Calenda: “Con il Pd, Sala e Carfagna può nascere il fronte repubblicano che sfida e batte i populisti”
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"Vorrei che Letta, Carfagna e io...". Parafrasando il sonetto dantesco, Carlo Calenda ha un sogno: iniziare un viaggio con il segretario del Pd e con la donna chiamata a raccogliere l’eredità di Forza Italia per costruire insieme un fronte repubblicano che si candidi a guidare il Paese tagliando fuori le estreme, M5S e Destre.
Onorevole, che significato dà alla federazione Fi-Lega?
"L’Italia è l’unico Paese della Ue in cui popolari e socialdemocratici hanno preferito allearsi con i sovranisti e i populisti anziché fra di loro. La decisione del Pd di stringere un patto di ferro con i grillini e ora la scelta di Berlusconi di scomparire nella Lega apre u…
"Vorrei che Letta, Carfagna e io...". Parafrasando il sonetto dantesco, Carlo Calenda ha un sogno: iniziare un viaggio con il segretario del Pd e con la donna chiamata a raccogliere l’eredità di Forza Italia per costruire insieme un fronte repubblicano che si candidi a guidare il Paese tagliando fuori le estreme, M5S e Destre.
Onorevole, che significato dà alla federazione Fi-Lega?
"L’Italia è l’unico Paese della Ue in cui popolari e socialdemocratici hanno preferito allearsi con i sovranisti e i populisti anziché fra di loro. La decisione del Pd di stringere un patto di ferro con i grillini e ora la scelta di Berlusconi di scomparire nella Lega apre un gigantesco problema di rappresentanza per i tanti elettori che si riconoscono nel pragmatismo riformista di Draghi e che però, dopo di lui, perderanno ogni riferimento. Chi potrà offrire loro cittadinanza politica alle prossime elezioni?".
Si sta candidando a guidare un rassemblement di forze moderate nel nome di Draghi?
"Sto dicendo che la linea di Draghi - pragmatica, riformista, in antitesi a populismo e sovranismo - deve trovare chi la interpreti dopo la fine dell’attuale governo, altrimenti tornerà tutto come prima".
E chi dovrebbe farlo? Il centro è affollato di partitini che aspirano a diventare il partito di Draghi.
"Io non credo che basti sommare parlamentari o sigle vuote. Il lavoro da fare è convincere i cittadini, sulla base delle proposte di governo, che c’è un’area che intende la politica come soluzione ai problemi e si candida a guidare il Paese nei prossimi difficili anni".
E cioè?
"È un po’ quello che stiamo facendo con Azione nella battaglia di Roma: mettere insieme intorno a un progetto tutti quelli che condividono la stessa visione per arrivare a un punto di caduta più ampio della somma dei movimenti politici. Solo così si recupera rappresentanza. Guardi la Meloni: partiva dal 2% ed è arrivata al 20".
E chi dovrebbe far parte di questa nuova “area”?
"L’idea è quella di costruire un fronte repubblicano che riunisca il Pd, i centristi di Fi ostili alla Lega e una forza liberaldemocratica, che va aggregata, formata da Azione, +Europa e Italia Viva. In aggiunta ai Verdi rifondati da Sala e Muroni. Insieme potremo andare casa per casa a riprenderci i voti finiti ai sovranisti e ai populisti".
Ma scusi, come pensa di fare? Il Pd lavora a un’alleanza con il M5S, Fi vuol restare nel centrodestra.
"Quando il Pd elegge a suo premier ideale il capo di un altro partito e Berlusconi si sottomette a Salvini, significa che hanno rinunciato alla vocazione maggioritaria, a esercitare la leadership. Ma non può durare a lungo. Pena, il rischio di estinzione, come la parabola di Forza Italia insegna".
È un dato di fatto, però.
"Questo è un sistema politico in liquidazione, tant’è che dopo le elezioni del 2018 sono nati tre governi di segno diverso e alla fine hanno dovuto chiamare Draghi. Perciò io spero che Pd e Fi abbiano la forza di staccarsi da M5S e Lega. Altrimenti saremo condannati a una perenne instabilità politica".
Chi immagina come suoi interlocutori?
"Intanto Mara Carfagna, che sa interpretare al meglio un partito popolare moderno ed europeista. Fa ridere che in Europa Lega e Fi siano uno all’opposizione dell’altro mentre in Italia vanno a braccetto, con Tajani che quando sta qui fa il leghista e quando è oltreconfine tuona contro i sovranisti. Noi abbiamo bisogno di un partito popolare forte, la pluralità di voci è importante che rimanga".
E poi?
"Il Pd dovrebbe essere il perno di questa operazione, a patto che smetta di fare battaglie solo simboliche, staccate dalla realtà, e di insistere a cercare un’alleanza con il M5S. Ecco, sono convinto che da un lavoro comune fra me, Letta e Carfagna verrebbe fuori un’Italia riformista e pragmatica che farebbe bene al Paese".