Governo, anche Draghi sbatte sul muro dei decreti attuativi
di Silvio Buzzanca , di Silvio BuzzancaI governi italiani corrono, si affannano, emanano decreti leggi, pubblicano decreti legislativi, fanno approvare leggi di Bilancio e collegati, affastellano norme e regolamenti alla rincorsa di un virus o dell'ultima catastrofe nazionale. Ma alla fine si trovano tutti davanti ad una montagna difficile da scalare: i decreti attuativi. E anche Mario Draghi non sfugge al mostro giuridico che si nasconde nei sotterranei di Palazzo Chigi e dei ministeri: quel pezzo di carta, quella interpretazione, quel regolamento che trasforma la norma approvata in Parlamento in soldi, procedure, meccanismi per arrivare al risultato sperato.
Il nuovo esecutivo è in carica dal 13 febbraio 2021. Ha rottamato il metodo del Dpcm, i Decreti del presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi, che tanto hanno fatto litigare maggioranza giallorossa e opposizioni. Tutta la procedura è stata riportata sotto il controllo finale del Parlamento. spostando tutto sotto il cappello dei dec…
I governi italiani corrono, si affannano, emanano decreti leggi, pubblicano decreti legislativi, fanno approvare leggi di Bilancio e collegati, affastellano norme e regolamenti alla rincorsa di un virus o dell'ultima catastrofe nazionale. Ma alla fine si trovano tutti davanti ad una montagna difficile da scalare: i decreti attuativi. E anche Mario Draghi non sfugge al mostro giuridico che si nasconde nei sotterranei di Palazzo Chigi e dei ministeri: quel pezzo di carta, quella interpretazione, quel regolamento che trasforma la norma approvata in Parlamento in soldi, procedure, meccanismi per arrivare al risultato sperato.
Il nuovo esecutivo è in carica dal 13 febbraio 2021. Ha rottamato il metodo del Dpcm, i Decreti del presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi, che tanto hanno fatto litigare maggioranza giallorossa e opposizioni. Tutta la procedura è stata riportata sotto il controllo finale del Parlamento. spostando tutto sotto il cappello dei decreti-legge. Il metodo però non supera però lo scoglio dei decreti attuativi.
il sito Openpolis, che esegue un monitoraggio costante sull’attività delle istituzioni, spiega infatti, che il governo ha varato fino ad oggi 10 norme che richiedono decreti attuativi. Per renderle operative servirebbero 51 atti, ma Palazzo Chigi e dintorni ne hanno pubblicato solo 5. Tra le misure che richiedono il maggior numero di attuazioni troviamo il Decreto sostegni (3 decreti attuativi pubblicati su 17 richiesti), il Decreto legislativo 36/2021 riguardante la riforma degli enti sportivi (0 su 13) e il Decreto sulla riorganizzazione dei ministeri (0 su 10).
Questo vuole dire che non è ancora stato pubblicato oltre il 90% dei decreti attuativi richiesti per le norme emanate da Draghi. A cui bisognava sommare l'eredità: il 58,3% dei decreti attuativi relativi alle misure varate durante il governo Conte II (466 decreti attuativi sui 799 richiesti) ed il 37,5% di quelle relative al Conte I (125 su 333). Ovviamente il nuovo governo è solo all'inizio e deve fare i conti con tutto questo pregresso. Nel corso della XVIII legislatura, tre esecutivi, sono state emanate leggi che prevedevano 1.178 decreti attuativi. Ad oggi nel mancano ancora 675, cioè il 53,7 per cento.
Il problema è ben presente a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli ha pure presentato una relazione al Consiglio dei ministri, invitando i ministeri a cercare di smaltire l'arretrato. Fra i dicasteri più in ritardo c'è quello della Sanità Perchè non è solo una questione di avere tabelle a posto. Tanto per capire l'entità del problema, Garofoli ha spiegato come il Decreto agosto del 2020 veda il 12 per cento del suo ammontare, 5 miliardi e 260 milioni, bloccato per mancanza dei decreti attuativi. Fra i ministeri più indietro ci sono il Mef, manca il 46,4% dei testi e quello della Salute con il 73,4%.
Dunque, nonostante la buona volontà del sottosegretario il passaggio obbligato, il collo di bottiglia, in vista della partenza del Piano di ripresa e resilienza, preoccupa molto. Anche il Parlamento. Al punto che il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, il grillino Giuseppe Brescia, e il presidente del Comitato per la Legislazione, il dem Stefano Ceccanti, hanno presentato un'interrogazione per capire come il presidente del Consiglio intenda affrontare il problema.
Brescia e Ceccanti vogliono che il governo renda più trasparente lo snodo dei decreti attuativi. Vogliono che il governo coinvolga di più il Parlamento. I due deputati presiedono commissioni che hanno un ruolo chiave nella spesa dei denari in arrivo dall'Unione europea. E chiedono "un dialogo" per capire meglio, voce per voce, come si decide, come si destinano e come si spendono i soldi.
La coppia chiede così a Draghi " se non intende inserire" nel monitoraggio pubblico il dato riguardante “l'ammontare delle risorse" legate a ogni singolo provvedimento attuativo. Come si concilia questa richiesta con la governance pensata da Draghi, accentrata sulla sua persona" è tutto da vedere. E fa pensare ad un possibile scontro politico fra Palazzo Chigi e una parte della maggioranza che lo sostiene.
Brescia e Ceccanti sanno però benissimo che spesso a fare crescere in altezza la montagna dei decreti attuativi siano anche le " modifiche" che il Parlamento apporta ai provvedimenti del governo. E per fare chiarezza anche su questo la coppia chiede chiarezza a Palazzo Chigi, In modo da capire subito se il decreto attuativo è frutto dell'attività del governo o del Parlamento.