✕

Svolta al Copasir, accordo tra i partiti per Urso presidente

Oggi Pd, M5S e FI voteranno per l'esponente di Fdi a capo del Comitato di controllo sui Servizi. Sconfitta la linea della Lega
2 minuti di lettura

MILANO - Alla fine, dopo mesi di guerra a bassa intensità, un braccio di ferro tutto interno alla destra, la spunta Fratelli d'Italia che ottiene ciò che la Lega aveva provato a evitare fino all'ultimo: cioè la presidenza del Copasir. Sarà Adolfo Urso, appunto esponente del partito guidato da Giorgia Meloni, il prossimo presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Oggi prenderà il posto del leghista Raffaele Volpi e ci riuscirà grazie al voto favorevole di M5S, Pd e Forza Italia. Che di fatto hanno appoggiato l'unica soluzione possibile per sbloccare l'impasse dell'organo, la cui presidenza è da sempre appannaggio delle opposizioni. E visto che il Carroccio è entrato nel governo di Mario Draghi, doveva per forza cedere all'unico esponente delle opposizioni nella rosa, appunto Urso, attuale vicepresidente.

MILANO - Alla fine, dopo mesi di guerra a bassa intensità, un braccio di ferro tutto interno alla destra, la spunta Fratelli d'Italia che ottiene ciò che la Lega aveva provato a evitare fino all'ultimo: cioè la presidenza del Copasir. Sarà Adolfo Urso, appunto esponente del partito guidato da Giorgia Meloni, il prossimo presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Oggi prenderà il posto del leghista Raffaele Volpi e ci riuscirà grazie al voto favorevole di M5S, Pd e Forza Italia. Che di fatto hanno appoggiato l'unica soluzione possibile per sbloccare l'impasse dell'organo, la cui presidenza è da sempre appannaggio delle opposizioni. E visto che il Carroccio è entrato nel governo di Mario Draghi, doveva per forza cedere all'unico esponente delle opposizioni nella rosa, appunto Urso, attuale vicepresidente.

I desiderata di Matteo Salvini erano altri: aveva fatto dimettere Volpi e Paolo Arrigoni, i due membri leghisti dei dieci in totale, nella speranza di ottenere una nuova elezione di tutto l'organismo, delicatissimo per le funzioni di controllo sulla sicurezza interna, quindi - anche - sui servizi segreti. Sabotando così Urso, inviso alla Lega. Peraltro di sfondo c'è un'altra delicata questione diplomatica: Urso nel recente passato, nelle vesti di imprenditore, ha avuto rapporti e fatto affari per anni con l'Iran, dove per riuscire serve l'appoggio del governo di Teheran. Solo che a rigor di regolamento non si poteva ricambiare tutto il plenum, parere confermato dai presidenti di entrambe le Camere. Stando così le cose, il risultato finale era inevitabile: "Sono molto felice per Urso, sarà un ottimo presidente - dice Ignazio La Russa (Fdi) - ma sono dispiaciuto per il centrodestra, così ne usciamo sconfitti tutti. La si poteva gestire in maniera meno conflittuale: spero che domani (oggi, ndr) i due membri leghisti votino anche loro Urso e si ristabilisca un clima sereno".

Di certo Pd e M5S non si sono tirati indietro di fronte alla possibilità di acuire il clima non certo idilliaco che si vive a destra, con Meloni a un passo dal superare la Lega nei sondaggi come primo partito: eventualità che da mesi aleggia dentro la coalizione, creando scompensi. "Avevamo detto che se la situazione non si fosse sbloccata avremmo smesso di partecipare ai lavori facendo mancare il numero legale - spiega Federica Dieni (5 Stelle) - quindi per ragioni istituzionali votiamo Urso e confidiamo di tornare a lavorare con serenità". Discorso simile per Enrico Borghi (Pd): "Il nostro voto a Urso, oltre che assicurare il ripristino delle piene funzioni del Copasir, vuole esprimere una esigenza di sobrietà comunicativa, di mantenimento della istituzione nel perimetro delle proprie funzioni e di cooperazione parlamentare in modo che le attività del sistema di informazione si svolgano nel pieno rispetto di legge e interesse nazionale". Al netto del fair play di Fdi, che non calca troppo la mano sulla faccenda, la sostanza è che Meloni non ha ceduto su nulla con Salvini e ha ottenuto ciò che chiedeva da dopo la formazione del nuovo esecutivo lo scorso febbraio. "La Lega se l'è giocata malissimo", è il commento nel dietro le quinte che va per la maggiore. Bastava insomma avviare una trattativa serena appena si era aperto il caso per arrivare a una conclusione non traumatica per le due forze sovraniste. Invece prima Volpi si è arroccato ("non mi dimetto, piuttosto facciamolo tutti", disse), poi dopo il pressing trasversale lo ha fatto assieme al compagno di partito Arrigoni sperando anche lì di esser seguito almeno da Elio Vito (Fi), che invece se n'è guardato bene. Infine è arrivata la "sentenza" di Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Salvini mastica amaro: "Manteniamo le dimissioni dei nostri, noi quando le diamo le manteniamo". Un mini-Aventino destinato a durare per poco: i dossier che il Copasir dovrà affrontare nei prossimi mesi sono troppo delicati per starne fuori.