Berlusconi e il centrodestra: il predellino senza popolo del Cavaliere stanco
di Filippo Ceccarelli , di Filippo CeccarelliÈ diventata così povera, la politica, e vuota, cieca e al tempo stesso così ingombrante che quando si muove qualcosina nei cerchi magici, una scorciatoia, una scappatoia, un fumogeno, ecco che ci si aggrappa tutti insieme al passato prossimo; per poi scoprire però che l'analogia non regge, anzi è proprio il contrario. Vale anche per la federazione di centrodestra, quanto di meno allettante in epoca Draghi, ovvero il predellino alla rovescia.
Si celebrò allora - era il 18 novembre del 2007 - forse il punto più alto del berlusconismo extra palazzo. Il Cavaliere si accingeva a riprendere l'Italia per la terza volta. I tradizionali alleati c'erano e non c'erano; Casini cincischiava, Fini era imbufalito perché Berlus…
È diventata così povera, la politica, e vuota, cieca e al tempo stesso così ingombrante che quando si muove qualcosina nei cerchi magici, una scorciatoia, una scappatoia, un fumogeno, ecco che ci si aggrappa tutti insieme al passato prossimo; per poi scoprire però che l'analogia non regge, anzi è proprio il contrario. Vale anche per la federazione di centrodestra, quanto di meno allettante in epoca Draghi, ovvero il predellino alla rovescia.
Si celebrò allora - era il 18 novembre del 2007 - forse il punto più alto del berlusconismo extra palazzo. Il Cavaliere si accingeva a riprendere l'Italia per la terza volta. I tradizionali alleati c'erano e non c'erano; Casini cincischiava, Fini era imbufalito perché Berlusconi già faceva l'occhietto a qualche suo colonnello, ma soprattutto perché le tv berlusconiane avevano mandato in onda un video horror, unico e formidabile nel suo genere, realizzato qualche anno prima dal cavallaro e presidente del Perugia Luciano Gaucci come tributo d'amore a quella che nel frattempo era divenuta la compagna del leader di An.
Così un pomeriggio Berlusconi se ne andò a sorpresa a piazza San Babila, l'attraversò a piedi fendendo la folla da par suo, cioè salutando con tutte e due le mani, ed entrò in uno dei gazebi dove si raccoglievano firme contro il governo Prodi. Lì c'erano Formigoni e Michela Vittoria Brambilla, a quei tempi "la tigre rossa", animatrice di circoli di Forza Italia e pure dotata di tv. Nel pista-pista gli diedero un microfono e in tono biblico proclamò: "Il tempo è venuto!". Il tempo di forzare la mano, sciogliere Forza Italia, superare l'ectoplasmica Casa delle libertà per dare finalmente vita al Popolo - fu la prima volta che quella parola magica risuonò a destra - della Libertà, eccetera, eccetera. Ma finito il fervorino, gli dissero che nella confusione le tv non l'avevano ripreso bene.
Pare non ci fossero più di 400 persone, però così scatenate da far registrare un paio di svenimenti e gente che nella calca aveva perso le scarpe. Fatto sta che terminato il bagno di folla e raggiunta faticosamente l'automobile, Silvione salì sul predellino della sua Mercedes blindata (in seguito Luca di Montezemolo protestò che non fosse un'auto italiana) e ridisse le stesse cose. Aveva compiuto da poco 71 anni.
Agli uomini del potere piacciono un sacco queste performance improvvisate; quando gli dice bene è quello che gli antichi greci dicevano il kairòs e i latini il momentum. Qualche tempo dopo, lavorando a un libro di foto del regime, Pasquale Chessa ne scovò una in cui anche Mussolini era salito sul predellino. Ma il giorno dopo fu Confalonieri a cogliere il valore iconico dell'accaduto. Berlusconi gli era sembrato Lenin, pensa tu, o meglio Eltsin che comiziava da un carrarmato dopo il golpe contro Gorbaciov, era "la potenza della fisicità" e via dicendo. Sono cose anche vere, ma disponendo di giornali si fa prima, per cui già la mattina seguente sui vari quotidiani della casa, dalla tribunetta di fortuna il Cavaliere era stato innalzato a Mao, a Napoleone e a Peron - per la verità, essendo in Italia, ci scappò subito anche la versione Pa-peròn.
Draghi stava a via Nazionale, senza immaginare che 14 anni dopo avrebbe vicariato la classe politica. Erano i tempi delle poesie di Bondi, dei mosaici per Mamma Rosa, delle corsette a "seminare la scorta". Qualche giorno prima, nel parlamentino al piano terra di Palazzo Grazioli, "il Cav." così si era presentato a una delegazione di imprenditori del Lazio: "La vedete questa mano? Toccatela perché ha fatto 'il grano'!".
Viene tristezza anche solo a ricordarlo, sia pure con un sorriso. E neanche a dire che oggi è lui a dover subire la rivoluzione del predellino, primo perché è vecchio, stanco, malato, l'ombra di se stesso; e poi perché nemmeno Salvini è messo bene. La federazione lascia il tempo che trova. La cosa più cinica e straziante è che l'aspirante federatore gli faccia intravedere il Quirinale.