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Covid, effetto Madrid sulle riaperture: gara tra partiti, Speranza frena

Dalla Lega al Pd tutti d’accordo. Sondaggi a favore e la vittoria della destra in Spagna diventa un monito. Lunedì la cabina di regia per decidere se le misure possono essere allentare di più rispetto a quanto stabilito
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I partiti che si affannano a far sapere di aver posto al governo la questione, urgente, immediata, delle riaperture - Forza Italia, Lega, Italia Viva - lo hanno fatto quando Mario Draghi si era alzato dal tavolo e aveva lasciato la riunione di presentazione del decreto sostegni. "È quindi - fa notare la sondaggista Alessandra Ghisleri - più una questione di comunicazione, che di governo".
E in effetti, non c'è nessuno che in questo momento non voglia intestarsi la necessità di riaprire il maggior numero di attività possibile e abolire il coprifuoco. Fratelli d'Italia ha presentato una mozione, Italia Viva ha fatto lo stesso, Giorgetti rivendica: "L'ho chiesto io", Matteo Salvini insiste: "Voglio vedere i fatti". E anche il segretario pd Enrico Letta dice: "Le riaperture sono merito del rigore delle scorse settimane. Fosse stato per Salvini saremmo alle richiusure. Quindi sì, voglio intestarmi le r…
I partiti che si affannano a far sapere di aver posto al governo la questione, urgente, immediata, delle riaperture - Forza Italia, Lega, Italia Viva - lo hanno fatto quando Mario Draghi si era alzato dal tavolo e aveva lasciato la riunione di presentazione del decreto sostegni. "È quindi - fa notare la sondaggista Alessandra Ghisleri - più una questione di comunicazione, che di governo".
E in effetti, non c'è nessuno che in questo momento non voglia intestarsi la necessità di riaprire il maggior numero di attività possibile e abolire il coprifuoco. Fratelli d'Italia ha presentato una mozione, Italia Viva ha fatto lo stesso, Giorgetti rivendica: "L'ho chiesto io", Matteo Salvini insiste: "Voglio vedere i fatti". E anche il segretario pd Enrico Letta dice: "Le riaperture sono merito del rigore delle scorse settimane. Fosse stato per Salvini saremmo alle richiusure. Quindi sì, voglio intestarmi le riaperture in sicurezza e l'estate che ci aspetta sperando in un boom di turisti anche grazie alle nostre proposte".
A decidere, però, è il presidente del Consiglio Mario Draghi. Che sembra ascoltare quanto detto ancora ieri da Sergio Mattarella: "Per sconfiggere il virus serviranno ancora prudenza e responsabilità nei comportamenti, non possiamo vanificare i sacrifici compiuti anche per rispetto ai tanti morti e alle sofferenze patite". Così, Palazzo Chigi si attesta su quel che aveva detto nell'emanare l'ultimo decreto: a metà maggio, cioè adesso, venerdì, si guarderanno i numeri e si capirà cosa si può allentare. Probabilmente il coprifuoco, che potrà scattare alle 23 come richiesto da tutte le Regioni. L'idea del ministero della Salute di aspettare ancora una settimana per la valutazione, non pare destinata a convincere Draghi. L'esempio che viene fatto dai dirigenti della Salute per dimostrare la necessità di un'ulteriore prudenza è quello di gennaio: dopo le riaperture del 7, il 29 gennaio la pandemia toccò il punto più basso di contagi. Erano passati 22 giorni e la curva non si era ancora alzata, si impennò però subito dopo. Ma allora - è il ragionamento fatto dal resto del governo - non c'erano i vaccini, non era stata messa in sicurezza ampia parte della popolazione più anziana e insomma, non può essere un parametro. La parola d'ordine, per Draghi, è "gradualità", ma il processo è innescato e partirà probabilmente - se la tendenza sarà quella di questi giorni - la prossima settimana. Lunedì la cabina di regia che esaminerà i nuovi numeri e poi si capirà se si può allentare di più rispetto a quanto già deciso.
Di far sparire il coprifuoco non se ne parla. In Germania è come da noi, in Francia è alle 21, la Spagna lo ha rimosso appena tre giorni fa. Sullo spostamento dell'orario, però, tutto il governo - compresi i ministri più rigoristi come Roberto Speranza e Dario Franceschini - sembrano d'accordo con le Regioni e le 23 è la mossa più probabile.
Le elezioni a Madrid, con la vittoria della destra di Isabel Días Ayuso e della sua voglia di libertà, servono da monito per tutta la politica. Ma - dicono la maggior parte dei ministri - la spinta dell'opinione pubblica c'entra poco con le decisioni di queste ore, che sono figlie dei dati, di una strategia che sta mostrando i suoi frutti. Sempre secondo Ghisleri, che con Euromedia Research ha sondato gli italiani nelle ultime settimane, è normale che a pagare in questo momento sia un atteggiamento più aperturista, e non più quello estremamente prudente dei primi mesi della pandemia, perché la crisi economica è a un livello estremamente maggiore. "Le situazioni di povertà c'erano già, ma non come adesso. Nelle ultime rilevazioni fatte per Porta a Porta, il 67 per cento degli italiani è favorevole a spostare o togliere del tutto il coprifuoco (il 33,4 per cento per la prima scelta e il 34,4 per la seconda). Solo una settimana prima, la somma si fermava al 54 per cento, 13 punti percentuali in meno". Ma gli italiani non sono incoscienti: "Il 71,4 pensa che sia comunque necessario vedere il rapporto tra vaccinati, contagi, decessi e situazioni di contagio".