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(ansa)

Amministrative, il segnale di Conte per l'intesa sulle città con il Pd e Zingaretti

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Un accordo coi 5S sul voto nel Lazio può sbloccare la corsa dell'ex leader a Roma. Colloquio Letta-Di Maio. I dubbi di Fico sulla candidatura a Napoli
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ROMA - Al Nazareno si respira ottimismo. Dopo giorni di passione, si sono convinti che un accordo complessivo con i 5S nelle grandi città, a partire da Roma e Napoli, sia ormai a portata di mano. Agevolato dalla controffensiva lanciata ieri da Giuseppe Conte nei confronti di Davide Casaleggio.

Agli occhi del Pd, la decisione dell'ex premier di intestarsi la guida del Movimento ha infatti chiarito una volta per tutte che spetta all'avvocato trattare su alleanze e candidature, finora frenate dalla guerra per bande fra i grillini. "Nutro grande rispetto per il lavoro di costruzione della leadership che Conte sta facendo dentro i 5S", riflette Enrico Letta con i suoi. Il segnale atteso dal segretario dem per chiudere la partita che gli sta più a cuore: quella per il Campidoglio. Giocata dall'unico nome considerato vincente: Nicola Zingaretti. Alle condizioni poste dal governatore per scendere in campo. Ossia presentare le sue dimissioni a settembre, co…
ROMA - Al Nazareno si respira ottimismo. Dopo giorni di passione, si sono convinti che un accordo complessivo con i 5S nelle grandi città, a partire da Roma e Napoli, sia ormai a portata di mano. Agevolato dalla controffensiva lanciata ieri da Giuseppe Conte nei confronti di Davide Casaleggio.

Agli occhi del Pd, la decisione dell'ex premier di intestarsi la guida del Movimento ha infatti chiarito una volta per tutte che spetta all'avvocato trattare su alleanze e candidature, finora frenate dalla guerra per bande fra i grillini. "Nutro grande rispetto per il lavoro di costruzione della leadership che Conte sta facendo dentro i 5S", riflette Enrico Letta con i suoi. Il segnale atteso dal segretario dem per chiudere la partita che gli sta più a cuore: quella per il Campidoglio. Giocata dall'unico nome considerato vincente: Nicola Zingaretti. Alle condizioni poste dal governatore per scendere in campo. Ossia presentare le sue dimissioni a settembre, così da concludere la campagna di vaccinazione nel Lazio ed evitare la coincidenza tra elezioni comunali e regionali. Che rischierebbe di far saltare l'alleanza siglata alla Pisana e di compromettere ogni accordo futuro. Zingaretti è stato chiaro: "Mi candido solo se si raggiunge un'intesa che metta in sicurezza la Regione".

Di questo hanno parlato nel tardo pomeriggio Letta e Luigi Di Maio. Un incontro riservato durante il quale il ministro degli Esteri avrebbe chiesto 24 ore di tempo per verificare la possibilità di stringere il patto nel Lazio, in caso di dimissioni anticipate del governatore. Tant'è che il tavolo di coalizione sulle primarie, previsto per stasera, potrebbe subire un nuovo rinvio. Se l'ex segretario del Pd dovesse scendere in pista, gli altri candidati ai gazebo potrebbero infatti sfilarsi. Anche per evitare di complicare uno schema cui Letta tiene moltissimo: "I sondaggi sono eccellenti", gioca con le parole il leader dem, "ma i romani non hanno certo bisogno di sondaggi per sapere quanto eccellente sia Zingaretti come amministratore".

Ce n'è abbastanza per far infuriare Virginia Raggi. Subodorato il tranello, la sindaca studia le contromisure per non finire fuori gioco: da un lato starebbe preparando un dossier anti-Zingaretti e organizzando un paio di liste civiche in grado di sostituire il simbolo del M5S qualora gli venisse sottratto all'improvviso, dall'altro incassa l'endorsement di Casaleggio, pronto a usarla come arma anti-Conte. "I veri protagonisti della politica capitolina sono i cittadini", scrive l'Associazione Rousseau sul Blog delle Stelle: "Saranno loro, insieme all'attuale amministrazione, a scrivere il programma elettorale per le comunali".

Una partita che potrebbe incrociarsi con quella di Napoli. L'accordo Pd-5S è quasi chiuso, ma Roberto Fico non ha ancora sciolto la riserva. Due essenzialmente i dubbi: la crisi finanziaria del capoluogo partenopeo, che senza l'intervento del governo rischia di finire in bancarotta; il timore che, candidandosi alle amministrative, la presidenza della Camera possa finire al centrodestra. Di certo, la lotta per accaparrarsela farà fibrillare il governo di unità nazionale, tant'è che pure Draghi (e, si dice, Mattarella) nutrirebbe qualche preoccupazione. Se alla fine però Fico dovesse rinunciare, la soluzione a Napoli è già pronta: l'ex ministro Manfredi. Per adesso in panchina, come a Roma Roberto Gualtieri. In attesa che le nozze Pd-5S vengano celebrate.