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La partita sui vertici delle grandi Procure nell’estate tesa del dopo-Amara

Le decisioni per le successioni di Roma e Milano potrebbero incrociarsi in autunno con l'avvicendamento in Direzione nazionale antimafia  
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Pochi dubbi sull'autunno caldo: ma riguarda le Procure, stavolta. Quelle più importanti d'Italia, Roma e Milano, affrontano parallelamente una lunga estate di "vigilia". E se nel capoluogo lombardo la successione di Francesco Greco, che lascerà tra cinque mesi per andare in pensione, avviene nel clima surriscaldato dal caso Storari-Davigo, esponendo forse per la prima volta l'avvicendamento milanese alla possibilità del bivio tra continuità o nuovo corso dopo oltre un ventennio di efficientismo progressista, a piazzale Clodio la partita si presenta diversamente complicata, dopo l'annullamento della nomina del procuratore Michele Prestipino da parte del Consiglio di Stato. Ma nessuno può escludere a priori, oggi, che la nuova valutazione che toccherà al Consiglio Superiore - cui i giudici amministrativi hanno contestato quei vizi di procedura e di merito, accolti dal ricorso del Pg di Firenze, Marcello Viola - possa ri…

Pochi dubbi sull'autunno caldo: ma riguarda le Procure, stavolta. Quelle più importanti d'Italia, Roma e Milano, affrontano parallelamente una lunga estate di "vigilia". E se nel capoluogo lombardo la successione di Francesco Greco, che lascerà tra cinque mesi per andare in pensione, avviene nel clima surriscaldato dal caso Storari-Davigo, esponendo forse per la prima volta l'avvicendamento milanese alla possibilità del bivio tra continuità o nuovo corso dopo oltre un ventennio di efficientismo progressista, a piazzale Clodio la partita si presenta diversamente complicata, dopo l'annullamento della nomina del procuratore Michele Prestipino da parte del Consiglio di Stato. Ma nessuno può escludere a priori, oggi, che la nuova valutazione che toccherà al Consiglio Superiore - cui i giudici amministrativi hanno contestato quei vizi di procedura e di merito, accolti dal ricorso del Pg di Firenze, Marcello Viola - possa ripartire anche dal profilo di Prestipino. Specie ora che il rinvio di Palazzo Spada sulla trattazione del caso Lo Voi sposta definitivamente le lancette del caso Roma almeno da settembre in poi. Con le incognite del caso.

Su piazzale Clodio, ad esempio, la rivalutazione dei candidati a quella poltrona s'incrocerà con la successione alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo? Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi potrebbe infatti puntare legittimamente, con l'inizio del 2022, alla guida della Dna - che Federico Cafiero de Raho lascerà a febbraio -  e sfilarsi dal confronto con l'attuale numero uno Prestipino, oltre che con le rafforzate aspirazioni di Viola. E su Milano: quanto incideranno sulla scelta del nuovo vertice gli accertamenti in corso da parte della Procura di Brescia, sia sulla rivelazione di segreto del pm Paolo Storari, sia sulle presunte inerzie che sarebbero state attribuite al procuratore,  e che lui ha respinto con forza? L'assetto riorganizzativo è comunque tema che già si è posto in un'assemblea dei pm di via Freguglia: partendo dal dato concreto che ben 6 pubblici ministeri milanesi lasciano, tutti scelti dal Csm per ricoprire il ruolo di Ped (i procuratori distrettuali europei: un ulteriore riconoscimento anche alla "scuola" reati finanziari di Greco) e aggiungendo la circostanza che il capo dei sostituti andrà in pensione a novembre, ma a causa delle numerose ferie arretrate potrebbe salutare anche prima, la riunione dei magistrati puntava a discutere di distribuzione di carichi  e futuro. Per la successione, il candidato della continuità è ritenuto lo stimato aggiunto Maurizio Romanelli, ma Nicola Gratteri non ha mai negato di coltivare qualche interesse alla partita - il che interromperebbe una lunga tradizione di procuratori di area di sinistra, da Francesco Saverio Borrelli a Gerardo D'Ambrosio, da Edmondo Bruti Liberati fino a Greco. Così come tra i papabili compaiono già Paolo Ielo, l'aggiunto di Roma  (che era il più giovane, nella stagione di Mani Pulite) e il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato. (Ma non è escluso possano pensarci sia Nicola Piacente, procuratore a Como, sia Fabio Napoleone, già membro del Csm e procuratore a Sondrio, che non ce l'ha fatta nella Corsa a Pg di Milano).

Tra l'altro, il pronunciamento romano su Viola, e la predominanza da assegnare all'esperienza di un Procuratore generale rispetto a quella di un aggiunto, segna comunque un precedente che può pesare anche sulla scelta di Milano e di cui sarà difficile non tener conto, a Palazzo dei Marescialli. 

L'ultima sentenza di Palazzo Spada, è la lettura di costituzionalisti e magistrati di lungo corso, acquista d'altra parte un peso direttamente proporzionale alla perdita di prestigio e autorevolezza di un organo di autogoverno tramortito dal caso verbali segreti di Amara (non ultima dalla scoperta della funzionaria "addetta" alla fuga di notizie), diviso da qualche inimicizia personale che dalle riservatissime stanze deflagra persino nei talk tv. Quindi, viene esclusa subito la possibilità di un ricorso alle Sezioni unite della Cassazione: in altri tempi, un varco astrattamente percorribile di fronte al pur minimo dubbio di una minaccia alla discrezionalità delle decisioni di togati e laici sulla sintesi del miglior profilo da individuare per i vertici degli uffici.

 

Aspettare, invece, è la strategia dovuta. La quinta commissione del Csm (competente per gli incarichi direttivi) potrà riprendere in mano la pratica per la valutazione del nuovo procuratore di Roma solo dopo che i giudici amministrativi di secondo grado avranno deciso anche sui ricorsi avanzati dallo stesso Csm e e dal procuratore Prestipino contro la sentenza Tar che accoglieva anche le doglianze del procuratore capo di Palermo. La quinta sezione del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti, ha deciso di unificare domande cautelari e merito e ha  spostato tutto all'udienza dell'8 luglio. Significa che le partite di Milano e Roma , con quella di via Giulia, potrebbero intersecarsi. Per fili sottili o  quasi invisibili magari, ma inevitabili.