✕

Centrodestra, oggi il vertice dei leader. Ma su amministrative e Copasir la trattativa è in salita. Meloni: "Non capisco polemiche su Urso, noi tifosi solo dell'Italia"

Giorgia Meloni e Matteo Salvini (ansa)
Dopo tre mesi tornano ad incontrarsi Salvini, Meloni e Tajani. Sul tavolo i candidati da presentare alle amministrative di Milano e Roma (con Michetti in pole). E la necessità di trovare il sostituto di Volpi alla guida del Comitato per la sicurezza: FdI propone Urso, ma il leader della Lega fa muro
6 minuti di lettura

Di nuovo, dopo tre mesi, allo stesso tavolo. Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia sono pronti ad aprire nel pomeriggio, alle 17.30, il primo vertice del centrodestra dopo una lunga pausa e molte tensioni. La partita da affrontare è doppia: da una parte ci sono i candidati per le amministrative, Roma e Milano in testa, su cui regna ancora molta confusione. Lo stallo dura da troppo tempo. Al momento per la Capitale Enrico Michetti resta in pole mentre è stata scartata l'ipotesi dei generali Claudio Graziano (è stato lui stesso a rifiutare) e Giovanni Nistri, sponsorizzato dalla Lega ma bocciato da FdI. In mezzo, c'è Forza Italia che prova a mediare cercando una soluzione, ancora lontana. Dall'altra parte, poi, la questione legata alla presidenza del Copasir che FdI chiede per legge, come unica forza di opposizione. Il nome proposto è Adolfo Urso, poco gradito a Matteo Salvini.

Intanto, in attesa dell'incontro, Giorgia Meloni chia…

Di nuovo, dopo tre mesi, allo stesso tavolo. Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia sono pronti ad aprire nel pomeriggio, alle 17.30, il primo vertice del centrodestra dopo una lunga pausa e molte tensioni. La partita da affrontare è doppia: da una parte ci sono i candidati per le amministrative, Roma e Milano in testa, su cui regna ancora molta confusione. Lo stallo dura da troppo tempo. Al momento per la Capitale Enrico Michetti resta in pole mentre è stata scartata l'ipotesi dei generali Claudio Graziano (è stato lui stesso a rifiutare) e Giovanni Nistri, sponsorizzato dalla Lega ma bocciato da FdI. In mezzo, c'è Forza Italia che prova a mediare cercando una soluzione, ancora lontana. Dall'altra parte, poi, la questione legata alla presidenza del Copasir che FdI chiede per legge, come unica forza di opposizione. Il nome proposto è Adolfo Urso, poco gradito a Matteo Salvini.

Intanto, in attesa dell'incontro, Giorgia Meloni chiarisce la posizione del suo partito all'interno della coalizione di centrodestra, anche dopo gli ultimi sondaggi con FdI ormai a un passo dal Pd. "Io non sto azzannando il partito di Salvini, ma il M5S e il Pd, entrambi superati da FdI secondo alcuni sondaggi. Le rilevazioni vanno sempre prese con le molle, ma rimane che i primi due partiti oggi in Italia siano due partiti di centrodestra. Io credo che questo deve fare interrogare dove sta la gente rispetto ai palazzi - spiega in radio - Questa rivalità forzata tra Lega e FdI a me non appassiona e non appartiene. Io credo che la sfida sia crescere tutti insieme" per poi "avere una maggioranza solida" al governo.

Ipotesi Michetti per Roma: il 'civico' che piace a FdI

Tramontata definitivamente per Roma l'ipotesi di Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile proposto da Lega e Forza Italia ma su cui era arrivato alla fine anche il placet di FdI, continua la ricerca del nome da proporre per la conquista del Campidoglio. Al momento, in pole c'è Enrico Michetti: 55 anni, romano, avvocato, direttore della Gazzetta amministrativa, professore di Diritto pubblico all'università di Cassino e tribuno radiofonico. Sembra avere chiaro già il suo programma: "Il passato della Capitale deve tornare a risplendere, bisogna tornare ai fasti dei Cesari e dei Papi. Esagero? No, è quello che vogliono i romani. Sicurezza, decoro e il rilancio della città", ha detto giorni fa quando il suo nome si è fatto più insistente.

