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(ansa)

Hanno tutti ragione | Qual è il problema di Meloni con il fascismo?

Questo è il numero di venerdì 4 giugno 2021 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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C'è qualcosa di ancestrale, oltre che di ambiguo, nella volontà di Meloni di aggirare il problema di una presa di posizione chiara sul fascismo. Il repertorio di sofismi e deviazioni che la leader di Fratelli d'Italia usa quando è chiamata a esprimersi sul tema è imbarazzante.

Il primo metodo, il più illogico, è la reazione indispettita che rimprovera all'interlocutore la volontà di attribuirle progetti di dittatura e restaurazione del regime, come se chiederle un giudizio storico sul fascismo significasse temere che sia lei a riportarlo in auge. Si tratta di un basso espediente retorico: siccome non sono fascista, non rispondo sul fascismo e non cado nel vostro falso allarme.

Il second…

C'è qualcosa di ancestrale, oltre che di ambiguo, nella volontà di Meloni di aggirare il problema di una presa di posizione chiara sul fascismo. Il repertorio di sofismi e deviazioni che la leader di Fratelli d'Italia usa quando è chiamata a esprimersi sul tema è imbarazzante.

Il primo metodo, il più illogico, è la reazione indispettita che rimprovera all'interlocutore la volontà di attribuirle progetti di dittatura e restaurazione del regime, come se chiederle un giudizio storico sul fascismo significasse temere che sia lei a riportarlo in auge. Si tratta di un basso espediente retorico: siccome non sono fascista, non rispondo sul fascismo e non cado nel vostro falso allarme.

Il secondo metodo meloniano, il più puerile, è ricordare la sua data di nascita: 1977. Non ero nemmeno nata, quindi non chiedetemi di cose di cui non porto responsabilità. È incredibile che una leader che aspira legittimamente al governo del Paese possa pensare che sia l'anagrafe a esimerla dalla chiarezza e che qualcuno con un minimo di onestà intellettuale possa considerarlo un argomento valido.

Il terzo metodo, il più creativo, è quello che Meloni ha adottato nella biografia appena mandata in libreria, nella quale le poche parole dedicate alla questione recitano così: "Non ho alcuna paura a ribadire per l'ennesima volta che non ho il culto del fascismo". Pensate a un tedesco che del nazismo dica, spacciandola per una presa di distanza, "Hitler? Non mi fa impazzire". Il senso, qualora Meloni non se ne renda conto, è il medesimo. La parola antifascismo è citata solo per ricordare i giovani neofascisti uccisi negli anni di piombo. Il messaggio, anche stavolta, è chiaro.

La destra aveva conosciuto, sotto l'impulso di Gianfranco Fini e della nascita di Alleanza nazionale, una spinta al cambiamento, passata anche per la definizione di nuovi e non opachi giudizi sul Ventennio ("Il male assoluto", lo definì Fini in occasione di un viaggio in Israele nel 2003). La fondazione di Fratelli d'Italia ha dato fin dall'inizio l'idea di un passo indietro, come se Meloni volesse tornare alla famigerata parola d'ordine del Movimento sociale di Giorgio Almirante "non rinnegare e non restaurare". Dato che nessuno pensa che Meloni stia preparando la marcia su Roma (anche se più di un dirigente di FdI ama festeggiarne l'anniversario), perché non c'è mai un suo giudizio chiaro su ciò che la dittatura fascista ha rappresentato per il nostro Paese? Perché Meloni non festeggia il 25 aprile? Perché, anche nella risposta a Galli della Loggia, continua a usare il diversivo dell'opposizione a "ogni totalitarismo" e del "fascismo che non è peculiarità italiana" pur di non entrare nello specifico? Sono domande che una aspirante presidente del Consiglio non dovrebbe continuare a eludere.

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