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Covid, da maturandi a vaccinati a testa alta e senza ansie: “Noi, tutelati dallo Stato"

(agf)

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L’iniziativa sui territori in vista degli esami. Agli studenti del Lazio la Costituzione targata anno Covid: “Una copia che vale molto di più”. I ragazzi non battono ciglio e hanno voglia di tornare a vivere: per loro la seconda dose arriverà dopo l’esame orale. Poi le vacanze
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Arrivano a gruppi, di tre, quattro, scendono leggeri dalla stessa macchina - come per andare al mare. La patente è fresca. I maturandi diventano, nella prima mattina di giugno, vaccinandi: a testa alta, senza ansie. Non è che ridano, o almeno non sembra, e c'è la mascherina. In ogni caso, hanno l'aria di prendere l'appuntamento molto sul serio. Il primo ragazzo che interpello - alla domanda, che temo gli paia poco intelligente, su come si sente - risponde: "Scialla". Sembra una nota di colore aggiunta, perfino facile, e invece no. Comunque, vale a dire: tranquillo.

Lo è molto meno una signora agitatissima che, sventolando scartoffie all'ingresso dell'hub vaccinale alla Nuvola, mi travolge con una fittissima serie di questioni. Non so rispondere: prenotazioni, vaccini diversi, spunti polemici di varia natura. E qui misuro subito la differenza tra gli adulti e loro, i maturi maturandi che non si scompongono. Non battono ciglio. …

Arrivano a gruppi, di tre, quattro, scendono leggeri dalla stessa macchina - come per andare al mare. La patente è fresca. I maturandi diventano, nella prima mattina di giugno, vaccinandi: a testa alta, senza ansie. Non è che ridano, o almeno non sembra, e c'è la mascherina. In ogni caso, hanno l'aria di prendere l'appuntamento molto sul serio. Il primo ragazzo che interpello - alla domanda, che temo gli paia poco intelligente, su come si sente - risponde: "Scialla". Sembra una nota di colore aggiunta, perfino facile, e invece no. Comunque, vale a dire: tranquillo.

Lo è molto meno una signora agitatissima che, sventolando scartoffie all'ingresso dell'hub vaccinale alla Nuvola, mi travolge con una fittissima serie di questioni. Non so rispondere: prenotazioni, vaccini diversi, spunti polemici di varia natura. E qui misuro subito la differenza tra gli adulti e loro, i maturi maturandi che non si scompongono. Non battono ciglio. "L'estate sarà più tranquilla", aggiunge il ragazzo, quando riesco a congedare la signora. Se insisto a interrogarlo su eventuali compagni di scuola no vax, mi dice che no, ne conosce fra i genitori, non fra i coetanei. "E poi siamo maggiorenni" sottolinea una ragazza a cui rivolgo la stessa domanda. "Magari c'è un po' di lotta, ma alla fine decidiamo noi. Non direi no vax, direi che alcuni hanno paura, io no".

Giulia dice che la prenotazione online è stata una specie di piccolo rito: a mezzogiorno in punto, appena aperta, si sono messi tutti lì con gli smartphone, come in batteria. Vogliosi, dice. Entusiasti. La seconda dose arriverà dopo l'orale degli esami, e il viaggio post-maturità è stato fissato per il giorno in cui tutti l'avranno avuta. "Abbiamo prenotato alcuni appartamenti, andremo in Puglia tutti insieme". Tanto più che per ovvie ragioni il tradizionale viaggio dei cento giorni è saltato.

Impiegati, almeno a intermittenza, nel loro smart working chiamato Dad (c'è chi lamenta l'ingiustizia degli ingressi alternati: "Quelli del biennio sono entrati al cento per cento, noi dell'ultimo anno no, ci sono rimasta un po' male"), gli studenti hanno cominciato a riassaporare la libertà. Uscendo dalla "centrifuga virtuale" che - come racconta Vanessa Ambrosecchio, scrittrice e insegnante, nelle pagine di Tutto un rimbalzare di neuroni, appena uscito per Einaudi - ha come smaterializzato "il sorriso e il broncio, i capelli impastati dei maschi e quelli stirati e lucidi delle ragazze, l'odore di lip gloss, di mottino schiacciato tra i libri, di fiato crudo al mattino, di erutto sgasato dopo la ricreazione. Gli ha tolto i corpi sgraziati, ingombranti, impacciati, le mani sempre in movimento, le teste ciondoloni. Gli ha tolto i rumori, le urla, i mormorii, le reazioni inconsulte, gli abbracci, le zuffe, le canzoni". Adesso si riprendono tutto: esuberanti, talvolta perfino rabbiosi.

Ma sembrano consapevoli - più e meglio di molti dei loro padri - che il lasciapassare per la vita si chiama vaccino. Il timbro per riavere diciannove anni, per riaverli per bene, fino in fondo - un timbro, sì, come quello che ti facevano sul polso entrando in discoteca ai bei tempi delle discoteche. È Pfizer, ma che si chiami in un modo o nell'altro, importa poco. Meno paranoie dei grandi. Nessun distinguo. Si dicono stupiti dalla velocità: tutto molto rapido, rapidissimo, cinque minuti e hai già fatto. Mette più ansia un'interrogazione che l'inoculazione, "anche se la maturità del 2021, come quella del 2020, non sarà la solita maturità". "Special edition", direbbe il ragazzo che commenta così alla radio la consegna-omaggio del testo della Costituzione: "Sta copia vale di più, targata anno Covid".

La maturanda che ho davanti, compitissima, osserva soddisfatta che "non fa mai male avere una Costituzione in più". L'idea è stata di Nicola Zingaretti. L'amica, più ironicamente perplessa, fa i conti e conclude: "A casa ne abbiamo già tre. Forse quattro". Quando una di loro aggiunge di sentirsi "tutelata dallo Stato", vorrei dirle: per favore, ripetilo. Ripetilo. Ripeti quella parola, ragazza. La parola Stato.
E già che è la festa della Repubblica, allora festeggiamo questa, fatta di maturandi e vaccinandi - la Repubblica dei Fiduciosi Molti e dei Sospettosi Pochi. Così - mentre la ragazza mi dice che in famiglia, a questo punto, sono vaccinati tutti: lei, i suoi genitori, i nonni quasi novantenni - parafraso mentalmente la Morante de Il mondo salvato dai ragazzini. Non lo so se lo salvano, ma a vederli così, sereni, intrepidi, di sicuro ci salvano.