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Il caso Conte tra calcio e politica, La Russa: "Il suo addio all'Inter è colpa del comunismo"

Il vicepresidente del Senato (Fdi) fra il serio e il faceto accusa Pechino per il ridimensionamento del progetto neroazzurro. La vicenda appassiona ex ministri, parlamentari e sindaci. Renzi: "Io ho cacciato un Conte, ma stavolta non c'entro niente". Il sindaco Sala, tifoso interista: "L'avevo sentito e avevo capito che finiva così"
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La politica è anche cuore e passione. E pure per questo spesso si incrocia con il calcio. Anche facendo confusione. Come nel caso Conte, che non riguarda Giuseppe, l'ex presidente del Consiglio. Ma l'altro pugliese Antonio Conte, fresco vincitore dello scudetto con l'Inter. E ancor più fresco ex allenatore dei neroazzurri dopo il divorzio consensuale con la società e una buonuscita da 7,5 milioni di euro.

La cosa non è piaciuta per niente a Ignazio La Russa, catanese trapiantato a Milano che ha nel cuore il Catania e l'Inter. Che la butta in politica. Fra il serio e il faceto. "È tutta colpa del comunismo cinese - ironizza il senatore di Fratelli d'Italia - perché la politica del governo di Pechino ha imposto al presidente Steven Zhang, che rispetto e ammiro, di tagliare gli investimenti nel calcio".

La politica è anche cuore e passione. E pure per questo spesso si incrocia con il calcio. Anche facendo confusione. Come nel caso Conte, che non riguarda Giuseppe, l'ex presidente del Consiglio. Ma l'altro pugliese Antonio Conte, fresco vincitore dello scudetto con l'Inter. E ancor più fresco ex allenatore dei neroazzurri dopo il divorzio consensuale con la società e una buonuscita da 7,5 milioni di euro.

La cosa non è piaciuta per niente a Ignazio La Russa, catanese trapiantato a Milano che ha nel cuore il Catania e l'Inter. Che la butta in politica. Fra il serio e il faceto. "È tutta colpa del comunismo cinese - ironizza il senatore di Fratelli d'Italia - perché la politica del governo di Pechino ha imposto al presidente Steven Zhang, che rispetto e ammiro, di tagliare gli investimenti nel calcio".

Mica è una balla che circola nel web. È proprio vero. "Lui non ha colpe. - continua il vicepresidente del Senato - Ha dovuto chiudere la squadra che aveva in Cina e che stava vincendo il campionato sempre per un diktat del suo governo. E lì in Cina non si può dire di no. Basta vedere come è finita a Jack Ma, il fondatore di Alibaba. Ora, per far quadrare i conti e risparmiare 100 milioni, è costretto a vendere gioielli come Hakimi e chissà chi altro. Continueranno a vendere, magari il prossimo anno cederanno Lukaku e Eriksen. È chiaro che Conte ha detto no. Altro che ciclo interista", conclude amaro e pessimista La Russa.

È noto come il cuore della destra milanese batta molto a destra. Per motivi storici. Nel ventennio all'Inter, in realtà Internazionale, il regime cambiò nome in Inter Ambrosiana. Si poteva tollerare quel nome che rimandava all'inno dei comunisti? Bastò per questo per farne la squadra dei gerarchi. Mentre i rivali cittadini del Milan erano più popolari e di sinistra. Almeno fino all'arrivo di Silvio Berlusconi.

Oggi le divisioni sono meno nette. Ma il sindaco di Milano non può fare finta di nulla. Se Antonio Conte lascia la squadra, dicono in direzione Madrid, il sindaco Giuseppe Sala qualcosa deve dire. E qualcosa dice: "Con Antonio Conte ci siamo scritti nei giorni scorsi e diciamo che forse avevo capito che andava a finire così. Il che mi dispiace perché quando si vince un campionato è chiaro che molto è merito dell'allenatore. È stato grandissimo", dice il sindaco di Milano, definito grande tifoso interista.

"Detto ciò, poi il tifo è il tifo quindi si andrà avanti. Io spero si possa tornare allo stadio, ho promesso ai miei amici interisti più fidati che se si può fare, l'abbonamento al secondo anello lo farò - dice Sala  - e lo farò con loro perché questi sono i momenti in cui, come si suol dire, bisogna stringersi intorno alla squadra. Per cui spero anche io da tifoso di poter tornare allo stadio".

Un atto dovuto o un piccolo conflitto di interessi quello di Sala. Ma la cosa forse più inaspettata è l'interesse di Matteo Renzi. Grande fan della Fiorentina, non può non parlare di calcio. A maggior ragione se si tratta di un grande evento mediatico. E il leader di Italia viva non si trattiene dal giocare sul binomio Conte Antonio Conte Giuseppe. " Si è dimesso Conte. Stavolta non c'entro niente. Anzi, io ero contrario. Perché quel Conte lì - l'allenatore dell'Inter - l'avrei tenuto a lungo", twitta gioioso. Poi va in tv, a Zona bianca,  Rete 4, e fa il bis: "Conte lo abbiamo mandato a casa perché non era all'altezza. Dico l'ex presidente del Consiglio. Aver mandato a casa l'allenatore credo, invece, sia stato un errore dell'Inter", dice.

Dicono che dietro l'addio di Conte ci sia anche l'interesse dell'Inter a tagliare dai i bilanci i 12 milioni netti che percepiva Conte. Venti lordi. Un risparmio che copre abbondantemente l'ingaggio del nuovo allenatore Simone Inzaghi. Ma l'addio è amaro anche per l'uomo, un po' politico, un po' tecnico che dei tagli alle spese ha fatto una ragione di vita: Carlo Cottarelli. "Mi dispiace per l'addio di Conte all'Inter, il tecnico era parte di un progetto e l'arrivo di un altro allenatore non facilita le cose", dice l'uomo, tifoso interista, che Sergio Mattarella ad un certo punto aveva chiamato a formare il governo del Paese.

Naturalmente il tifo non coinvolge solo deputati e senatori. Anche i giornalisti tifano.  "Meglio Inzaghi di Allegri, non avrei sopportato volentieri per una seconda volta uno juventino al comando", confessa Gad Lerner, super tifoso interista.  "Questa storia per cui noi prendiamo sempre l'ex juventino per tirarci su ha avuto precedenti nefasti, ricordo Lippi, fu qualcosa di imbarazzante", ricorda il giornalista.

Sull'addio di Conte Lerner non si mostra molto sorpreso: "Mi aspettavo il divorzio da Conte perché non è un uomo squadra, è uno che gioca per sé. A questo punto certamente siamo ripiombati nella psicosi di Madrid, dell'allenatore vincente che ci molla il giorno dopo, che fa parte degli psicodrammi della pazza Inter". Allusione alla memorabile serata della conquista della Champions da parte dell'Inter. Rovinata dal contemporaneo addio alla panchina interista di Mourinho Anche se Lerner non è pessimista sul futuro dei nerazzurri con Inzaghi: "È giovane, ha dimostrato di essere bravo quindi, nello psicodramma, poteva andarci molto peggio".