Rai, comanda Draghi. Ma tra i partiti è già battaglia per cda e direzioni. E slitta l'assemblea dei soci
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleAttendere prego. Non potendo in alcun modo influire sulla scelta del tandem che guiderà la Tv di Stato per i prossimi tre anni - amministratore delegato e presidente saranno individuati dal premier secondo quel "metodo Draghi" già visto all'opera per i vertici di Cdp e Ferrovie - i partiti brancolano nel buio per capire come muoversi per evitare di restare fuori dalla stanza dei bottoni di Viale Mazzini. Un'impresa non semplice, con i tecnici al governo, che sta già producendo forti rallentamenti sulla tabella di marcia prevista per il rinnovo della governance Rai.
L'assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio, inizialmente fissata in prima convocazione l'8 giugno e in s…
Attendere prego. Non potendo in alcun modo influire sulla scelta del tandem che guiderà la Tv di Stato per i prossimi tre anni - amministratore delegato e presidente saranno individuati dal premier secondo quel "metodo Draghi" già visto all'opera per i vertici di Cdp e Ferrovie - i partiti brancolano nel buio per capire come muoversi per evitare di restare fuori dalla stanza dei bottoni di Viale Mazzini. Un'impresa non semplice, con i tecnici al governo, che sta già producendo forti rallentamenti sulla tabella di marcia prevista per il rinnovo della governance Rai.
L'assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio, inizialmente fissata in prima convocazione l'8 giugno e in seconda il 14, è stata rinviata dal ministero del Tesoro al 30 giugno e 12 luglio: da tre a cinque settimane in più concesse alle forze politiche per provare a mettersi d'accordo, trovare una quadra sui quattro componenti del Cda di nomina parlamentare. Arrivati a ridosso dell'assemblea che avrebbe fatto decadere l'attuale board, infatti, i presidenti Casellati e Fico non erano stati in grado di fissare neppure una data per procedere con il voto segreto sui 194 curricula presentati alle Camere da altrettanti aspiranti consiglieri. "Tutto sarà fatto entro giugno" avevano comunque garantito fonti di palazzo. Fatto sta le due riunioni dei capigruppo necessarie a inserire l'elezione nel calendario d'aula non si sarebbero potute svolgere prima della seconda metà del mese, tenendo oltretutto conto di decreti in scadenza e di altre priorità già definite. Da qui la decisione dello slittamento.
A destra c'è una gran confusione perché per confermare gli uscenti di Lega e Fratelli d'Italia - Igor Di Biasio e Giampaolo Rossi - c'è bisogno dell'ok di Forza Italia e soprattutto di un accordo tra Salvini e Meloni, che però alla luce delle frizioni fra i due tarda ad arrivare. E c'è chi non esclude che, nel segreto dell'urna, il Carroccio possa tirare un brutto scherzo agli alleati, giocando magari di sponda con Renzi per impallinare il prescelto di FdI. Il M5S, dove a gestire il dossier nomine è di fatto Di Maio (che, a differenza di Conte, ha un rapporto diretto con Draghi), non ha ancora deciso su quale cavallo puntare. Mentre il Pd, irritato per "la spregiudicatezza con cui il Cda in scadenza continua ad operare su palinsesti e decisioni strategiche", andrà certamente su una donna, così come stabilito dal segretario Letta: in pole ci sarebbe Francesca Bria, che però non è la prima scelta. Il Nazareno avrebbe voluto in pista l'ex sottosegretaria alla Cultura Lorenza Bonaccorsi, salvo accorgersi in extremis che gli impedimenti imposti dalla legge Severino non lo consentivano.
Nel frattempo, il presidente del Consiglio sta tastando il polso dei partiti per misurare il consenso intorno al manager o alla manager cui affidare le redini dell'azienda. Diversi i nomi sin qui sondati - da Raffaele Agrusti (Chief financial officer in Rai ed ex ad di Generali) ad Andrea Castellari (già ad di Viacom) - alcuni dei quali avrebbero pure avuto dei colloqui con le principali forze politiche per una prima presa di contatto. Chi invece avrebbe già declinato sono Ferruccio De Bortoli, dato in corsa per la presidenza, e Alessandra Perrazzelli, che preferisce restare in Banca d'Italia anziché correre per la poltrona di consigliere delegato Rai. Incarico invece molto appetito da tre interni: Paolo Del Brocco, Nicola Claudio e Monica Maggioni. I quali rientrerebbero comunque, insieme a Marcello Ciannamea, nel gran valzer dei dirigenti che si aprirà in vista di un rinnovamento complessivo degli assetti.
Subito dopo l'insediamento del Cda, infatti, ci sarà da nominare un direttore generale (che possono diventare due, se si sceglierà di indicarne uno per la Corporate e uno per l'editoriale) e ridisegnare le direzioni di reti e telegiornali. E se c'è chi, il Movimento 5 Stelle in testa, punta a lasciare invariate le quote, ossia l'attuale attribuzione di canali e testate ai vari partiti (a cominciare dal Tg1 grillino), c'è chi, in particolare la Lega, mira a cambiare tutto per prendersi o la direzione di Rai1 con Ciannamea o addirittura quella del Tg1. Due caselle sulle quali ha però già messo gli occhi la Maggioni, che può contare su solidi rapporti d'amicizia con uno degli uomini forti di palazzo Chigi: Roberto Garofoli. La battaglia è appena all'inizio.