✕

Comunali, la destra non sa scegliere i candidati sindaci. A Roma Michetti avanti su Matone

Il vertice fra Salvini e Meloni si conclude con un'atra fumata nera. Martedì un nuovo incontro. Non c’è ancora il nome da presentare a Milano
2 minuti di lettura

"Ballottaggio" fra il "tribuno della radio" Enrico Michetti e la giudice minorile Simonetta Matone per Roma. Ancora nebbia fitta sulle candidature di Milano. L'unica certezza, alla fine del vertice di centrodestra sulle amministrative, è che nei principali centri non sarà in corsa un politico: fuori dunque Maurizio Gasparri nella Capitale e Maurizio Lupi nel capoluogo lombardo. L'unica eccezione, forse, il deputato di Fi Andrea Cangini a Bologna. Ma la quadra ancora non c'è. Tutto rinviato alla settimana prossima.

Non è servita neppure la benedizione della Madonna di Fatima, portata direttamente da Matteo Salvini assieme a una corona del rosario per ciascuno dei partecipanti, a sbloccare l'impasse sui nomi per le Comunali. Già reincontrarsi è stato un successo, per i leader, dopo la bufera scoppiata con lo strappo di Toti che aveva fatto saltare il vertice di venerdì: il governatore ligure ieri si &e…

"Ballottaggio" fra il "tribuno della radio" Enrico Michetti e la giudice minorile Simonetta Matone per Roma. Ancora nebbia fitta sulle candidature di Milano. L'unica certezza, alla fine del vertice di centrodestra sulle amministrative, è che nei principali centri non sarà in corsa un politico: fuori dunque Maurizio Gasparri nella Capitale e Maurizio Lupi nel capoluogo lombardo. L'unica eccezione, forse, il deputato di Fi Andrea Cangini a Bologna. Ma la quadra ancora non c'è. Tutto rinviato alla settimana prossima.

Non è servita neppure la benedizione della Madonna di Fatima, portata direttamente da Matteo Salvini assieme a una corona del rosario per ciascuno dei partecipanti, a sbloccare l'impasse sui nomi per le Comunali. Già reincontrarsi è stato un successo, per i leader, dopo la bufera scoppiata con lo strappo di Toti che aveva fatto saltare il vertice di venerdì: il governatore ligure ieri si è presentato regolarmente alla riunione, accolto non esattamente con entusiasmo dai forzisti, e si è detto disponibile a lavorare per il bene dello schieramento, senza candidati da proporre ma pronto ad appoggiare quelli degli alleati.

Già, ma chi? A Roma Giorgia Meloni ha una predilezione per Michetti: "Non è il mio candidato però è uno che risolve i problemi ai sindaci, molto competente, sa dove mettere le mani". In realtà è in corso una guerra dei sondaggi: a quello realizzato da Tekné dieci giorni fa e sbandierato da Fratelli d'Italia, che vedeva l'avvocato come l'unica figura in grado di battere Gualtieri, se ne è aggiunto un altro, evidenziato da Fi e Lega, che invece segnala la bassa notorietà di Michetti. L'ala governativa della coalizione oppone al Mr. Wolf di Meloni (appoggiato anche dall'Udc) il nome di Matone.

E sarà, dunque, ballottaggio. Che significa? Soltanto che l'avvocato e opinionista radiofonico è favorito ma una decisione definitiva sarà presa quando avrà fattezze chiare il mister X (che potrebbe essere una miss) per Milano: il leader della Lega non ne parla neppure con i suoi, ha solo fatto sapere che un paio di candidati sono stati depennati dalla lista per indisponibilità o ragioni personali.

E ha continuato a minimizzare la pista che porta ad Annarosa Racca, la presidente di Federfarma Lombarda che non ha escluso la possibilità di accettare la sfida. Salvini ha detto che avrà un altro incontro nel fine settimana. "Racca? Non ho assolutamente problemi, è un profilo interessantissimo come del resto Maurizio Dallocchio", il messaggio che, a Porta a Porta, gli manda Meloni. "Facciamo tutte le verifiche del caso ma chiudiamo entro martedì", ancora la presidente di Fratelli d'Italia.

Sul vertice si sono riverberate le tensioni intorno al progetto di centrodestra unitario in Europa caro a Salvini, che non piace a Fi e Fdi, e non sono mancate le scintille: Giancarlo Giorgetti durante la riunione ha fatto presente che, senza un accordo sui candidati civici (e mentre Fi continuava a spingere per Gasparri), avrebbero dovuto essere i partiti più grandi, ovvero Lega e Fdi, a scegliere i nomi da schierare. Le parole del ministro dello Sviluppo economico hanno provocato la reazione di Antonio Tajani. "Quando Forza Italia era al 25-30 per cento e voi al 4 per cento non parlavi così", si è sfogato il numero due azzurro. Come mediatore è intervenuto Matteo Salvini, che ha invitato tutti a ragionare con spirito unitario di coalizione.

Tutto rinviato alla prossima settimana: alla chiusura di un accordo su Roma e Milano è legato anche il via libera alle candidature per altre grandi città quali Torino e Napoli. Per il capoluogo piemontese scalda i motori l'imprenditore Paolo Damilano, mentre a Napoli è in campo il magistrato Catello Maresca. Forza Italia, come detto, esprimerebbe il nome per Bologna, con il deputato e giornalista Andrea Cangini in pole position. Per lui si potrebbe anche derogare alla regola dei civici. Ma quel che ancora non si vede, nel centrodestra, è la fumata bianca.