Il partito di Giorgia Meloni punta su di lui. I due si sono incontrati alla Camera giorni fa: per FdI è la proposta civica che potrebbe fare la differenza. Ma resta il dubbio sul fatto che sia poco conosciuto tra i romani. Come sostiene il senatore azzurro Maurizio Gasparri ("Non appoggeremo candidati sconosciuti") e anche il partito di Salvini non ne è convinto fino in fondo. Così, al tavolo, leghisti e forzisti esprimeranno il loro giudizio e qualora Michetti per loro non dovesse essere il nome giusto per la Capitale, la parola passerà allora a Meloni, leader con più voti a Roma, che avrà il compito di presentare la persona da candidare come sindaco. Il nome più probabile sembra essere quello di Guido Crosetto, cofondatore di FdI e ancora molto incerto. Ma c'è anche l'ipotesi Chiara Colosimo, consigliera regionale invece pronta a partecipare alla corsa per la Capitale.

Per Roma "i nomi che stanno circolando sono diversi, ci sono varie ipotesi ma credo non sia intelligente fare un dibattito prima del tavolo. Da settimane chiedevo la convocazione del vertice, per me si poteva fare anche prima - commenta Meloni - Il modo migliore di operare credo sia parlare con gli alleati, valutare le proposte, decidere insieme e poi commentare le decisioni sui giornali. Noi lavoriamo per vincere: a Roma noi andremo con un unico candidato, il centrosinistra ne ha tre, loro sono più divisi e in difficoltà". A proposito di centrosinistra, la leader di FdI considera il segretario del Pd Enrico Letta "un marziano. Penso che il fatto di aver lavorato per tanti anni alla Sorbona e di essere poi tornato in Italia non gli consenta di capire la realtà in cui opera. Con una Italia che va verso il rischio di chiusura per il 40% delle imprese e una povertà che dilaga, è fantascienza pensare di aumentare le tasse", riferendosi alla proposta di Letta sulla tassa di successione e la dote ai 18enni.

Intanto, Matteo Salvini ha assicurato di avere "tante belle idee in testa" e, in un'intervista a La Stampa, ha detto che al vertice di centrodestra si presenterà "con dieci nomi". Uno di questi potrebbe essere quello dell'europarlamentare Antonio Rinaldi.

Si cerca il candidato anche per Milano

E riguardo alla candidatura a Milano, dopo la rinuncia di Gabriele Albertini, il leader leghista ha escluso un ticket Sala-Albertini: "Ma no. Figuriamoci. Albertini appoggerà il nostro o la nostra candidata. Se poi il discorso fosse che il vincente può offrire la poltrona di vice al suo competitor, ci si può ragionare. Ma io ho la sensazione che vinciamo noi sia a Milano che a Roma". Serve quindi un piano B per Milano. Maurizio Lupi, leader di Noi con l'Italia che piace a FI, sarebbe pronto a correre. Ma nella rosa dei possibili candidati, ci sono anche l'imprenditore Riccardo Ruggiero, il professore della Bocconi Maurizio Dallocchio (che però sembra essersi già sfilato) e Fabio Minoli, ex deputato di Forza Italia fino al 2006 e poi responsabile delle Relazioni esterne di Confindustria e attualmente capo della Comunicazione del colosso farmaceutico Bayer Italia. La new entry è Annarosa Racca, meneghina doc, classe 1952 e presidente di Federfarma Lombardia, Ambrogino d'oro nel 2016, che secondo il leader della Lega "potrebbe mettere d'accordo tutti" gli alleati del centrodestra. "Io candidata? Adesso vediamo. Chiaramente, come accade in queste fasi di avvicinamento a un appuntamento elettorale, oltretutto per una città importante come questa, i presidenti di categorie, specie delle più amate come quella dei farmacisti, sono spesso chiamati in causa. Ringrazio per l'affetto - commenta Racca, confermando di fatto il colloquio con Salvini - il giusto riconoscimento del lavoro che le farmacie hanno fatto quest'anno e la testimonianza della fiducia che hanno le persone verso di noi".

