Conte rilancia l'alleanza Pd-M5S per Torino: "Un candidato civico"
di Diego LonghinLa metamorfosi di Torino, da possibile laboratorio dell’alleanza giallorossa a città dove il solco tra Pd e M5s pare approfondirsi. Da una parte la sindaca Chiara Appendino, che parrebbe una “contiana” di ferro, assicura che il Movimento non voterà al ballottaggio per il candidato dei Dem. Dall'altra l’ex premier che, nonostante le difficoltà a realizzare accordi al primo turno per le amministrative di autunno sia a Roma sia a Torino, cerca di tenere una linea di mutuo soccorso. Conte rilancia infatti di nuovo la possibilità che a Torino Pd e 5Stelle vadano insieme scegliendo un candidato civico, il rettore del Politecnico Guido Saracco, “candidato che anche il Pd conosce”.
Ma il…
La metamorfosi di Torino, da possibile laboratorio dell’alleanza giallorossa a città dove il solco tra Pd e M5s pare approfondirsi. Da una parte la sindaca Chiara Appendino, che parrebbe una “contiana” di ferro, assicura che il Movimento non voterà al ballottaggio per il candidato dei Dem. Dall'altra l’ex premier che, nonostante le difficoltà a realizzare accordi al primo turno per le amministrative di autunno sia a Roma sia a Torino, cerca di tenere una linea di mutuo soccorso. Conte rilancia infatti di nuovo la possibilità che a Torino Pd e 5Stelle vadano insieme scegliendo un candidato civico, il rettore del Politecnico Guido Saracco, “candidato che anche il Pd conosce”.
Ma il segretario del Pd Enrico Letta, in una intervista al Messaggero, sembra di nuovo mettere una pietra tombale sulla possibilità di accordi non solo su Roma, ma anche su Torino: "Sono due città dove nel 2016 il Pd ha straperso e dove sono andate al governo due sindache sul cui operato il nostro giudizio è negativo, non c'è possibilità di alcuna convergenza". Anzi "molto negativo" per quel che riguarda Raggi, perchè "Roma è scesa nella scala italiana, europea, globale". Detto questo per il Pd "il rapporto con i Cinque Stelle continua".
A Torino Saracco si era già tirato indietro, ma senza di lui o un candidato comune, Appendino rifiuta in maniera categorica l’ipotesi di un sostegno al secondo turno: "Lo scenario che mi sento di escludere al 100% è che noi appoggiamo il Pd al ballottaggio" ha detto la sindaca. Insomma, senza appello. "Come ha detto qualcuno - sottolinea - i matrimoni combinati non funzionano. O costruisci un progetto politico prima, in cui tutti credono e che crea coinvolgimento, oppure non funzionano. E non funzionano certamente in dieci giorni tra primo e secondo turno”. Anche l’ex premier Conte aveva cercato, collegato in streaming sabato proprio con Torino, di lanciare un ultimo appello per arrivare “ad un disegno unitario a livello locale”.
Poi su Roma, dove la collega Virginia Raggi ha tenuto duro, è precipitato tutto e il disegno di Appendino - farsi da parte ma poter dare la carte, partecipando alla selezione del futuro sindaco, ad iniziare dal rettore del Poli Saracco - è saltato in maniera definitiva. E con lui è finito anche il laboratorio giallorosso per la prima cittadina. In questi giorni non sono mancate parole di apprezzamento da parte di Appendino a un altro candidato civico, ma di centrodestra, l’imprenditore del food&beverage Paolo Damilano. L’uomo che, grazie all’imprimatur della Lega, si è lanciato come candidato e farà il candidato mettendo tutti i partiti, compreso Forza Italia e Lega, d’accordo. “Paolo è una persona che stimo”, ha detto Appendino, pur stigmatizzando su diversi temi forze come la Lega o Fdi. Non è un endorsement, ma poco ci manca. E suona come un liberi tutti, non ci saranno ordini di scuderia. Parole che arrivano dopo il caso di una esponente dello staff grillino del Comune nelle scorse settimane ha organizzato incontri per Damilano nelle periferie di Torino.
L’ex premier Conte - ieri ospite di un forum del Fatto Quotidiano - tenta di contenere i danni. Da qui i continui appelli, creando frizioni dentro la base del Movimento a Torino, dove una parte dei 5Stelle non vogliono un accordo al primo turno, come invece Appendino. E il Pd locale risponde all’ex presidente del Consiglio: “Ormai è tardi, anche se guardo con interesse al partito di Conte, siamo già oltre, il percorso delle primarie è iniziato”, dice il segretario Dem di Torino, Mimmo Carretta. Lo stesso che definisce le parole di Appendino “piene di astio e rancore, gli elettori non sono robot” e che in tempi non sospetti aveva detto di essere pronto a sostenere il candidato 5 Stelle al ballottaggio perché “più vicino a me e alla mia sensibilità”. Il numero uno regionale dei Dem, Paolo Furia, è convinto che si debba arrivare ad una “non belligeranza al secondo turno”.
Il segretario nazionale Dem Enrico Letta ha centrato il punto quando ha constatato che non ci sono margini: “A Roma e Torino è impossibile un accordo”, aveva detto. Ipotizzando la causa di un solco difficile da colmare: “Il Pd in questi anni era all'opposizione ed ha criticato l'operato delle sindache Raggi e Appendino”. A Torino è stata un’opposizione dura, senza sconti, incarnata da uno dei candidati alle primarie, il capogruppo in Consiglio comunale Stefano Lo Russo, che ha la maggioranza del partito dalla sua. “Appendino? Sono impegnato nella campagna per le primarie”, dice Lo Russo senza dare peso alle parole della prima cittadina. Lo Russo è percepito come l’anti-Appendino, più che l’anti-5Stelle. Ha fatto esposti, come sul cosiddetto caso Ream, che hanno prodotto una condanna per falso in bilancio alla sindaca. A cui si è aggiunta la sentenza per i fatti di piazza San Carlo legata agli incidenti per la finale di Champions League della Juve nel 2017.
Nel Pd l’alternativa a Lo Russo è Enzo Lavolta, vicepresidente della Sala Rossa, esponente della sinistra Dem che teorizza l’accordo da subito con i 5 Stelle. “Mai dire mai, c’è ancora tempo…”. Senza dimenticare gli outsider Francesco Tresso, il civico “signor Nessuno” come lo ha definito Max Casacci dei Subsonica lanciando la sua candidatura, e il Radicale che dice “no” ai 5 Stelle, Igor Boni. Appendino non vorrebbe più sentir parlare di primarie a Torino. E le sue parole mandano in fibrillazione il Movimento che non è unito attorno alla prima cittadina.
La capogruppo in Consiglio Valentina Sganga, possibile candidata sindaca dei 5Stelle, pensa, e non è l’unica, ad un accordo con il Pd alle politiche del 2023 sotto il nome di Conte, ma non vede bene un’intesa oggi in vista delle amministrative. Sarebbe pronta però a discutere su temi concreti un sostegno al ballottaggio al candidato Dem. Una linea opposta alla prima cittadina che dice “il Movimento potrebbe arrivare ad avere il sindaco di Torino prima del Pd, cercheremo la soluzione migliore per dare continuità amministrativa”. Un suo ritorno in campo, dopo l’annuncio di essere di nuovo in dolce attesa? C’è chi non lo esclude. Oppure si pensa a figure nazionali come la viceministra Laura Castelli e l’ex ministra Paola Pisano. A meno che non venga inaugurato il laboratorio giallorosso, passaggio che porterebbe ad un’implosione del Pd di Torino.