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Comunali, sulla Capitale il centrodestra riapre il dossier Bertolaso. Si farà il vertice Salvini-Meloni

Guido Bertolaso 
Il leader della Lega apre sulla presidenza del Copasir rivendicata da FdI
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"Ma sì, a questo punto abbiamo il dovere di stare insieme e proporre una candidatura di serie A": la voce del senatore forzista Maurizio Gasparri nasconde se non l’euforia, il sollievo per il “regalo” dei giallorossi agli avversari. Una divisione fra Pd e M5S a Roma che rende più facile il compito di un centrodestra che pure da tre mesi a questa parte aveva congelato i propri rapporti interni, in un crescendo di diffidenza (e dispetti) fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E invece, nelle ultime ore, proprio quando Roberto Gualtieri annunciava la sua candidatura per i dem e Conte benediceva la conferma di Virginia Raggi, i big del centrodestra creavano le condizioni per una nuova reunion: si farà con ogni probabilità la prossima settimana, dopo il primo vertice fra i colonnelli (i responsabili degli enti locali di Lega, Fdi e Fdi) che avrà luogo invece domani.

"Ma sì, a questo punto abbiamo il dovere di stare insieme e proporre una candidatura di serie A": la voce del senatore forzista Maurizio Gasparri nasconde se non l’euforia, il sollievo per il “regalo” dei giallorossi agli avversari. Una divisione fra Pd e M5S a Roma che rende più facile il compito di un centrodestra che pure da tre mesi a questa parte aveva congelato i propri rapporti interni, in un crescendo di diffidenza (e dispetti) fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E invece, nelle ultime ore, proprio quando Roberto Gualtieri annunciava la sua candidatura per i dem e Conte benediceva la conferma di Virginia Raggi, i big del centrodestra creavano le condizioni per una nuova reunion: si farà con ogni probabilità la prossima settimana, dopo il primo vertice fra i colonnelli (i responsabili degli enti locali di Lega, Fdi e Fdi) che avrà luogo invece domani.


Segno tangibile di un riavvicinamento fra Salvini e Meloni favorito da una serie di messaggini e cinguettii: ha rotto il ghiaccio, venerdì, la presidente di Fdi, con invito a vedersi per le amministrative rivolto all’alleato. Il segretario leghista ha risposto domenica con un tweet di auguri per la festa della mamma e per il libro in uscita. "Grazie Matteo! Presto daremo insieme all’Italia il Governo che merita. Con buona pace di chi ci vorrebbe divisi": dietro questa frase di Meloni la costruzione di un percorso. Al vertice dei dirigenti, domani, si discuterà della situazione nei capoluoghi minori. Il dossier sulle grandi città (Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna) finirà invece sul tavolo dei leader Salvini, Meloni e Berlusconi (o Tajani). Nel giro di dieci giorni al massimo, fanno sapere in ambienti forzisti.

Certo, prima c’è da sanare qualche ferita, a partire da quella della presidenza del Copasir, ma ieri il capo del Carroccio è sembrato più conciliante: "Sul Copasir ci metteremo d’accordo, ma non perché ce lo chiede Enrico Letta", ha detto Salvini. Dall’altra parte Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fdi alla Camera, ha ribadito che il suo partito "non pone veti su alcun candidato per il Campidoglio. Neanche su Guido Bertolaso". Aggiungendo che "lo scenario favorevole delle candidature a Roma non esclude la chance di una vittoria al primo turno".


E la novità è che è ripreso il pressing sull’ex capo della Protezione civile, il nome preferito dal "centrodestra di governo". "Bertolaso è un nome vincente contro le sinistre divise, spero che ci ripensi», ha detto il coordinatore azzurro a Mantova. E la senatrice Licia Ronzulli, responsabile dei rapporti di Forza Italia con gli alleati, spiega: "Non c’è bisogno di sperare in un riavvicinamento fra Salvini e Meloni. Non c’è mai stato un allontanamento: semplicemente non si fa un vertice da qualche mese. Ma sono convinta che troveremo la soluzione migliore anche per Roma. Bertolaso? Sì, il nome resta in campo. Noi speriamo che possa essere lui il candidato". Dichiarazione che irrobustiscono la fiducia di Salvini: "Se non c’è nessun veto su Albertini a Milano e su Bertolaso a Roma, sono l’uomo più felice del mondo". Bertolaso, al di là degli impegni in Regione Lombardia, per ora sta alla finestra. Ancora fa male, nella sua memoria, il ricordo di quanto accadde nel 2016, quando il suo nome per il Campidoglio naufragò addirittura dopo la designazione ufficiale.


In realtà, in molti fra Lega e Fi scrutano le mosse di Giorgia Meloni, che ha declinato la possibilità di una candidatura in prima persona, anche perché impegnata nella corsa per la leadership nel centrodestra. È vero che la presidente di Fdi non ha mai detto no a Bertolaso e Albertini ma non ha neppure detto sì. Ed è vero pure che sul terreno rimangono altre ipotesi. Da una nomination della magistrata Simonetta Matone (volto noto come ospite di Porta a Porta ed ex capo di gabinetto di Mara Carfagna) all’ultima ipotesi gradita a settori di Fdi: quella che conduce al docente universitario e avvocato Enrico Michetti, direttore ed editore della Gazzetta amministrativa e opinionista di Radio Radio. Ma non sono candidature solide, per ora. E l’impressione è che il centrodestra che continua a corteggiare Bertolaso, un piano B non ce l’abbia.