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Il ddl Zan sull'omotransfobia divide a sinistra. Le femministe: "Via la norma sulla misoginia"

Una manifestazione a favore della legge Zan, a Milano (agf)
Un manifesto di cui è stato promotore Mancuso, elenca le critiche. Sotto accusa anche  la definizione di "identità di genere"
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Roma. Le femministe storiche sono le più perplesse. Il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia suscita un groviglio di contrarietà a sinistra, tra intellettuali, Arcilesbica e persino la presidente della commissione parlamentare sui femminicidi, la dem Valeria Valente chiede che quella legge cambi, così come l’ex ministra della Scuola, Valeria Fedeli. 

 E’ in realtà ancora stallo al Senato sul ddl Zan: il “centrodestra di governo” – Lega e Forza Italia - ha preparato una contro-legge sull’omofobia. Pd-5Stelle-Leu e i renziani sono pronti a dare battaglia e accelerare già oggi, quando si riunirà la commissione Giustizia. Ma altri nodi vengono al pettine.  

Per Valente la questione è presto detta, e riguarda la parte del ddl che punisce la misoginia: “Io sono assolutamente contraria che le donne entrino in questo disegno di legge, perché qui si tutelano particolar…

Roma. Le femministe storiche sono le più perplesse. Il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia suscita un groviglio di contrarietà a sinistra, tra intellettuali, Arcilesbica e persino la presidente della commissione parlamentare sui femminicidi, la dem Valeria Valente chiede che quella legge cambi, così come l’ex ministra della Scuola, Valeria Fedeli. 

 E’ in realtà ancora stallo al Senato sul ddl Zan: il “centrodestra di governo” – Lega e Forza Italia - ha preparato una contro-legge sull’omofobia. Pd-5Stelle-Leu e i renziani sono pronti a dare battaglia e accelerare già oggi, quando si riunirà la commissione Giustizia. Ma altri nodi vengono al pettine.  

Per Valente la questione è presto detta, e riguarda la parte del ddl che punisce la misoginia: “Io sono assolutamente contraria che le donne entrino in questo disegno di legge, perché qui si tutelano particolari categorie e gruppi sociali. Le donne non sono una categoria sociale, sono la metà dell'umanità e io credo che mettere le donne al fianco di altre categorie sociali sia, soprattutto dal punto di vista culturale, un arretramento di anni, di decenni rispetto alle battaglie delle donne”.  Piuttosto, ritiene, ci vorrebbe una legge ad hoc. Che sia un passo indietro sul fronte delle donne lo sostiene anche “Se non ora quando-libere”, l’associazione fondata tra le altre dalla regista Cristina Comencini, dall’ex deputata del Pd, Fabrizia Giuliani, dalla filosofa Francesca Izzo. Contestazioni poi per quanto riguarda la formulazione ”identità di genere”. Timori inoltre per la possibile introduzione surrettizia dell’utero in affitto, indicati da Cristina Gramolini di Arcilesbica.  

Un manifesto, di cui è stato promotore Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay e ora a capo di Equality Italia, ha raccolto 450 firme (ci sono anche quelle dello storico Beppe Vacca e dell’ex sindacalista Giorgio Benvenuto) ed elenca le contestazioni di una parte della sinistra alla legge che porta il nome del deputato dem e attivista lgbt, Alessandro Zan. “Usare ad esempio, la definizione di identità di genere rimanda a una sorta di fluidità di genere, un modo per autoproclamarsi uomo o donna ma a seconda del momento. Quindi una forzatura”, afferma Mancuso. Emma Fattorini, intellettuale cattolica, ex senatrice del Pd, stanca – premette – “di questo accanimento bipolare sui diritti civili, senza mai scegliere la via del confronto”, spiega sul ddl Zan: “Non va bene avere inserito una pletora di discriminazioni possibili. L’identità di genere di cui si parla è un passaggio importante e errato: si dice infatti che è legata alla percezione soggettiva. Ma noi ragioniamo su due identità, quella maschile e femminile, che si possono certo trasformare, ma che non possono essere rivendicate sulla base della semplice percezione di sé”. Meglio sarebbe stato scrivere “identità sessuale”. C’è insomma un dato biologico da cui partire. Discussioni di lana caprina? “No immediatamente da affrontare in una legge, perché se no si apre la porta a fraintendimenti rischiosi”, osserva Giuliani. Attacca Gramolini: “Bisogna seguire l’esempio del presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini che nella legge regionale ha voluto scrivere che alle associazioni che si battono contro l’omofobia, ma che promuovono la maternità surrogata, non possono andare finanziamenti”. 

E’ vero che di gestazione per altri non si parla nel ddl Zan, ma Gramolini è convinta che chi critica la “gpa” potrebbe essere sospettato di omofobia. Le questioni sono tante e intrecciate. Tuttavia a sinistra anche i più critici ci tengono a precisare: una legge contro l’omotransfobia ci vuole, in questa legislatura, però formulata diversamente. “Non posso cero tacere per non prestarmi alle strumentalizzazioni leghiste!”, si sfoga Valente. 

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