che si chiama lottizzazione, una ripartizione per quote e ruoli nei quali hanno preteso di indicare professionisti interni ed esterni a p…
Primo Di Nicola, vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai per i 5 Stelle e giornalista di lungo corso, lei sapeva dell'esistenza del "sistema", quello di cui parla il funzionario della società al telefono con Fedez?
"Sinceramente non ho capito cosa volesse intendere con la parola 'sistema', è invece del tutto evidente che il problema della qualità, delle difficoltà, delle inefficienze del servizio pubblico sono determinate in gran parte dall'intromissione dei partiti".
Vale a dire?
"Che hanno continuato a portare avanti e ad assecondare quel che si chiama lottizzazione, una ripartizione per quote e ruoli nei quali hanno preteso di indicare professionisti interni ed esterni a prescindere, spesso e volentieri, dai criteri minimi di professionalità".
Roberto Fico su Repubblica di oggi fa mea culpa: "Anche i 5 Stelle - dice - sono entrati nel gioco delle nomine". Come si fa a sfuggire da queste logiche?
"Colpa dell'eredità del passato e della legge di riforma che attualmente governa il servizio pubblico, perché tra nomi che deve indicare il governo e quelli di competenza parlamentare, è passato il vecchio criterio. Certo il M5S poteva far saltare il banco, ma è andata come è andata, nella speranza che in questa legislatura si potesse finalmente almeno avere una riforma della governance per dotare la Rai di organi di gestione autonomi e lontani dalle influenze dei partiti".
Ma come, all'atto pratico?
"Per avviare questo processo di autentico cambiamento ed andare veloci, ad inizio legislatura ridepositai in Senato il disegno di legge presentato negli anni precedenti proprio da Fico. Prevedeva candidature e selezioni di professionalità qualificate per un organismo indipendente in grado di assicurare all'azienda autonomia di gestione, era contemplato persino il sorteggio: l'ho fatto nella convinzione che a partire da questa proposta si potesse poi in Parlamento cercare una sintesi con le idee messe in campo da altri partiti. La riforma della Rai è infatti una riforma di sistema che non può essere di parte ma che può e deve essere raggiunta attraverso la leale collaborazione di tutti i partiti o almeno di quelli disponibili".
E finora questa volontà pare di capire che non ci sia stata.
"Devo dire che i segnali che mi arrivarono da un convegno che organizzai in Senato con i rappresentanti di quasi tutti i partiti presenti in Vigilanza mi fecero ben sperare, si dissero tutti a favore di una riforma sul modello anglosassone. Quello che ne è seguito è purtroppo tutto da dimenticare".
Perché? Colpa dei segretari di partito?
"Mah, non so chi sono stati i decisori ai vertici dei partiti, sta di fatto che quando si è trattato di incardinare nella competente commissione di Palazzo Madama questo disegno di legge, non si è riusciti a far nulla. Evidentemente mantenere la Rai in questo stato di subalternità conviene a tutti".
Diciamo che quando si è lì la tentazione è forte.
"Esatto. Poter continuare a designare alti dirigenti, direttori di rete e telefonare ai direttore dei tg per tentare di imporre questo o quel servizio, questa o quella intervista fa comodo".
"Cultura dell'indipendenza", "depoliticizzare la Rai", ne parla sempre il presidente della Camera: lei da giornalista e oggi senatore pensa sia qualcosa di davvero realizzabile?
"Certo che si può fare ma c'è bisogno di un atto di onestà di tutte le forze politiche per fare un passo indietro. Continuerò a spingere per la riforma ma fino a che non vedrò realizzata resto estremamente scettico".
A un certo punto si dice sempre: privatizziamo la Rai. Può essere una soluzione?
"Un servizio pubblico radiotelevisivo è indispensabile in un Paese dominato dai conflitti di interesse nell'intero mondo dell'informazione, ma così com'è oggi potrebbe rivelarsi inservibile per le nostre esigenze future dell'Italia, quindi se non si riesce a cambiarla varrebbe la pena privatizzarla. Ma a poterlo fare non saranno i partiti. Potrebbero ben farlo i cittadini se nel Paese ci fosse una coscienza adeguata del livello di degrado a cui la politica ha ridotto la Rai".
Un giornalista indipendente è quello che non si schiera sui fatti politici, che non si espone?
"È impossibile pretendere che un giornalista non abbia idee politiche, a me hanno insegnato che il giornalista lavora per la verità rispettando nella sua piena autonomia i criteri della correttezza e della completezza di informazione".
E nelle redazioni della Rai vede queste valori?
"Nell'azienda ci sono ottimi professionisti e arrivano spesso denunce per l'asfissiante, mortale abbraccio con la politica. Magari sarebbero auspicabili segnali più forti visto il livello di interferenze. Resto infatti stupito per il fatto che nell'azienda non si sia mai scioperato per pretendere un taglio netto con il passato".