Esclusa l'ipotesi dei generali per il Campidoglio

È spuntata anche l'ipotesi dei generali per la conquista del Campidoglio: Claudio Graziano o Giovanni Nistri. Il primo, da due anni presidente del Comitato militare dell'Unione europea, ha rifiutato la proposta con un 'no, graziè per poi spiegare: "Non sono in alcun modo interessato alla competizione elettorale". Il secondo, ex comandante dell'Arma dei carabinieri sponsorizzato dalla Lega, è stato invece boccato da Fratelli d'Italia. Francesco Lollobrigida, capogruppo di FdI alla Camera, è stato chiaro: "Non giudico il nome e il profilo, ma non è mai stato in gioco", paragonandolo a Ronald Reagan al Campidoglio ossia "una candidatura che non c'è".

Sulle amministrative la trattativa è in salita. E non è esclusa inoltre la possibilità che il vertice di oggi sia solo interlocutorio per poi far partire dei sondaggi su una rosa di nomi sia a Milano che a Roma.

Presidenza del Copasir: altro nodo da sciogliere

I leader del centrodestra hanno anche un altro nodo da sciogliere, piuttosto intricato: la presidenza del Copasir. La questione va avanti da mesi, da quando è stato nominato Mario Draghi presidente del Consiglio e Fratelli d'Italia ha deciso di non sostenerlo. Ora la legge vuole che sia un rappresentante dell'opposizione a presiedere il Comitato parlamentare per la sicurezza, rimasto senza presidente dopo le dimissioni del leghista, Raffaele Volpi, in carica dal 9 ottobre 2019, inizio del governo giallorosso. Salvini ha rivendicato il passo indietro ("Siamo gli unici ad averlo fatto") e ha lanciato la palla agli avversari: "Ora si dimettano tutti", in modo da poter così rinominare tutto il Copasir. La Lega, infatti, invoca l'applicazione integrale della legge 124 del 2007 che prevede "l'assegnazione all'opposizione di 5 componenti su 10 tra cui poter scegliere l'eventuale presidente".

La questione resta complicata. La battaglia ora è tutta su Adolfo Urso, unico candidato alla presidenza per FdI e unico rappresentante dell'opposizione, su cui però la Lega continua a fare muro per i suoi presunti rapporti con l'Iran, per via della società di consulenza per le imprese italiane a Teheran di cui ha ancora qualche quota. Giorgia Meloni non comprende "le polemiche e non mi abbasso a questo livello. Il presidente Volpi lo è diventato grazie al voto determinante di Adolfo Urso. A me può dispiacere che alcuni esponenti di nostri alleati abbiano parole così dure verso di noi che non hanno neanche verso Pd-M5S ma non alimento la polemica e non voglio arrivare a questo livello - dice intervenendo a Radio 24 - Se ci interessassero le poltrone staremmo al governo, noi non siamo le cheerleader di nessuno, facciamo solo gli interessi dell'Italia". E aggiunge: "Credo che nessuno, alla luce del lavoro svolto da FdI e da Adolfo Urso, possa dubitare sul fatto che qualunque esponente di FdI dovesse andare a ricoprire qualsiasi tipo di incarico lo farà esclusivamente difendendo l'interesse nazionale italiano. Noi non abbiamo amici, non siamo tifosi di nessuna nazione e di nessun leader straniero. Siamo tifosi soltanto dell'Italia".

FdI, dunque, ritiene che le altre forze politiche possano votare Urso anche senza il consenso del partito di via Bellerio e che spetti alle presidenze delle Camere sciogliere il nodo della composizione del comitato. Non la pensa così la Lega che ha chiesto le dimissioni di tutti i membri del Copasir e gradirebbe un'alternativa, Ignazio La Russa (che però ha già detto di non essere interessato) o il capogruppo di Fdi al Senato Ciriani. "Non faccio nomi e cognomi, prima si dimettano tutti e poi ne parliamo", ha ribadito il leader del Carroccio. Del resto, ha aggiunto, "gli unici che si sono dimessi nei fatti e non a parole sono i due componenti della Lega", Volpi appunto e il collega di partito Paolo Arrigoni. E quindi "se si dimettono tutti, vengono nominati i nuovi membri e si riparte a lavorare". Appello, per il momento, rimasto inascoltato.