Beni culturali, Franceschini: “Più veloci su Recovery e rinnovabili, ma il Belpaese va tutelato”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleNon ci sta, il ministro Dario Franceschini, a passare per quello che frena sulla modernizzazione del Paese, attento com’è alla tutela del paesaggio, mentre altri colleghi di governo spingono per correre, tagliare tempi e procedure delle opere pubbliche, ridurre il potere interdittivo delle Soprintendenze, spesso accusate di avere un comportamento ostruzionistico che rallenta, innanzitutto, la transizione ecologica e digitale. In missione a Venezia per la Biennale d’Architettura, il titolare della Cultura rivendica il lavoro dei suoi Uffici e annuncia: "Nel decreto Semplificazioni stiamo lavorando a una serie di norme coraggiose con cui riusciremo a coniugare velocità di esecuzione e difesa del nostro patrimonio storico-artistico e naturalistico, che fa dell’Italia una delle mete più desiderate al mondo".
Non ci sta, il ministro Dario Franceschini, a passare per quello che frena sulla modernizzazione del Paese, attento com’è alla tutela del paesaggio, mentre altri colleghi di governo spingono per correre, tagliare tempi e procedure delle opere pubbliche, ridurre il potere interdittivo delle Soprintendenze, spesso accusate di avere un comportamento ostruzionistico che rallenta, innanzitutto, la transizione ecologica e digitale. In missione a Venezia per la Biennale d’Architettura, il titolare della Cultura rivendica il lavoro dei suoi Uffici e annuncia: "Nel decreto Semplificazioni stiamo lavorando a una serie di norme coraggiose con cui riusciremo a coniugare velocità di esecuzione e difesa del nostro patrimonio storico-artistico e naturalistico, che fa dell’Italia una delle mete più desiderate al mondo".
Ministro Franceschini, l’ultimo Semplificazioni è stato approvato dal Conte II nove mesi fa. Ora ci risiamo. Riuscirete a dare risposte certe in tempi ragionevoli, come prevede il decreto atteso in Cdm?
"Si tratta di un obiettivo che nel governo è condiviso da tutte le forze politiche e che ha trovato benzina ulteriore nel fatto che il Recovery ha dei tempi da rispettare e un cronoprogramma preciso, pena la perdita delle risorse europee. Ciò significa accelerare le procedure, eliminare le lentezze burocratiche per la ripartenza e farlo con misure straordinarie. Poi naturalmente ci sono discussioni tra ministeri, com’è naturale che sia, sulle modalità per velocizzare. Ora io condivido che occorra snellire anche rispetto alle procedure che riguardano il mio dicastero, perciò sto lavorando a delle norme coraggiose, però ci sono dei paletti che non si possono superare".
A proposito di discussione tra ministri, è vero che dieci giorni fa ha sfiorato la rissa con Cingolani?
"Ma le pare? Si è trattato di un incontro tecnico in cui abbiamo tranquillamente discusso. Poi, se si vuole raccontare che ci sono scontri tra chi vuole restare immobile e chi vuol fare la rivoluzione, liberi di farlo. Ma siamo vicini a trovare un equilibrio per procedere più spediti sul Pnrr senza indebolire la tutela".
Con quali paletti insuperabili?
"Uno di carattere generale: io ho giurato sulla Costituzione, assumendo l’incarico di ministro. La Costituzione italiana ha dei principi fondamentali ed è l’unica che, all’art.9, inserisce fra questi la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione. Un dovere costituzionale, non solo morale. E noi dobbiamo essere orgogliosi di vivere in un Paese che, grazie a una legislazione molto antica e a una presenza capillare sul territorio attraverso le Soprintendenze, ha sostanzialmente vinto la battaglia della tutela nel Novecento: del paesaggio, delle coste, dei centri storici. Altrove è andata molto peggio. E la bellezza del nostro Paese è una grande forza economica: non solo per il turismo, ma anche per il made in Italy che viene venduto nel mondo".
