M5S e il caso Uggetti: intransigenti e pentiti della gogna, cinquestelle divisi tra Di Maio e Conte
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioLa sindaca di Torino Chiara Appendino si è iscritta al partito di Di Maio. "La gogna mediatica la dovremmo definire come una spettacolarizzazione delle indagini, che io penso sia qualcosa di profondamente sbagliato, a prescindere da chi sia oggetto delle indagini", ha detto oggi, a proposito delle scuse di Di Maio all'ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, ospite della trasmissione Forrest su Radio Rai1.
Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi si era arruolata, l'altro giorno: "Condivido le parole di Luigi Di Maio nella lettera aperta pubblicata da Il Foglio. #AvantiATestaAlta".
Il giorno delle scuse anche Giuseppe Conte aveva condiviso la conversione: "Riconoscere un errore, come ha fatto Luigi Di Maio, è una virtù. Alimentare la gogna mediatica per contrastare gli avversari a fini elettorali contribuisce all'imbarbarimento dello scontro politico. La politica è dialogo, confronto anche aspro, ma deve sempre muovere dal r…
La sindaca di Torino Chiara Appendino si è iscritta al partito di Di Maio. "La gogna mediatica la dovremmo definire come una spettacolarizzazione delle indagini, che io penso sia qualcosa di profondamente sbagliato, a prescindere da chi sia oggetto delle indagini", ha detto oggi, a proposito delle scuse di Di Maio all'ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, ospite della trasmissione Forrest su Radio Rai1.
Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi si era arruolata, l'altro giorno: "Condivido le parole di Luigi Di Maio nella lettera aperta pubblicata da Il Foglio. #AvantiATestaAlta".
Il giorno delle scuse anche Giuseppe Conte aveva condiviso la conversione: "Riconoscere un errore, come ha fatto Luigi Di Maio, è una virtù. Alimentare la gogna mediatica per contrastare gli avversari a fini elettorali contribuisce all'imbarbarimento dello scontro politico. La politica è dialogo, confronto anche aspro, ma deve sempre muovere dal rispetto della dignità delle persone".
Ieri Conte si è smarcato, frenando sulla svolta garantista. "Saremo una forza aperta, accogliente. Ma anche intransigente nella misura in cui non ci renderemo disponibili a negoziare i nostri principi e a scolorire i nostri valori. Il principio di legalità e il valore dell'etica pubblica sono valori inossidabili". Dalle pagine del Fatto del resto anche Marco Travaglio, il giornalista più ascoltato nel mondo grillino, aveva parlato di "sindrome di Stoccolma". Conte ha quindi corretto la rotta, delineando una frattura nel Movimento, e riaccendendo il dualismo con Di Maio. Nelle ultime giornate i fuoriusciti M5S, Alessandro Di Battista, Barbara Lezzi, Nicola Morra, avevano attaccato la posizione dell'ex capo politico. "Chiedo scusa. Agli italiani che hanno creduto che potessimo cambiare veramente. La verità storica può essere ben diversa da quella processuale e giudiziaria", ha mantenuto la linea giustizialista, Nicola Morra. Tra i duri e puri va annoverato anche Danilo Toninelli, che è senatore M5S.
Ma a chi parla Conte? E a chi Di Maio? I pasdaran delle origini se ne sono andati, e si suppone che anche la base delle origini fatichi a riconoscersi nell'attuale Movimento. I moderati votano già altrove, l'offerta sul mercato politico è grande. Chi vuole fare opposizione guarda a Giorgia Meloni. Le due posizioni, quella di Di Maio, e quella di Conte, rappresentano bene lo spaesamento ideologico e identitario nel quale si sono venuti a trovare i grillini e simboleggiano una crisi profonda.
La sensazione è che la pancia dei parlamentari condivida la posizione di Di Maio.
Con l'ex capo politico si era schierato il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri: "Di Maio è una persona intelligente e dimostra anche questa volta di avere la stoffa di un leader perché interviene su un tema spinoso come questo. Io non mi iscrivo al partito dei garantisti, ma credo di averlo fondato il partito che non si identifica nei forcaioli". Sulla stessa lunghezza d'onda, l'ex viceministro M5S, Stefano Buffagni, che si era spinto a proporre di candidare Uggetti nel collegio di Siena. E Sergio Battelli, il presidente della Commissione per le politiche Ue, si è complimentato per "l'umiltà e la responsabilità di Di Maio": "Continueremo a pretendere legalità e giustizia, ma non a costo di trasformare la competizione politica ed elettorale in un Colosseo in cui spolpare gli avversari".