Una donna al Quirinale? Cartabia, Tarantola, Bonino e Casellati: ecco le possibili candidature al femminile per il dopo-Mattarella
di Valeria Forgnone , di Valeria ForgnoneNel suo ultimo discorso per la Festa della Repubblica ha citato Francesco De Gregori ("La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso"). Ha lanciato un appello a ripartire. E ha celebrato le donne, a 75 anni dalla conquista del diritto di voto, protagoniste della vita pubblica, da Nilde Iotti a Liliana Segre, da Lina Merlin a Samantha Cristoforetti. Il presidente Sergio Mattarella è stato chiaro: il suo mandato sta per scadere, non ripeterà il bis e tra qualche mese potrà riposarsi come ha detto giorni fa ai bambini di una scuola primaria di Roma durante una sua visita. Si pensa al suo successore. Si fanno ipotesi e nomi, tra cui molti sono di donne, appunto. Ieri, Romano Prodi, ha lanciato una candidatura femminile per il Colle: "Penso che ancora non possiamo dire chi sia. Può essere anche il caso che arrivi una donna, perché non c'è mai stato un presidente della Repubblica donna e penso possa essere una bella prospettiva. P…
Nel suo ultimo discorso per la Festa della Repubblica ha citato Francesco De Gregori ("La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso"). Ha lanciato un appello a ripartire. E ha celebrato le donne, a 75 anni dalla conquista del diritto di voto, protagoniste della vita pubblica, da Nilde Iotti a Liliana Segre, da Lina Merlin a Samantha Cristoforetti. Il presidente Sergio Mattarella è stato chiaro: il suo mandato sta per scadere, non ripeterà il bis e tra qualche mese potrà riposarsi come ha detto giorni fa ai bambini di una scuola primaria di Roma durante una sua visita. Si pensa al suo successore. Si fanno ipotesi e nomi, tra cui molti sono di donne, appunto. Ieri, Romano Prodi, ha lanciato una candidatura femminile per il Colle: "Penso che ancora non possiamo dire chi sia. Può essere anche il caso che arrivi una donna, perché non c'è mai stato un presidente della Repubblica donna e penso possa essere una bella prospettiva. Prendiamo tutte le esperienze del passato, nella maggior parte dei casi c'è stata una sorpresa''.
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E chi potrebbe essere questa donna? Qualche nome è stato già fatto, da quelle più quotate come l'attuale Guardasigilli Marta Cartabia alla leader dei Radicali Emma Bonino, già altre volte lanciata nella corsa al Quirinale ma che ora preferisce non partecipare perché "nella vita come in politica esiste un tempo per ogni cosa", ha detto qualche giorno fa in un'intervista a Repubblica. Tirate in ballo anche la presidente del Senato Elisabetta Casellati e la giurista Lorenza Carlassare, che piace molto ai 5S e Anna Maria Tarantola, ex presidente Rai ed ex dirigente della Banca d'Italia, perfetta candidata draghiana, fino a Elena Paciotti, la prima donna che è stata presidente dell'Anm.
Marta Cartabia
Il suo nome era stato più volte pronunciato a fine 2020, quando il governo Conte II iniziava a vacillare minacciato dalle richiesta di Italia viva. Marta Cartabia, insieme a Mario Draghi, era stata spesso presa in considerazione per il ruolo di premier al posto di Giuseppe Conte. Invece è diventata ministra della Giustizia nel governo Draghi. Classe 1963, sposata e madre di tre figli, laureata con lode in legge all'Università degli studi di Milano. Giurista e prima presidente della Corte costituzionale (dal dicembre 2019 a settembre 2020), dopo 45 presidenti al maschile. Alla Consulta ha trascorso 9 anni, inizialmente come giudice nominata da Giorgio Napolitano nel 2011 a soli 48 anni e poi da presidente. Con cui si presentò: "Sì è rotto un vetro di cristallo. Ho l'onore di essere qui come apripista". Chissà che questo onore non possa ripetersi.
Emma Bonino
Storica leader del partito Radicale, fondatrice di + Europa e rappresentante di spicco del femminismo italiano. L'unica italiana inclusa dalla rivista statunitense Newsweek, nel 2011, nell'elenco delle "150 donne che muovono il mondo". E magari l'Italia salendo al Colle. Il curriculum non le manca: classe 1948, deputata alla Camera e al Parlamento europeo, nel 2006 diventa ministra del Commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi II, ex commissaria Ue, poi vicepresidente del Senato della Repubblica dal 2008 al 2013, e ancora ministra degli Affari esteri nel Governo Letta per un anno, dal 2013 al 2014. Nel 2010 scende in campo e si candida come governatrice della Regione Lazio, appoggiata dai Radicali e dal Pd. Ma non ce la fa: vince Renata Polverini.
