M5S, “Il direttorio eletto su Rousseau incoroni Conte leader”. Ma l’ex premier ora dice no
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Annalisa Cuzzocrea
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di Annalisa Cuzzocrea
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L’avvocato ha respinto la proposta puntando ormai al divorzio da Casaleggio. Ieri l’annuncio: nuova piattaforma per votare il progetto rifondativo
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ROMA - Timidamente, ma neanche troppo, qualche parlamentare ha cominciato ad avanzare la proposta che potrebbe sbloccare tutto. Votare il direttorio a cinque che darebbe al Movimento 5 stelle una guida legittimata anche agli occhi dell’associazione Rousseau e di Davide Casaleggio e, solo a quel punto, cambiare lo statuto per far posto a Giuseppe Conte.
A ben guardare, sarebbe dovuto essere questo il punto di partenza, dopo che gli Stati generali avevano scelto la guida collegiale. Ma l’avvocao resta fermo alla promessa di pieni poteri ottenuta da Beppe Grillo sulla terrazza dell’Hotel Forum. E ancora nelle ultime ore, ha ripetuto il suo no. Con un ragionamento che suona come: piuttosto …
ROMA - Timidamente, ma neanche troppo, qualche parlamentare ha cominciato ad avanzare la proposta che potrebbe sbloccare tutto. Votare il direttorio a cinque che darebbe al Movimento 5 stelle una guida legittimata anche agli occhi dell’associazione Rousseau e di Davide Casaleggio e, solo a quel punto, cambiare lo statuto per far posto a Giuseppe Conte.
A ben guardare, sarebbe dovuto essere questo il punto di partenza, dopo che gli Stati generali avevano scelto la guida collegiale. Ma l’avvocao resta fermo alla promessa di pieni poteri ottenuta da Beppe Grillo sulla terrazza dell’Hotel Forum. E ancora nelle ultime ore, ha ripetuto il suo no. Con un ragionamento che suona come: piuttosto mollo tutto e fondo una cosa mia.
Conte non si fida di chi lo circonda e soprattutto non si fida del voto su Rousseau. Che prima ancora che cinque perfetti sconosciuti, potrebbe nominare cinque esponenti ostili a lui e al suo progetto. E in ogni caso, anche se - una volta superato il voto - tutti rispettassero i patti e lo Statuto venisse cambiato adottando quello studiato dall’ex premier, la nuova segreteria politica pretenderebbe di restare in piedi. Non sarebbe possibile, per Conte, scegliersene una sua. Farsi una squadra di volti nuovi come dice a tutti di voler fare. «L’unica soluzione per uscire da questo casino oggi è far votare l’organo collegiale - spiega un dirigente M5S - lo vuole Casaleggio, lo vuole il curatore nominato dal tribunale di Cagliari, lo vogliono gli espulsi. Facciamo questo passaggio intermedio e poi consegniamo le chiavi del Movimento a Conte».
La garanzia dovrebbe essere l’impossibilità di correre di Alessandro Di Battista, che si è disiscritto. E di esponenti forti sulla piattaforma, ma ormai espulsi, come Nicola Morra e Barbara Lezzi. Secondo alcuni neanche lo scalpitante europarlamentare Dino Giarrusso potrebbe correre, perché la sua posizione davanti ai probiviri (per una questione di finanziamenti in campagna elettorale) non si sarebbe ancora chiusa. Ma comunque, il punto è che - nonostante quanto avesse pensato in un primo momento il comitato di garanzia - Conte non può far parte della cinquina. Perché se gli organi direttivi del Movimento sono considerati scaduti, con il beneplacito di un giudice sardo, fare un regolamento che glielo consenta in quanto due volte premier per i 5S esporrebbe a una marea di ricorsi.
Ma di ricorsi, in questa storia, ce ne saranno comunque. Nessuno sta trattando sui soldi da dare a Casaleggio, questo assicura con una nota - pubblicata su un blog ormai sempre più suo - l’associazione Rousseau, che torna a dire di non poter consegnare i dati degli iscritti perché nessuno - nel Movimento - è titolato ad averli. La richiesta è, secondo il figlio del cofondatore, totalmente illegittima e lo esporrebbe a denunce se la accettasse. Così, i vertici hanno portato le carte davanti al Garante della Privacy per chiedere un procedimento in loro favore. E in più, hanno chiesto a un avvocato di preparare un 700, un procedimento d’urgenza davanti al tribunale di Milano per intimare a Casaleggio di passare al reggente Crimi i dati degli iscritti.
Il divorzio ormai appare cosa fatta. Ieri sera lo stesso Crimi ha annunciato ai parlamentari il ricorso «ad una società di servizi per una nuova piattaforma di e-voting», sulla quale presto il nuovo progetto politico, che «è pronto, sarà sottoposto al vaglio degli iscritti, unici sovrani della vita futura del Movimento». E Rousseau che ha cercato di ostacolare questo processo - afferma il M5S - ha commesso una «grave e inaccettabile ingerenza».
E anche se ci fossero ricorsi da parte di Casaleggio ci vorrebbero anni. Basta un esempio: quando Luigi Di Maio divenne capo politico un iscritto tenuto fuori dal voto on line fece causa. Dopo tre anni, in questi giorni, il giudice gli ha dato torto. Lui ha fatto appello. Passeranno altri anni, ma nel frattempo Di Maio si è dimesso e un’altra storia è cominciata. Politica e carte bollate non vanno d’accordo, non camminano alla stessa velocità.
E che quella cominciata sia una storia del tutto diversa lo dimostra l’assemblea di deputati e senatori M5S annunciata per oggi: si discute del Ponte sullo Stretto, appoggiato dal sottosegretario ai Trasporti Giancarlo Cancelleri. Fu, quella, una delle prime opere cui il blog di Beppe Grillo si oppose. Prima ancora della Tav, del Mose, del Tap, del Muos. Quando lo scopre, Alessandro Di Battista ha appena finito di scrivere un lungo post su Instagram in cui dice perché il Ponte sullo Stretto è l’ultima cosa che serve al Paese dal suo punto di vista, di attivista storico sebbene ora fuori dal M5S. Ma lo fa senza aver ancora saputo della riunione. Legge l’Ansa, strabuzza gli occhi, e dice solo: «Una roba incredibile».