L'estate senza soste di Draghi, un'agenda con quattro pilastri
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoQuattro pilastri, novanta giorni, nessuna sosta estiva: ecco il progetto del governo per uscire definitivamente dal buco nero della pandemia e rilanciare davvero il sistema. L'idea è quella di non fermarsi quasi per nulla, tra giugno e agosto: pochissime ferie e tanto lavoro per non restare indietro su una tabella di marcia serratissima. Che tutti, a Palazzo Chigi, considerano determinante per raggiungere gli obiettivi che si è posto questo governo nel momento in cui è nato.
I dossier decisivi sulla scrivania di Mario Draghi sono quattro: Recovery e ripresa, migranti, summit internazionali e campagna vaccinale. Da gestire, ovviamente, tenendo conto anche delle numerose incognite che potrebbero manifesta…
Quattro pilastri, novanta giorni, nessuna sosta estiva: ecco il progetto del governo per uscire definitivamente dal buco nero della pandemia e rilanciare davvero il sistema. L'idea è quella di non fermarsi quasi per nulla, tra giugno e agosto: pochissime ferie e tanto lavoro per non restare indietro su una tabella di marcia serratissima. Che tutti, a Palazzo Chigi, considerano determinante per raggiungere gli obiettivi che si è posto questo governo nel momento in cui è nato.
I dossier decisivi sulla scrivania di Mario Draghi sono quattro: Recovery e ripresa, migranti, summit internazionali e campagna vaccinale. Da gestire, ovviamente, tenendo conto anche delle numerose incognite che potrebbero manifestarsi nei prossimi tre mesi. E prima che la campagna elettorale per le amministrative entri nel vivo e complichi il clima tra le forze di maggioranza.
Il Recovery
Prima di tutto c'è il Recovery, che è la priorità assoluta di Draghi. Come farlo correre, come garantire le tranche di erogazione dei fondi, come assicurare il successo dei progetti: ecco i nodi più delicati. Il decreto semplificazioni appena approvato affida al capo dell'esecutivo importanti poteri di intervento sul dossier, per sbloccare i progetti che si arenano o non procedono con la dovuta celerità. Tutto, in ultima istanza, fa capo al presidente del Consiglio e al ministero dell'Economia, i due timonieri, i terminali di ogni decisione.
Non sono mancati i malumori tra le forze politiche, ma alla fine Draghi ha accontentato diverse richieste, mediando tra le diverse istanze. Saranno coinvolti di volta in volta i ministeri interessati ai singoli dossier, ma di fronte all'eventuale inerzia di comuni, regioni o di altri soggetti nell'attuazione del piano, toccherà ai due terminali intervenire con poteri sostitutivi. Un ruolo centrale lo avrà in particolare la segreteria tecnica che nascerà sotto la Presidenza del Consiglio, pronta a raccogliere le indicazioni dei ministeri rispetto a eventuali criticità, per avviare un percorso che può sfociare anche nel commissariamento.
Ma non è finita qui. Per dare attuazione al Pnrr, era necessario approvare il decreto semplificazioni entro maggio (obiettivo centrato) e individuare altri passaggi chiave tra giugno e luglio. C'è da varare il decreto concorrenza, altro tassello fondamentale per dare attuazione al Recovery. Subito dopo, si metterà in cantiere la legge delega sul fisco. Sono riforme chiave, anche per sfruttare il "rimbalzo" dopo la pandemia e incrociare una ripresa solida. Non centrarli significa esporsi al rischio di perdere una parte cospicua della tranche di fondi promessa da Bruxelles. E, per Draghi, non tagliare il traguardo per cui si è impegnato con la Commissione europea.
I summit internazionali
E' uno snodo di politica internazionale, insomma, perché ne va della credibilità dell'Italia di fronte all'Europa. Ma oltreconfine il premier dovrà calarsi anche in altri contesti delicati, e prepararsi a dare battaglia. Due in particolare sembrano sfidanti: il G7 dell'11-13 giugno in Cornovaglia e il Consiglio europeo di fine giugno (24 e 25). Il primo appuntamento, ospitato dal premier inglese Boris Johnson nel Sud-Ovest del Regno Unito, servirà a immaginare il rilancio dei Paesi dopo la pandemia e a implementare l'agenda verde. Saranno invitate anche India, Australia e Corea del Sud, che presentano in comune la "concorrenza" con la Cina, segna che anche questo punto entrerà nei dibattiti del vertice. Ma è evidente che le ripercussioni del "caso Russia" - anche dopo la vicenda bielorussa - faranno da cornice all'incontro. Anche perché il giorno dopo la fine del vertice, il 14 giugno, i Grandi sono attesi a Bruxelles per il summit della Nato. E che il 16 giugno a Ginevra si ritroveranno faccia a faccia Joe Biden e Vladimir Putin. Tutto, ovviamente, assume un significato particolare per Draghi e per l'Italia, visto che a ottobre sarà proprio Roma a ospitare il G20.
Migranti
Sempre a Bruxelles, il 24 giugno, il presidente del Consiglio cercherà di far pesare la richiesta italiana sulla riforma dei migranti. Di rilanciarla, visto che è impantanata da ormai sette mesi. Non sarà facile, ed è probabile che una riforma organica non sarà varata neanche entro settembre. Il presidente del Consiglio, però, continua a premere dal punto di vista diplomatico. Prova a costruire un consenso che vada oltre i Paesi mediterranei. E si concentra, in particolare, su Emmanuel Macron: è da questo asse che l'ex banchiere centrale spera di ottenere linfa per garantire almeno risorse europee e sostegno politico dell'Unione verso il governo di Tripoli, in modo da stabilizzare il quadro e mettere ordine nei flussi migratori. A complicare la missione pesa soprattutto l'imminente campagna elettorale in Germania, che ridimensiona il potere contrattuale di Angela Merkel e rende più complesso un accordo con i Paesi dell'Est dell'Unione, da sempre ostili a un approccio solidale sull'immigrazione.
Vaccini
Infine la campagna vaccinale. E' stato il pensiero fisso del premier, soprattutto nelle prime settimane a Palazzo Chigi. Ora che i numeri iniziano a essere davvero rilevanti, c'è da imprimere un'ultima accelerazione. Ne va della buona riuscita della stagione turistica e del ritorno alla vita normale, oltre che della messa in sicurezza del Paese dal punto di vista sanitario. C'è da convincere le fasce più giovani della popolazione a immunizzarsi, anche con campagne di comunicazione mirata. L'altro obiettivo è rendere permanente la macchina, anche in vista della terza dose dell'autunno. Alla struttura commissariale il premier chiede pure un'attenzione particolare per le scuole, in modo da farsi trovare pronti alla probabile campagna di copertura dei più piccoli. Da subito per le fasce d'età per cui è stata già autorizzato il vaccino. Molto presto anche per gli altri, visto che il via libera dovrebbe arrivare presto.