Ma il nome di Emma Bonino viene più volte affiancato al Quirinale. Soprattutto nel 2013, in prossimità della scadenza del mandato di Giorgio Napolitano. Il Partito socialista la propone come sua candidata alla presidenza della Repubblica e il M5S la include tra le sue candidature alle consultazioni cosiddette "quirinarie". Nascono movimenti e comitati in suo sostegno, i sondaggi la danno in vantaggio su Mario Draghi e Stefano Rodotà. Ma viene scelta come ministra degli Esteri da Enrico Letta: è la seconda donna a ricoprire questo incarico, dopo Susanna Agnelli nel governo Dini.
Per lei, ora, il Quirinale sembra essere un capitolo chiuso. Lo ha detto a Repubblica il 31 maggio scorso, sempre comunque a favore di "una donna competente autorevole per il Colle. Ma non penso a me stessa, ero pronta 30 anni fa. Una presidente della Repubblica però, manderebbe un segnale importante di fiducia a tutto il mondo femminile, che più di altri ha sofferto per il Covid. E sarebbe il messaggio che questo è un Paese per donne".
Lorenza Carlassare
"Quirinarie" si diceva. Eccolo il nome più gradito all'area 5S: è quello della giurista e costituzionalista, Lorenza Carlassare. Prima in Italia a ricoprire la cattedra di Diritto Costituzionale. Nel 2015, inserita in una rosa di nove nomi da scegliere come candidati al Colle rinunciò venendo così esclusa dalla votazione sul blog di Grillo. Unica donna fra dieci quirinabili scelti nell'assemblea dei Grandi Elettori pentastellati. Ma la giurista appena a conoscenza della candidatura, si sfilò dicendo a RepTv : "Non lo sapevo. Ma non farei mai il presidente: serve qualcuno con esperienza politica".
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Maria Elisabetta Alberti Casellati
Giurista, avvocato, laureata in Giurisprudenza all'Università di Ferrara e in diritto canonico nella Pontificia Università Lateranense. Vari incarichi nel Csm e il 24 marzo 2018 diventa presidente del Senato: è la prima donna a ricoprire la seconda carica dello Stato. Qualche mese dopo riceve l'incarico esplorativo dal capo dello Stato Mattarella per verificare la possibilità di una convergenza tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle per una maggioranza parlamentare di governo. Fu la seconda volta nella storia della Repubblica che il mandato venne assegnato a una donna dopo quello del 1987 di Francesco Cossiga all'allora presidente della Camera Nilde Iotti.
Anna Maria Tarantola
Ai vertici di Banca Italia e questo la rende la candidata draghiana ideale. E terza presidente donna della Rai, dopo Moratti e Annunziata. Così nel 2012 è passata da Palazzo Koch a viale Mazzini, Anna Maria Tarantola. Per la prima volta il suo nome venne preso in considerazione come successore di Mario Draghi a governatore della Banca d'Italia quando l'attuale premier fu nominato capo della Bce. Di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, classe 1945, sposata, con due figlie, laureata in Economia e Commercio all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ricercatrice alla London School of Economics. Ora, dopo Bankitalia, Rai, per Tarantola si apre anche l'ipotesi Quirinale.
Elena Paciotti
Prima donna presidente dell'Anm, incarico che ha ricoperto per due mandati. Negli anni Novanta riuscì a scalare il vertice del sindacato dei magistrati quando il presidente della Repubblica era Oscar Luigi Scalfaro e tra i due si stabilì un dialogo importante. È stata componente del Csm ma si dimise in polemica con l'allora presidente della Repubblica e del Csm, Francesco Cossiga. Magistrata ma anche politica: è stata deputata al Parlamento europeo (1999-2004) per il Partito Democratico della Sinistra.
E mentre si avanzano ipotesi sulle possibili candidature al femminile per il post-Mattarella, su Twitter si accende il dibattito a distanza tra Giorgia Meloni e Maria Elena Boschi. La prima si sente pronta "a guidare il paese come premier" e sui social ha censurato l'assenza di solidarietà femminile davanti alle ipotesi di una donna, per la prima volta, a Palazzo Chigi. "E di cosa ti stupisci Giorgia?", risponde con un tweet la capogruppo di Italia viva alla Camera: "Lo ripeto a voce alta: non vorrò mai una premier come te, sovranista, anti europeista, contro Draghi. Bene la solidarietà femminile sul piano personale. Ma sul piano politico - chiarisce Boschi - io sono orgogliosamente dalla parte opposta alla tua".