Il preambolo della sua estate social, costume da bagno e smartphone acceso per postare foto e video, Matteo Salvini lo ha vissuto a Lesina, provincia di Foggia. Baci volanti alle mucche da spiaggia, coccole a un cane abbandonato, uno scatto in mezzo ai carciofi. Chissà se sarà una stagione di battaglia, come quella del 2019: in attesa del Papeete, il leader della Lega si porta avanti con qualche ora di vacanza assieme al proprietario dello stabilimento di Milano Marittima, l'eurodeputato Massimo Casanova. Nelle prossime settimane non sarà lui, giura Salvini, a mettere in difficoltà Draghi ma quelle perplessità consegnate a Repubblica sulla capacità di questa maggioranza di varare le riforme hanno fatto riaffiorare vecchie ombre, antiche paure. Hanno provocato la protesta di Pd e M5s ma hanno anche fatto finire il capo del Carroccio nella morsa degli alleati di centrodestra.
Da un lato i compagni di viaggio governativi, quelli di Forza Ita…
Da un lato i compagni di viaggio governativi, quelli di Forza Ita…
Il preambolo della sua estate social, costume da bagno e smartphone acceso per postare foto e video, Matteo Salvini lo ha vissuto a Lesina, provincia di Foggia. Baci volanti alle mucche da spiaggia, coccole a un cane abbandonato, uno scatto in mezzo ai carciofi. Chissà se sarà una stagione di battaglia, come quella del 2019: in attesa del Papeete, il leader della Lega si porta avanti con qualche ora di vacanza assieme al proprietario dello stabilimento di Milano Marittima, l'eurodeputato Massimo Casanova. Nelle prossime settimane non sarà lui, giura Salvini, a mettere in difficoltà Draghi ma quelle perplessità consegnate a Repubblica sulla capacità di questa maggioranza di varare le riforme hanno fatto riaffiorare vecchie ombre, antiche paure. Hanno provocato la protesta di Pd e M5s ma hanno anche fatto finire il capo del Carroccio nella morsa degli alleati di centrodestra.
Da un lato i compagni di viaggio governativi, quelli di Forza Italia, a fargli da sponda solo formalmente nel dire che sono gli altri, i giallorossi, a destabilizzare. Ma pronti a sottolineare che le riforme vanno fatte. Lo dice il coordinatore Antonio Tajani, mettendo al primo posto le nuove norme sulla burocrazia. Lo ribadisce il capogruppo azzurro alla Camera, Roberto Occhiuto, aggiungendo le leggi su giustizia e fisco, quelle sulla cui realizzazione Salvini ha più dubbi. Dentro Forza Italia in molti ritengono che il segretario della Lega abbia come obiettivo il voto anticipato a marzo, e per questo faccia il tifo per il trasloco di Draghi al Quirinale. Ipotesi che non piace ai tanti parlamentari preoccupati di non essere rieletti. Certo, c'è chi - come il consigliere politico di Berlusconi Renato Schifani - tende una mano a Salvini dicendo che "le tre leggi delega su giustizia, burocrazia e fisco possono essere approvate entro l'anno" e prospettando, per il dopo, "un eventuale nuovo esecutivo delegato all'adozione dei decreti legislativi". Ma la gran parte degli eletti, nella corte di Berlusconi, scruta le mosse di Salvini con stupore e diffidenza.
Da tempo non battono più sul tasto delle "elezioni subito" gli altri alleati, Fratelli d'Italia, e non a caso. Giorgia Meloni sa che attendere sino al 2023 significherebbe lucrare ancora sulla sua collocazione solitaria all'opposizione e fare quel sorpasso nei confronti della Lega che la porterebbe ad essere candidata premier della coalizione. Una eventualità che la presidente di FdI neppure nasconde più: "Mi preparo a governare la nazione. Sono pronta - ha detto ieri Meloni a "In mezz'ora in più" - a fare quello che gli italiani mi chiedono di fare comprendendone la responsabilità. Mi tremerebbero le mani, ma cosa farei a fare politica se non fossi pronta a confrontarmi con le sfide?". Insomma, l'ex ministra, 44 anni, si propone apertamente - è una novità - come la prima donna presidente del Consiglio nella storia italiana. Una frase che ha un destinatario preciso: proprio Salvini. Giorgia Meloni non ha però fretta, assiste ai sondaggi che "crescono, crescono, crescono" e sa che spostare più in là la date delle elezioni, fino alla scadenza naturale potrebbe aiutarla. Così, altra non coincidenza, su Draghi al Colle non si sbilancia: "Io, a differenza di Salvini, non ho ancora deciso".
