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2 giugno 1946, quando le donne votarono per la prima volta in tutto il Paese. Il libro di Fornaro sulla storia del referendum che sancì la Repubblica

Donne in coda in un seggio di Milano per votare al referendum del 2 giugno 1946 - Archivio Farabola/ANSA 
Un saggio del capogruppo di Leu alla Camera ricostruisce i passaggi che portarono alla sconfitta della monarchia. Il voto referendario segnò anche l'introduzione del suffragio femminile
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"Mentre si muore di fame ci si preoccupa del voto alle donne", titolava Il Resto del Carlino il 31 gennaio 1945 nell'Italia occupata, riverberando un umore che serpeggiava del resto nel Paese, alle prese con il dibattito sul voto alle donne. Non solo a destra c'erano delle riserve, come rivela la vignetta che apparve sui Fogli d'ordini delle Brigate nere, e che raffigurava due donne con in mano una borsa della spesa desolatamente vuota. "Cosa c'è di nuovo al mercato?", chiedeva la prima. "Il diritto di voto alle donne", rispondeva la seconda.

Il 2 giugno sono settantacinque anni dal referendum che sancì la Repubblica, ma è anche l'anniversario del vot…

"Mentre si muore di fame ci si preoccupa del voto alle donne", titolava Il Resto del Carlino il 31 gennaio 1945 nell'Italia occupata, riverberando un umore che serpeggiava del resto nel Paese, alle prese con il dibattito sul voto alle donne. Non solo a destra c'erano delle riserve, come rivela la vignetta che apparve sui Fogli d'ordini delle Brigate nere, e che raffigurava due donne con in mano una borsa della spesa desolatamente vuota. "Cosa c'è di nuovo al mercato?", chiedeva la prima. "Il diritto di voto alle donne", rispondeva la seconda.

Il 2 giugno sono settantacinque anni dal referendum che sancì la Repubblica, ma è anche l'anniversario del voto alle donne per una votazione nazionale. Nel suo libro, Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera dei deputati, 2 giugno 1946. Storia di un referendum, (Bollati Boringhieri), ricostruisce meticolosamente i passaggi che portarono alla sconfitta della monarchia. Un capitolo della nostra storia meno scontato di quel che si pensi. La parte dedicata al voto alle donne è tra le più spiazzanti, perché anche sinistra ci furono dubbi sull'estensione del suffragio. "I partiti espressione della cultura laica e azionista, che pur attribuivano al diritto di voto un valore sul piano della libertà individuali, finirono per mostrarsi quasi indifferenti se non addirittura diffidenti la riforma", scrive Fornaro. Il timore era che le elettrici finissero per votare in massa per la monarchia, o in generale per la Democrazia cristiana.

"La mente femminile - teorizzavano gli azionisti - tende a seguire più di quanto non voglia quella maschile, l'impulso immediato che la spinge verso le forme politiche che ritiene più rispondenti alla fede religiosa o da quella, di tipo, in un certo senso pure religiosa, del socialismo e del comunismo". Anche tra i comunisti non tutti erano convinti, come spiegò la partigiana Teresa Noce: anche qui si temeva che le donne del Sud avrebbero finito per non votare a sinistra.

Quindi si celebra un doppio anniversario: la Repubblica e il suffragio femminile. Nel 1946, per la prima volta dall'unità d'Italia, le donne si recarono alle urne nelle amministrative di marzo e aprile e l'Avanti! aveva accolto con questo titolo la novità: "La democrazia è entrata nei comuni sorridendo". Finalmente, dopo il ventennio fascista, gli italiani potevano esercitare i loro diritti politici. Anche per molti uomini fu una prima volta. Raccontò Norberto Bobbio. "Quando votai per la prima volta alle elezioni amministrative dell'aprile 1946 avevo quasi 37 anni". Un atto, aggiunse, che lo rendeva finalmente "un cittadino adulto".

Il voto alle donne venne approvato durante il secondo governo Bonomi nel febbraio 1945, favorito da un accordo tra Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti. Ma solo l'anno dopo, nel marzo 1946, le donne vennero completamente equiparate agli uomini nei diritti politici dell'elettorato attivo e passivo e votarono per le amministrative. Il diritto di voto fu concesso alle donne che avessero compiuto i 21 anni alla data del 31 dicembre 1944, ovvero raggiunta la maggiore età dell'epoca. Le uniche escluse erano le prostitute che esercitavano al di fuori delle case chiuse.

Il merito del libro, che annovera una ricchissima bibliografia, consiste nel mettere in fila tutti i fatti. Fornaro spiega bene anche i diversi approcci geopolitici che ebbero gli alleati dopo lo sbarco in Italia. Gli inglesi intendevano mantenerci in una condizione di minorità, mantenendo in vita una monarchia su cui esercitare la propria egemonia nel Mediterraneo. Gli Usa inizialmente diedero una delega senior partner agli inglesi, salvo poi, grazie al ruolo assunto da De Gasperi, fare dell'Italia la loro portaerei in Europa, e costringendo, in cambio degli aiuti del piano Marshall, all'opposizione socialisti e comunisti.

Quello del referendum rappresentò un vero travaglio. Le sinistre avrebbero preferito non arrivarci, demandando alla deliberazione dell'assemblea Costituente la forma da dare alla nostra democrazia. Al contrario De Gasperi temeva che tale scelta avrebbe spaccato la Dc e preferì convergere sulla richiesta avanzata da re Umberto II, luogotenente generale del Regno d'Italia, a cui diedero il loro assenso gli alleati e i liberali.

Fu un giorno di festa, il 2 giugno - si votava per il referendum e per l'assemblea costituente - con file ovunque davanti ai seggi, con una partecipazione elettorale dell'89,1 per cento. Per la prima volta le donne votavano per il Parlamento e per un referendum. L'Italia ritrovava sé stessa dopo il buio del fascismo. Vinse la Repubblica, grazie al voto massiccio del Nord, delineando una frattura nel Paese. La Dc s'impose come primo partito (35,21%), quasi il doppio dei voti del Pci (18,93). "Abbiamo fatto la Repubblica", fu il commento amaro di Pietro Nenni sul suo diario, "non solo contro il Quirinale, ma anche contro il Vaticano e, sulla cresta dell'onda del suffragio universale, emerge vittorioso De Gasperi".