2 giugno, il discorso di Mattarella: democrazia ed Europa ma nessun accenno al bis
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioUna riflessione storico-politica sui 75 anni della Repubblica, ma con lo sguardo rivolto al futuro, perché la democrazia è una pianta che va inaffiata e curata ogni giorno. Il 2 giugno, alle ore 19,30, Sergio Mattarella pronuncerà un discorso importante, della durata di venti minuti, dal cortile d'onore del Quirinale, alla presenza del premier Mario Draghi e di tutto il governo. Il capo dello Stato ci teneva particolarmente a questa ricorrenza, che è l'ultima del suo settennato, e che tuttavia si svolgerà in tono minore: niente parata militare ai Fori imperiali (ma nel cielo sfilerano le frecce tricolori), chiusi i giardini del Quirinale, che prima della pandemia venivano aperti al pubblico, con la possibilità per i cittadini di poter salutare il Capo dello Stato. Annullato, per il secondo anno consecutivo, anche il ricevimento delle personalità della politica, dell'economia e della cultura.
È un bilancio sullo stato…
Una riflessione storico-politica sui 75 anni della Repubblica, ma con lo sguardo rivolto al futuro, perché la democrazia è una pianta che va inaffiata e curata ogni giorno. Il 2 giugno, alle ore 19,30, Sergio Mattarella pronuncerà un discorso importante, della durata di venti minuti, dal cortile d'onore del Quirinale, alla presenza del premier Mario Draghi e di tutto il governo. Il capo dello Stato ci teneva particolarmente a questa ricorrenza, che è l'ultima del suo settennato, e che tuttavia si svolgerà in tono minore: niente parata militare ai Fori imperiali (ma nel cielo sfilerano le frecce tricolori), chiusi i giardini del Quirinale, che prima della pandemia venivano aperti al pubblico, con la possibilità per i cittadini di poter salutare il Capo dello Stato. Annullato, per il secondo anno consecutivo, anche il ricevimento delle personalità della politica, dell'economia e della cultura.
È un bilancio sullo stato della nostra democrazia, quello che farà Mattarella. Un'analisi su cosa ha rappresentato il 2 giugno 1946 per il nostro Paese con l'invito a coltivare la memoria e le radici. La pandemia ha messo in difficoltà le istituzioni, ma lo Stato, come dimostra il piano delle vaccinazioni, sta superando anche questa durissima prova. L'altro ingrediente del discorso è il multilateralismo, su cui Mattarella in questi anni ha insistito spesso: senza sarebbe stato molto più arduo venire a capo del virus. La Ue, dopo tanti passi falsi, ha ritrovato lo spirito dei padri fondatori. Un Paese da solo non ce la può fare più, occorre rendere più solida la vocazione europeista. Su questa visione c'è perfetta consonanza con Mario Draghi, che l'altro giorno, al Global Solutions Summit, ha usato parole identiche: non è più possibile risolvere i problemi globali con soluzioni nazionali. L'asse tra i due resta fortissimo.
Non dovrebbe mancare, tra le righe, un accenno sullo stato del governo. Mattarella ha mostrato qualche scontentezza per l'eccessiva litigiosità tra i partiti, che rischiano di perdere di vista il cuore della loro missione: vaccinare gli italiani e gestire la partita cruciale del Recovery. Lo ha fatto a Brescia, con un assist a Draghi, e davanti alla scolaresca romana, quando ha ricordato che nei momenti di difficoltà bisogna sostenersi l'uno con l'altro. Un invito garbato rivolto sia a Matteo Salvini che a Enrico Letta, pur nel rispetto della inevitabile dialettica tra partiti diversi costretti a convivere nella stessa maggioranza. La lezione della Repubblica deve essere da viatico per questo governo, ecco il senso dell'intervento.
Il bilancio del settennato di Mattarella può dirsi positivo. Gode della stima bipartisan e anche gli italiani hanno finito per apprezzare il suo stile sobrio, la sua umanità sincera. In un mondo chiassoso i silenzi severi del Presidente hanno bucato di più. L'incendio populista, che si era propagato nel biennio 2018-2019, si va spegnendo. Le spinte anti-casta grilline, come dimostra il fresco mea culpa di Luigi Di Maio sul giustizialismo, state costituzionalizzate.
Non ci sarà alcun accenno al suo futuro. Mattarella quello che aveva da dire l'ha già detto lo scorso 31 dicembre: questo è il suo ultimo anno da Presidente. Tutte le ultime mosse, a cominciare da una serie di interviste e servizi fotografici, sembrano del resto la spia della volontà di concludere il mandato senza il bis. Anche se questa è una partita che si deciderà a gennaio, e l'esito è aperto, perché dipenderà dallo stato del Paese in quel frangente e dalle ambizioni di Draghi.