Non sarà un amministratore delegato scelto per concentrarsi sulla solita girandola delle direzioni dei tg. E neanche l'addetto al bilancino che riequilibra gli appetiti famelici dei partiti. Quando il governo pensa al dossier Rai, e a chi dovrà gestirlo nei prossimi anni, immagina altro. Un manager incaricato di portare avanti una piccola rivoluzione. Qualcuno che sia esperto anche - anzi soprattutto - di conti e bilanci. Capace di riuscire dove i suoi predecessori hanno faticato negli ultimi vent'anni: traghettare viale Mazzini nel futuro. Digitale, innovazione tecnologica, rinnovamento dei contenuti, ma anche una drastica razionalizzazione della spesa, per risollevare un'azienda che soffre nei conti. Ad affiancare questo profilo, un Presidente di garanzia che vada bene a tutti i partiti. Esperto del prodotto, perfetto per bilanciare l'identikit tecnico dell'ad. Magari un giornalista o una giornalista.
Non sarà un amministratore delegato scelto per concentrarsi sulla solita girandola delle direzioni dei tg. E neanche l'addetto al bilancino che riequilibra gli appetiti famelici dei partiti. Quando il governo pensa al dossier Rai, e a chi dovrà gestirlo nei prossimi anni, immagina altro. Un manager incaricato di portare avanti una piccola rivoluzione. Qualcuno che sia esperto anche - anzi soprattutto - di conti e bilanci. Capace di riuscire dove i suoi predecessori hanno faticato negli ultimi vent'anni: traghettare viale Mazzini nel futuro. Digitale, innovazione tecnologica, rinnovamento dei contenuti, ma anche una drastica razionalizzazione della spesa, per risollevare un'azienda che soffre nei conti. Ad affiancare questo profilo, un Presidente di garanzia che vada bene a tutti i partiti. Esperto del prodotto, perfetto per bilanciare l'identikit tecnico dell'ad. Magari un giornalista o una giornalista.
Per capire come sarà approcciato il nodo della radiotelevisione pubblica, è utile analizzare il caso di Cassa depositi e prestiti, a suo modo emblematico. La fotografia esatta di quel "metodo Draghi" che Palazzo Chigi, di comune accordo con il ministero dell'Economia, intende seguire anche in questo caso. L'ad uscente, Fabrizio Palermo, era sostenuto da metà dell'arco parlamentare. Uomo vicino ai cinquestelle, ben visto anche nel Pd, con alcune solide sponde costruite pure nel centrodestra. Non è bastato a garantirgli la riconferma. Il governo ha aperto e chiuso il dossier in un batter d'occhio, lontano dai riflettori, senza neanche mezza parola pubblica a precedere la svolta, senza spazio per le strumentalizzazioni. La scelta è caduta su Dario Scannapieco, vicepresidente uscente della Bei. Qualcosa di simile è accaduto per giungere alla nomina di Fabrizio Figliuolo a successore di Domenico Arcuri. E per aprire al Dis una stagione nuova con Elisabetta Belloni, succeduta a Gennaro Vecchione. Andrà così anche per la Rai, sia pure nel necessario equilibrio che andrà costruito tra le scelte del governo e quelle dei partiti, chiamate a selezionare in Parlamento i membri del cda.
La tempistica è abbastanza stringente, perché l'idea è quella di chiudere la partita dei vertici Rai a metà giugno (nella migliore delle ipotesi) e comunque non oltre la fine del mese. Il primo punto fisso, che l'esecutivo farà di tutto per garantire, è l'alternanza di genere tra amministratore delegato e Presidente. Un uomo e una donna, dunque. Di più sui nomi non dicono, a Palazzo Chigi. E d'altra parte la società di "cacciatori di teste" incaricata dal Tesoro di trovare i candidati giusti non ha ancora concluso il suo lavoro.
Non mancano comunque alcune indiscrezioni, che circolano in diversi ambienti in queste ore per il ruolo di ad. Un esperto di conti, si diceva. Competente, per gestire al meglio l'azienda. Sul modello di un precedente considerato virtuoso, quello di Luigi Gubitosi. Il primo profilo è quello di Raffaele Agrusti, Chief financial officer in Rai e una lunga storia in Generali conclusa con l'incarico di amministratore delegato. L'alternativa è Andrea Castellari, già dg di Discovery. Dietro queste due opzioni, spazio anche ad altri potenziali candidati. Tra loro, Marinella Soldi (anche lei in passato a Discovery), l'ex Sky Andrea Scrosati (ma si sarebbe tirato fuori), la manager Laura Cioli e Tinny Andreatta, che potrebbe però scontare l'essere considerata vicina all'area dem. Altro nome, ipotizzato invece per la Presidenza, è quello di Ferruccio De Bortoli, ma il diretto interessato nega.
E poi ci sono i partiti. Da settimane propongono, spingono, chiedono. Sono opzioni "interne", che difficilmente troveranno accoglimento. Semmai, alcuni di loro finiranno nel consiglio d'amministrazione. Il Pd sostiene Paolo Del Brocco (Rai Cinema). La Lega di Salvini spinge per Marcello Ciannamea (Direzione Distribuzione), mentre Fratelli d'Italia è orientata a promuovere l'attuale membro del cda Giampaolo Rossi. Difficile, come detto, che il governo accetti suggerimenti troppo "politicizzati".
Semmai, la Presidenza sarà di "garanzia", pronta a gestire l'azienda senza sbavature di parte. Avrà anche il compito di concentrarsi sull'indirizzo delle reti. E di puntare al sempre citato modello della Bbc, tentando di restituire a viale Mazzini un ruolo di primo piano nell'informazione globale. Molto dipenderà dalla capacità dell'esecutivo di scegliere e difendere le persone giuste, nelle caselle migliori. E di convincere i profili più adatti ad accettare - in nome di una missione "pubblica" - l'inevitabile tetto di stipendio, fissato a 240 mila euro. Un paletto che in alcuni casi non si è dimostrato competitivo rispetto al mercato privato.