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(ansa)

Verbali e Csm, svolta nel caso Amara. Indagato il pm Storari. Davigo oggi sentito dalla procura di Roma

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Sulla loggia Ungheria e sulla fuga di notizie accelera anche il Csm. L’ex simbolo di Mani pulite convocato come testimone a piazzale Clodio. L’obiettivo dei vertici è arginare una nuova ondata di discredito sulla Giustizia
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ROMA - Un magistrato indagato, Paolo Storari. Un altro, Piercamillo Davigo, sentito come testimone. Quatto procure (Roma, Perugia, Milano e Brescia) al lavoro, mentre sul tavolo del procuratore generale Giovanni Salvi sono arrivati i primi atti per dare il via al disciplinare. Di fronte al caso Amara che dilaga, procure e Consiglio superiore non possono che accelerare.

Dopo le indiscrezioni su toghe e boiardi di Stato che apparterrebbero alla presunta loggia Ungheria descritta dall'avvocato-pentito (o millantatore) Piero Amara - in quelle carte coperte da segreto ma libere di circolare in Consiglio per un anno - scattano indagati e convocazioni eccellenti per l'inchiesta avviata nella capitale sulla fuga di notizie da Palazzo dei Marescialli.

Paolo Storari, il sostituto milanese, è indagato a Roma in relazione all'indagine che vede già sotto accusa Marcella Contrafatto, la funzionaria (ormai sospesa) del Csm e assistente dell'allora consigliere superior…
ROMA - Un magistrato indagato, Paolo Storari. Un altro, Piercamillo Davigo, sentito come testimone. Quatto procure (Roma, Perugia, Milano e Brescia) al lavoro, mentre sul tavolo del procuratore generale Giovanni Salvi sono arrivati i primi atti per dare il via al disciplinare. Di fronte al caso Amara che dilaga, procure e Consiglio superiore non possono che accelerare.

Dopo le indiscrezioni su toghe e boiardi di Stato che apparterrebbero alla presunta loggia Ungheria descritta dall'avvocato-pentito (o millantatore) Piero Amara - in quelle carte coperte da segreto ma libere di circolare in Consiglio per un anno - scattano indagati e convocazioni eccellenti per l'inchiesta avviata nella capitale sulla fuga di notizie da Palazzo dei Marescialli.

Paolo Storari, il sostituto milanese, è indagato a Roma in relazione all'indagine che vede già sotto accusa Marcella Contrafatto, la funzionaria (ormai sospesa) del Csm e assistente dell'allora consigliere superiore Piercamillo Davigo, ritenuta la "postina" che ha diffuso quel materiale scottante, tutto da verificare, ai giornalisti di Repubblica e del Fatto. Inchiesta nella quale la Procura guidata da Michele Prestipino ha ritenuto opportuno sentire oggi, in qualità di testimone, Piercamillo Davigo.

A Storari è stato notificato l'invito a comparire per sabato: il pm milanese dovrà rispondere di rivelazione del segreto d'ufficio. È il magistrato che, un anno fa, decise di portare materialmente al Csm, e in particolare all'allora consigliere Davigo - fuori da ogni protocollo o trasmissione formale - copie dei verbali, tutti coperti da segreto ma senza firme, che erano stati riempiti da Amara.

L'avvocato siciliano - già coinvolto nel depistaggio Eni e già condannato per più episodi di corruzione - aveva raccontato allo stesso Storari, e alla collega Laura Pedio, dell'esistenza di una presunta associazione segreta. Una vera e propria loggia, a suo dire, la Ungheria, con una serie di ritualità e riconoscimenti in codice della quale avrebbero fatto parte giudici, personaggi politici e alti burocrati, professionisti, industriali ed esponenti di vertice delle forze dell'ordine.

Perché Storari commise quell'illecito? Non è difficile prevedere il suo ragionamento, già filtrato da giorni: era convinto che vi fosse un preoccupante immobilismo da parte dei vertici milanesi, era allarmato dal fatto che alla gravità di tali accuse, tutte da verificare, non seguissero immediati accertamenti volti a stabilire "se si trattasse di intrecci" oggettivamente inquietanti, o di calunnie, di cui Amara avrebbe dovuto rispondere tempestivamente.

Storari rischia anche un trasferimento d'ufficio: per lui sono arrivati però attestati di stima da parte di suoi colleghi ed avvocati del distretto lombardo. Alla base della decisione di Storari c'è il conflitto con il procuratore capo, Francesco Greco, a cui scrisse diverse mail. Un "conflitto" di cui Davigo, una volta ricevute carte e sfoghi da Storari, parlò prima con i vertici del Csm (il vicepresidente Ermini, poi il Pg Salvi), poi con alcuni colleghi consiglieri, senza tuttavia sentire l'esigenza di segnalare il deposito di quelle carte segrete. Davigo lascia il Consiglio, per limiti di età, nell'ottobre 2020. Poco dopo, la funzionaria che lavorava con lui, secondo la ricostruzione dei pm, recupera quei verbali e li diffonde. Un altro consigliere, Nino Di Matteo, li riceve e ne denuncia l'esistenza direttamente in plenum.

Da qualsiasi parte la si legga, questa storia certifica il ritorno della stagione dei corvi. Della quale, inevitabilmente, si occupa anche il pg Giovanni Salvi, uscito ieri da un denso comitato di presidenza del Csm con il vicepresidente David Ermini, in cui è stato fatalmente sfiorato l'argomento Amara. In queste ore altra documentazione è attesa da Milano e da Roma: materiale indispensabile per valutare l'azione disciplinare annunciata. Ma alla vigilia del plenum che si apre oggi, il primo dopo l'esplosione della stagione dei "corvi", la consegna è chiara: tutelare le istituzioni, arginare quest'onda di discredito che rischia di abbattersi sul Palazzo e sulla giustizia con maggiori lesioni di quante non ne abbia già inferte lo scandalo Palamara.

Anche perché l'inchiesta di Milano non è la sola. Ieri si è mossa la procura di Brescia dove è stato aperto un fascicolo, al momento senza indagati, partendo proprio dalle dichiarazioni di Di Matteo in consiglio che leggeva l'anonimo su presunte "inerzie di Milano". Mentre Perugia ha notificato un avviso di chiusura indagini ad Amara per i suoi rapporti corruttivi con un agente dei Servizi, 30mila euro dati a Francesco Sarcina. I legali ribattono: "È un disguido della giustizia, per quell'episodio Amara ha già patteggiato a Roma". Ennesima sorpresa, nel domino di accuse, faide e veleni.