✕
(fotogramma)

Comunali, dopo il flop di Roma l’alleanza giallorossa in frantumi nelle città

Ascolta l'audio

Il patto naufraga a Torino, a Bologna i grillini appoggeranno solo il candidato Pd, ma non la renziana Conti. E a Napoli si complica la discesa in campo di Fico
3 minuti di lettura
Sino all'ultimo avevano sperato di non rivedere lo stesso film. Al Nazareno si erano convinti che la candidatura di Nicola Zingaretti a Roma avrebbe aiutato a spezzare il sortilegio incombente da un paio d'anni su ogni vigilia elettorale. Oltre a blindare la vittoria del centrosinistra nella Capitale, l'accordone sul governatore del Lazio doveva infatti servire a propiziare le nozze fra Pd e M5S in tutte le principali città chiamate al voto d'autunno. E invece, complici le manovre di una Virginia Raggi risultata più abile del previsto - "È stata grande, ha costretto Conte ad appoggiarla e così ha messo fuori gioco Zingaretti e Letta" gongolano i parlamentari a lei vicini -  l'altare saltato in Campidoglio ha proiettato sugli schermi comunali il remake delle ultime regionali. Quando, dopo estenuanti trattative in Campania, Marche e Puglia, i giallorossi riuscirono a individuare soltanto in Liguria, e per il rotto della cuff…
Sino all'ultimo avevano sperato di non rivedere lo stesso film. Al Nazareno si erano convinti che la candidatura di Nicola Zingaretti a Roma avrebbe aiutato a spezzare il sortilegio incombente da un paio d'anni su ogni vigilia elettorale. Oltre a blindare la vittoria del centrosinistra nella Capitale, l'accordone sul governatore del Lazio doveva infatti servire a propiziare le nozze fra Pd e M5S in tutte le principali città chiamate al voto d'autunno. E invece, complici le manovre di una Virginia Raggi risultata più abile del previsto - "È stata grande, ha costretto Conte ad appoggiarla e così ha messo fuori gioco Zingaretti e Letta" gongolano i parlamentari a lei vicini -  l'altare saltato in Campidoglio ha proiettato sugli schermi comunali il remake delle ultime regionali. Quando, dopo estenuanti trattative in Campania, Marche e Puglia, i giallorossi riuscirono a individuare soltanto in Liguria, e per il rotto della cuffia, un candidato condiviso (e perdente). La medesima trama che rischia di riproporsi alle amministrative, con dem e grillini che a cinque mesi dal via sono quasi ovunque alla restituzione dei regali. D'altra parte "per fare un matrimonio bisogna essere in due" riassume il sindaco fiorentino Dario Nardella, "e i 5Stelle hanno da tempo deciso di prendere la loro strada".

Il primo effetto del patatrac capitolino si vedrà sotto la Mole. Il segretario Letta non lo nasconde: "Noi lavoriamo con il M5S ma è evidente che a Torino e Roma, con Appendino e Raggi in campo, il lavoro è complesso perché il Pd era all'opposizione. È naturale che ci siano difficoltà". Anche perché l'intesa caldeggiata dalla prima cittadina grillina non ha mai scaldato i cuori dei Dem piemontesi. Che ora hanno un motivo in più per sabotare ogni tentativo di ricongiungimento in extremis, già peraltro messo a repentaglio dalla scelta di individuare il candidato sindaco con le primarie. Alle quali i 5 Stelle hanno già fatto sapere di non voler partecipare. Francesco Boccia, che dei Dem è responsabile Enti locali, ha provato a lungo una mediazione, ma la strada appare ormai segnata: gli ex alleati correranno ciascun per sé al primo turno, nella speranza di ritrovarsi al ballottaggio.

E se Milano fa storia a sé, visto che l'uscente Beppe Sala ha aderito ai Verdi ed è sostenuto dallo stesso fronte progressista che ha governato per cinque anni il capoluogo lombardo senza i Cinquestelle, a Bologna il percorso è simile a quello torinese. Il centrosinistra farà le primarie: se vincerà il candidato ufficiale del Pd, Matteo Lepore, il Movimento lo appoggerà già al primo turno (ma le trattative non sono ancora chiuse), se invece a prevalere sarà la renziana Isabella Conti, i giallorossi andranno divisi alle urne. L'unica città che sembra messa meglio è Napoli, dove però il fallimento dell'operazione Zingaretti rende molto più complicata la discesa in campo del presidente della Camera Roberto Fico, peraltro osteggiato dal governatore campano Vincenzo De Luca. L'ipotesi al momento più accreditata è la convergenza sull'ex ministro del Conte bis Gaetano Manfredi, vicino al Pd ma gradito pure ai grillini. Anche qui però: tutto è ancora in divenire.

La verità è che l'incidente del Campidoglio ha prodotto lacerazioni gravi sia dentro il Pd, sia nel rapporto con il M5S a trazione contiana. Al Nazareno, dove la delusione è palpabile, si sta ora lavorando per cercare di sminare un campo in procinto di deflagrare. Al summit mattutino con i segretari romano e laziale, Letta e Boccia hanno messo a punto la strategia per spingere la corsa di Roberto Gualtieri, che  sarà il candidato ufficiale del partito ("Vincerà le elezioni e sarà un ottimo sindaco" lo incorona il leader dem), sostenuto da tutti i big, a partire da Zingaretti. Alle primarie dovrà vedersela con una serie di sfidanti in pista da tempo - il presidente del III municipio Giovanni Caudo, il civico Tobia Zevi, il portavoce di Demos Paolo Ciani - e forse anche con Stefano Fassina che per Leu sta scaldando i motori. Ma non con Carlo Calenda che, sostenuto dai renziani, non intende partecipare a una competizione interna che giudica falsata: "Hanno già deciso che vincerà Gualtieri, che le faccio a fare?".

Nel frattempo, il fronte femminile del Pd ribolle. La gentiloniana Lorenza Bonaccorsi è furibonda ("Quelli che si fanno scegliere il candidato sindaco da quelli che esprimono la peggiore sindaca degli ultimi anni... #quandodiciunalineavincente" il tweet al vetriolo) e medita di correre ai gazebo, come pure la senatrice Monica Cirinnà.

Mentre nel partito monta il malumore nei confronti del segretario, accusato di essersi fidato troppo di Conte ed aver assecondato i "giochetti" di Di Maio. Tant'è che sottobanco è già iniziato il lavorìo per mettere in discussione l'impostazione di Letta sulla legge elettorale: il maggioritario proposto dal leader, che obbliga a costruire coalizioni prima del voto, sarebbe infatti troppo rischioso a fronte della conclamata inaffidabilità dei Cinquestelle. "Il pericolo è che alle politiche finisca come alle amministrative", sussurrano i critici: "Il Movimento ci volterà le spalle all'ultimo minuto e noi ci ritroveremo senza alleati, in braghe di tela". L'ennesimo remake di un film già visto.