A proposito di centri storici, sempre nel Semplificazioni è prevista la possibilità di demolire e ricostruire, alzando e ampliando gli edifici. Ma così non si rischia di deturpare borghi e città antiche?
"Stiamo parlando di una bozza, frutto delle proposte dei vari ministeri, ancora da discutere. Detto questo, su diversi centri storici c’è un vincolo generale, quello paesaggistico, e ovunque vincoli specifici, relativi agli edifici storici vincolati, che non si possono superare in ogni caso".
Torniamo alle Soprintendenze, il cui potere, secondo 80 sindaci dem, è spesso “ostruzionistico”. Lo dimostra pure il conflitto tra il barese Decaro, presidente Anci, e la dirigente archivistica della Puglia, che su Facebook gli ha contestato la realizzazione di una biblioteca comunale definita “perniciosa” perché da lei non autorizzata.
"Non è compito della politica promuovere provvedimenti disciplinari, però ho già segnalato la vicenda al segretario generale del ministero che farà delle verifiche. A ogni modo, non si può partire da un caso specifico per dare un giudizio complessivo sulle Soprintendenze. Anche fra medici o tra i sindaci ci sarà qualcuno che non fa bene il suo mestiere, ma non mi pare un buon motivo per dire: superiamo gli ospedali e i comuni".
E quindi, lasciamo tutto com’è? Fra tempi biblici e pareri che talvolta, in nome della tutela, rasentano l’arbitrio?
"Intanto già con la riforma portata avanti dal sottoscritto tre anni fa abbiamo semplificato il quadro. Prima, incaricate di vigilare su ogni bene immobile, c’erano tre Soprintendenze con competenze diverse, sedi diverse e spesso pareri discordanti, che con la riforma sono state ridotte a una. Secondo tema: abbiamo iniziato a eliminare competenze che congestionavano gli uffici, per esempio sui tavoli all’aperto di bar e ristoranti, tranne che vicino ai monumenti".
Evidentemente non è bastato.
"Ora stiamo lavorando a una serie di norme che velocizzeranno moltissimo gli iter in tre settori: opere del Recovery, di cui si occuperà la Soprintendenza unica nazionale; rinnovabili e 5G, le cui autorizzazioni saranno sveltite e in qualche caso non saranno più necessarie. Io sono per dare una mano su tutto, ma non si può demolire la tutela".
Persino Legambiente sostiene che le Soprintendenze frenano la transizione ecologica: in Sardegna hanno bloccato la sostituzione delle pale eoliche; a Taranto un impianto offshore.
"Le Soprintendenze operano nell’ambito della legge. Siamo noi che, se vogliamo, dobbiamo cambiare la legge. Per esempio, anche per installare impianti fotovoltaici nelle aree cosiddette contermini (cioè limitrofe alle zone sottoposte a vincolo paesaggistico) servono dei pareri: ebbene penso che lì si possa allentare molto. Come pure sul repowering, la sostituzione delle pale. Ci stiamo ragionando, ma non accetterò mai di fare di ogni erba un fascio".
Le linee guida sull’installazione delle rinnovabili risalgono a più di dieci anni fa: non andrebbero adeguate agli impegni assunti a livello internazionale sul taglio delle emissioni e ai nuovi obiettivi energetici del Paese?
"Lo faremo dopo aver approvato le nuove norme che serviranno a trovare un equilibrio tra velocità delle opere e tutela. Il paesaggio è importante quanto l’ambiente. Io penso che in due settori centrali – rinnovabili e digitalizzazione – troveremo le soluzioni migliori".
L’Assitel, imprese di Tlc, in audizione alla Camera ha detto che i tempi per le autorizzazioni (dai 210 ai 250 giorni) sono inconciliabili con la transizione digitale. Interverrete anche lì?
"Sì, anche se bisognerebbe far leva sui poteri sostitutivi anziché sul silenzio-assenso, che peraltro non è ammesso dalla legislazione Ue sulla Via".