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Dal Ponte Morandi alla funivia del Mottarone, l'appello dei parenti delle vittime a Cartabia: "Processi brevi e più controlli"

(ansa)
Il comitato 'Noi 9 Ottobre' si rivolge alla Guardasigilli. Piagentini coinvolto nella strage di Viareggio del 2009: "Veder proseguire come se niente fosse le carriere di manager coinvolti in tragedie come la nostra è moralmente inaccettabile"
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Un appello al ministro della Giustizia Marta Cartabia e allo stesso tempo una iniziativa pubblica popolare per il riconoscimento dei diritti delle vittime di stragi causate da attività economiche finalizzate al profitto. Dopo quanto accaduto al Mottarone la scorsa settimana, dove hanno perso la vita 14 persone, il comitato 'Noi 9 Ottobre' che riunisce parenti, amici, "compagni e compagne di lavoro e di sventura delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate esclusivamente al profitto" - dal Ponte Morandi al Moby Prince, dalla stazione di Viareggio al Vajont - si organizza per provare a intervenire anche in maniera legislativa. Per far in modo cioè che diventi troppo difficile perseguire i responsabili di queste stragi e per aumentare controlli e prevenzione.

Un appello al ministro della Giustizia Marta Cartabia e allo stesso tempo una iniziativa pubblica popolare per il riconoscimento dei diritti delle vittime di stragi causate da attività economiche finalizzate al profitto. Dopo quanto accaduto al Mottarone la scorsa settimana, dove hanno perso la vita 14 persone, il comitato 'Noi 9 Ottobre' che riunisce parenti, amici, "compagni e compagne di lavoro e di sventura delle vittime delle stragi causate da attività economiche finalizzate esclusivamente al profitto" - dal Ponte Morandi al Moby Prince, dalla stazione di Viareggio al Vajont - si organizza per provare a intervenire anche in maniera legislativa. Per far in modo cioè che diventi troppo difficile perseguire i responsabili di queste stragi e per aumentare controlli e prevenzione.

Nel comitato ci sono anche i magistrati Raffaele Guariniello e Felice Casson, che è stato anche senatore del Pd. I punti messi in risalto sono tre: la legge in sé nelle aule dei tribunali tutela maggiormente gli imputati quando sono grandi imprese, sia pubbliche che private; chiunque sieda nelle aule dei tribunali dalla parte delle vittime "spesso è costretto ad assistere ad una ricostruzione menzognera dei fatti che sfiora la beffa, che va contro ogni logica e buonsenso"; inoltre, occorre "evitare che l'impunità ottenuta dai responsabili di questi gravi fatti possa favorire la reiterazione di condotte e comportamenti ad alto rischio per l'incolumità di persone estranee, oltre che dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati".

La richiesta alla ministra, rilanciata attraverso un appello pubblico, è "il potenziamento e la riorganizzazione dell'amministrazione della giustizia evitando l'eccessiva lunghezza dei processi e l'esito della prescrizione". Si chiede "trasparenza nelle procedure e l'obiettività nella scelta degli strumenti scientifici di indagine e di consulenza di tutte le parti in causa, l'aumento dei sistemi pubblici di controllo preventivo, il riequilibrio nella disparità di mezzi a disposizione delle vittime in confronto a quelli delle grandi imprese, l'allontanamento permanente da ogni tipo di incarico pubblico dei responsabili di comportamenti comunque irresponsabili".

Marco Piagentini, che nella strage di Viareggio (2009, 32 morti) ha perso due figli e la moglie, mentre lui ha affrontato decine di operazioni per ricostruire il proprio corpo ustionato, spiega che "vedere proseguire come se niente fosse le carriere di manager coinvolti in tragedie come la nostra, è moralmente inaccettabile".