Insomma, il segretario della Lega rischia di restare isolato nella sua linea. Nel silenzio dei suoi colleghi di partito, a cominciare dai big, che non hanno commentato la sua uscita sulle riforme "complicate". Anche perché la tattica di Salvini per arrivare alle urne si ferma davanti a un'incognita: la disponibilità di Draghi a candidarsi per il Colle. Cosa farà il leader se questa non ci fosse? "Ah non credo proprio che lasceremmo il governo a una maggioranza Ursula, come spera il Pd: gli italiani non si meritano l'imposizione dell'ennesima formula politica senza un voto", dice il leghista Claudio Borghi. Ultimo quesito: se Draghi rimanesse a Palazzo Chigi, Salvini avrebbe un altro nome per il Colle? Dietro la domanda il timore di molti, fra vertici e sherpa della coalizione: che il centrodestra si divida e fallisca l'occasione di essere decisivo, per la prima volta, nell'elezione del Capo dello Stato.
Da un lato i compagni di viaggio governativi, quelli di Forza Italia, a fargli da sponda solo formalmente nel dire che sono gli altri, i giallorossi, a destabilizzare. Ma pronti a sottolineare che le riforme vanno fatte. Lo dice il coordinatore Antonio Tajani, mettendo al primo posto le nuove norme sulla burocrazia. Lo ribadisce il capogruppo azzurro alla Camera, Roberto Occhiuto, aggiungendo le leggi su giustizia e fisco, quelle sulla cui realizzazione Salvini ha più dubbi. Dentro Forza Italia in molti ritengono che il segretario della Lega abbia come obiettivo il voto anticipato a marzo, e per questo faccia il tifo per il trasloco di Draghi al Quirinale. Ipotesi che non piace ai tanti parlamentari preoccupati di non essere rieletti. Certo, c'è chi - come il consigliere politico di Berlusconi Renato Schifani - tende una mano a Salvini dicendo che "le tre leggi delega su giustizia, burocrazia e fisco possono essere approvate entro l'anno" e prospettando, per il dopo, "un eventuale nuovo esecutivo delegato all'adozione dei decreti legislativi". Ma la gran parte degli eletti, nella corte di Berlusconi, scruta le mosse di Salvini con stupore e diffidenza.
Da tempo non battono più sul tasto delle "elezioni subito" gli altri alleati, Fratelli d'Italia, e non a caso. Giorgia Meloni sa che attendere sino al 2023 significherebbe lucrare ancora sulla sua collocazione solitaria all'opposizione e fare quel sorpasso nei confronti della Lega che la porterebbe ad essere candidata premier della coalizione. Una eventualità che la presidente di FdI neppure nasconde più: "Mi preparo a governare la nazione. Sono pronta - ha detto ieri Meloni a "In mezz'ora in più" - a fare quello che gli italiani mi chiedono di fare comprendendone la responsabilità. Mi tremerebbero le mani, ma cosa farei a fare politica se non fossi pronta a confrontarmi con le sfide?". Insomma, l'ex ministra, 44 anni, si propone apertamente - è una novità - come la prima donna presidente del Consiglio nella storia italiana. Una frase che ha un destinatario preciso: proprio Salvini. Giorgia Meloni non ha però fretta, assiste ai sondaggi che "crescono, crescono, crescono" e sa che spostare più in là la date delle elezioni, fino alla scadenza naturale potrebbe aiutarla. Così, altra non coincidenza, su Draghi al Colle non si sbilancia: "Io, a differenza di Salvini, non ho ancora deciso".
Insomma, il segretario della Lega rischia di restare isolato nella sua linea. Nel silenzio dei suoi colleghi di partito, a cominciare dai big, che non hanno commentato la sua uscita sulle riforme "complicate". Anche perché la tattica di Salvini per arrivare alle urne si ferma davanti a un'incognita: la disponibilità di Draghi a candidarsi per il Colle. Cosa farà il leader se questa non ci fosse? "Ah non credo proprio che lasceremmo il governo a una maggioranza Ursula, come spera il Pd: gli italiani non si meritano l'imposizione dell'ennesima formula politica senza un voto", dice il leghista Claudio Borghi. Ultimo quesito: se Draghi rimanesse a Palazzo Chigi, Salvini avrebbe un altro nome per il Colle? Dietro la domanda il timore di molti, fra vertici e sherpa della coalizione: che il centrodestra si divida e fallisca l'occasione di essere decisivo, per la prima volta, nell'elezione del Capo dello Stato.