M5S, Laura Castelli: "Noi eletti quasi per caso eravamo la sfida al sistema. Ora cambiamo ma senza nostalgie"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliMILANO - Laura Castelli, 35 anni, viceministra all'Economia sia con il Conte bis che con Mario Draghi, è (quasi) una nativa 5 Stelle. Dopo aver collaborato con un consigliere regionale piemontese eletto con il centrosinistra, si chiamava Mariano Turigliatto ed era un ambientalista, nel 2010, grazie al piccolo exploit del Movimento, - enorme per l'epoca - che riuscì ad eleggere due portavoce regionali in Piemonte. Lì comincia la nuova vita politica della Castelli, nello staff del gruppo.
"M5s e Rousseau erano arrivati a non vedere i motivi per stare insieme", ha detto Davide Casaleggio in una intervista alla Stampa. Sembrano le parole tipiche da fine di una storia d'amore. Concorda nel merito? E da quando era così?
"Nel Movimento c'è sempre stata emotività, è una nostra caratteristica che denota passione. Il rapporto si era deteriorato da un po' di tempo. Il punto fondamentale ora è …
MILANO - Laura Castelli, 35 anni, viceministra all'Economia sia con il Conte bis che con Mario Draghi, è (quasi) una nativa 5 Stelle. Dopo aver collaborato con un consigliere regionale piemontese eletto con il centrosinistra, si chiamava Mariano Turigliatto ed era un ambientalista, nel 2010, grazie al piccolo exploit del Movimento, - enorme per l'epoca - che riuscì ad eleggere due portavoce regionali in Piemonte. Lì comincia la nuova vita politica della Castelli, nello staff del gruppo.
"M5s e Rousseau erano arrivati a non vedere i motivi per stare insieme", ha detto Davide Casaleggio in una intervista alla Stampa. Sembrano le parole tipiche da fine di una storia d'amore. Concorda nel merito? E da quando era così?
"Nel Movimento c'è sempre stata emotività, è una nostra caratteristica che denota passione. Il rapporto si era deteriorato da un po' di tempo. Il punto fondamentale ora è ripartire dopo le incomprensioni legate alla gestione di uno strumento che ci ha accompagnato per molto tempo, ma che ora stava vivendo un po' troppo di vita propria".
Rousseau dopo e il blog di Grillo prima hanno dato la possibilità a degli sconosciuti di entrare in Parlamento e nelle assemblee elettive. Accadde anche a lei...
"Sì, è così, è stata la sfida al sistema di Beppe e di Gianroberto Casaleggio. Dicevamo sempre "siamo i granelli di sabbia nell'ingranaggio". A inizio del 2000 nascono varie liste civiche composte da persone non note. Erano progetti locali, legati alle realtà territoriali. Io sono partita da lì".
Ha nostalgia di quel Movimento?
"Indubbiamente è stata una scuola, una esperienza formativa unica, una possibilità che negli altri partiti non vedevamo. Però no, non ho questo tipo di nostalgia".
Lei passò dalle famose "graticole", cioè una specie di esame di fronte agli altri attivisti?
"Io lavoravo in Regione Piemonte, con i due consiglieri che avevamo eletto proprio agli inizi (Davide Bono e Fabrizio Biolè, ndr). Giravamo molto per il territorio e gli attivisti mi chiesero se volevo candidarmi. L'ho fatto. Mi sono buttata con grande entusiasmo in questa avventura, avevo i requisiti, fui votata online e divenni capolista nel 2013 e nel 2018".
Oggi confermerebbe quel metodo di selezione della classe dirigente? Diversi degli eletti poi alla fine non sono sembrati così "sinceri" nel candidarsi con il M5S.
"Luigi Di Maio è stato il primo a introdurre un criterio nuovo con gli uninominali delle elezioni politiche e i capilista delle europee, includendo proprio la società civile. Penso che questo possa essere uno dei criteri del nuovo M5S che stiamo costruendo. Certamente non l'unico".
È questa la diversità maggiore con il vecchio Movimento, il fatto cioè che d'ora in poi non entrerà proprio chiunque?
"In questi anni sono cambiate le condizioni generali, è cambiato il Paese. Ma soprattutto è cambiato l’approccio che i cittadini hanno con la politica, e la voglia di partecipazione. I politici di professione non si iscrivono al M5S, prima non lo facevano perché eravamo una forza nuova, piccola, fatta di 'novizi'. Ed oggi perché continueremo ad essere qualcosa di diverso dai partiti tradizionali".
Lei crede ancora nella democrazia diretta?
"Sì. La grande ricchezza, anche ricoprendo un incarico istituzionale, è quella di essere coscienti delle difficoltà e della vita concreta delle persone. Personalmente ho fatto molte scelte sui temi del fisco, della rottamazione, toccando con mano le difficoltà di imprenditori onesti. Abbiamo sempre seguito questa filosofia. Questo è il merito storico del Movimento, immettere dati di realtà nel dibattito, e magari far conoscere parole e riti che erano molto lontani: abbiamo reso accessibile il funzionamento del dibattito parlamentare anche al di fuori dei palazzi, perché noi stessi ci siamo confrontati con qualcosa che era lontano da noi".
Pensa mai a come sarebbe andata la sua vita senza la possibilità offerta dal M5S?
"Forse sarei rimasta a fare il mio lavoro in un Centro di assistenza fiscale, o forse sarebbe passato un altro treno e avrei preso quello. Quello delle "sliding doors" è sempre un esercizio difficile. Di certo sono grata alla vita per questa possibilità".