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"Bella ciao diventi l’inno del 25 aprile". Ma la destra dice no

Pd, M5S e Leu depositano alla Camera la proposta per renderla canto ufficiale della Liberazione. La Russa: "È solo dei comunisti"
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ROMA - Una proposta di legge per istituire Bella ciao come canto ufficiale del 25 aprile, da eseguire dopo l'inno nazionale, e la destra subito insorge. Il testo, prima firmatario il deputato democratico Gian Mario Fragomeli, 47 anni, sottoscritto da Pd, Italia viva, M5S e Leu, è stato depositato alla Camera il 21 aprile scorso e ora dovrà iniziare il consueto iter. Siccome rappresenta "i valori fondanti della Repubblica, gli va riconosciuto il carattere istituzionale, e possiamo affermare con certezza che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali ai quali si ispira la canzone", scrivono i promotori.

ROMA - Una proposta di legge per istituire Bella ciao come canto ufficiale del 25 aprile, da eseguire dopo l'inno nazionale, e la destra subito insorge. Il testo, prima firmatario il deputato democratico Gian Mario Fragomeli, 47 anni, sottoscritto da Pd, Italia viva, M5S e Leu, è stato depositato alla Camera il 21 aprile scorso e ora dovrà iniziare il consueto iter. Siccome rappresenta "i valori fondanti della Repubblica, gli va riconosciuto il carattere istituzionale, e possiamo affermare con certezza che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali ai quali si ispira la canzone", scrivono i promotori.

Ignazio La Russa però ha detto di non essere d'accordo: "Non è la canzone dei partigiani, è la canzone solo dei partigiani comunisti". Il che non è vero. Sulla genesi e la diffusione di Bella ciao sono stati scritti libri e ci si sono accaniti gli storici: un canto che è diventato, per misteriose ragioni, tradizione della lotta al nazifascismo solo molto dopo la fine della guerra. Giorgio Bocca, ad esempio, disse che durante la Resistenza lui non l'aveva mai sentita cantare. Ma col tempo è diventata una canzone dell'antifascismo, anche di quello cattolico. Sulle note di Bella ciao si chiuse il congresso della Democrazia cristiana che nel 1976 elesse segretario Benigno Zaccagnini, l'onesto Zac.

Bella ciao l'hanno cantata Yves Montand e Claudio Villa, Gino Paoli e Milva, è un must per Goran Bregovic, è diventato nel tempo un inaspettato brand italiano, conosciuto e cantato nel mondo intero. Quando venne a Roma, dieci anni fa, la suonò in versione jazz anche Woody Allen, all'Auditorum della Conciliazione. Una volta Gianni Morandi ebbe l'idea di farla cantare a Sanremo. Sempre La Russa, allora ministro della Difesa, si oppose: "E allora cantiamo anche Giovinezza!". Salvini da ministro venne accolto spesso nel suo peregrinare da giovani che intonavano Bella ciao, "preferisco i Ricchi e Poveri", rispose allora il leader della Lega. Anni fa, si presume per sfregio, Salvini aveva cantato Bella ciao davanti a un centro profughi che accoglieva uomini e donne giunti dal Bangladesh. I migranti risposero con insulti nella loro lingua.

A Mirandola lo scorso 25 aprile il sindaco leghista Alberto Greco si è tolto la fascia quando le persone presenti in piazza hanno iniziato a cantarla.

Un altro sindaco di centrodestra a Mezzago, in provincia di Monza e Brianza, l'aveva intonata come azione di disturbo, storpiandone le parole, per provocare un gruppo di cittadini che cantava in piazza.

Lo scorso autunno il deputato di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli, aveva presentato un'interrogazione nella quale si diceva sconcertato e preoccupato per la notizia che in una scuola media la docente di musica "facendolo passare per didattica aveva assegnato come compito la lettura ritmica melodica e l'esecuzione strumentale del brano". L'allora ministra Lucia Azzolina era stata costretta a rispondere in Aula, difendendo la docente, per ribadire "che è un canto che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre e agli estremismi", e francamente si poteva dire meglio.

La destra diserta da sempre il 25 aprile, non riconoscendone il valore fondante della Repubblica. E quindi la polemica contro Bella ciao è in realtà un modo per contestare ciò che quel giorno significa per la nostra storia.