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Antimafia come il Copasir, la paralisi guidata dal contestato Morra

Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia 
Gaffe e inciampi, solo i membri M5S della commissione lo difendono, ma sostituirlo è impossibile
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ROMA - L'Antimafia come il Copasir. Due commissioni d'importanza strategica, ma in crisi per via del presidente. Sempre più isolato politicamente il Morra dell'Antimafia. Vittima della "guerra" Salvini-Meloni quello del Copasir. Bloccate entrambe dalle regole che complicano, o addirittura vietano, la sostituzione del presidente. Il Copasir spetta all'opposizione, e lì la lite è politica. L'Antimafia non ammette la sfiducia al presidente, anche se nella maggioranza è tutto un borbottare contro l'ex grillino Nicola Morra, "quello che si occupa solo della Calabria", dicono i suoi molti nemici che stanno nella maggioranza. Quindi il suo ricambio, anche se si dimettessero tutti i componenti, sarebbe impossibile. Su questo Roberto Fico è stato tassativo quando, per cinque mesi dopo il caso Santelli, tutto il centrodestra è rimasto sull'Aventino. Ne è sceso solo quando Morra, al vertice della bic…

ROMA - L'Antimafia come il Copasir. Due commissioni d'importanza strategica, ma in crisi per via del presidente. Sempre più isolato politicamente il Morra dell'Antimafia. Vittima della "guerra" Salvini-Meloni quello del Copasir. Bloccate entrambe dalle regole che complicano, o addirittura vietano, la sostituzione del presidente. Il Copasir spetta all'opposizione, e lì la lite è politica. L'Antimafia non ammette la sfiducia al presidente, anche se nella maggioranza è tutto un borbottare contro l'ex grillino Nicola Morra, "quello che si occupa solo della Calabria", dicono i suoi molti nemici che stanno nella maggioranza. Quindi il suo ricambio, anche se si dimettessero tutti i componenti, sarebbe impossibile. Su questo Roberto Fico è stato tassativo quando, per cinque mesi dopo il caso Santelli, tutto il centrodestra è rimasto sull'Aventino. Ne è sceso solo quando Morra, al vertice della bicamerale dal 14 novembre 2018, voleva portare in Antimafia Luca Palamara. Proposta ghiotta per Forza Italia e Lega. Ma Piero Grasso, che è stato consulente delle commissioni Antimafia di Chiaromonte e di Violante, ha preteso una delibera dell'ufficio di presidenza. Il numero legale non c'era, e l'audizione di Palamara è saltata.

Ma il caso Morra esiste lo stesso. "Il professore di filosofia che non sa nulla di diritto", come lo stronca la magistrata in quota Fi Giusi Bartolozzi,  che "vuole segretare le sedute mentre un procuratore dice cose note, ma per lui, ahimè, sconosciute". Un Morra troppo "calabrocentrico", cui si rimprovera pesantemente il blitz del 22 marzo nel centro vaccinale di Cosenza, con tanto di suoi agenti di scorta che prendevano i nomi dei presenti. Segnano inesorabilmente la sua presidenza le parole, poi chiarite con tanto di scuse, sulla presidente della Regione Calabria Jole Santelli appena deceduta. Dice il 20 novembre: "Era noto a tutti che fosse una grave malata oncologica. Umanamente l'ho sempre rispettata, politicamente c'era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia". Non lo difende nessuno. Resta solo. Anche in Antimafia. Con lui adesso solo i giovani grillini. Come il capogruppo uscente Davide Aiello: "Al di là degli scivoloni non mi sento di giudicarlo negativamente perché dimostra un grande impegno su fronte dell'Antimafia. Certo, si può sempre fare meglio, ma i lavori della commissione vanno avanti, anche affrontando temi come l'emergenza della pandemia. E da quella relazione si vedrà il grande ruolo della mafia, con uno spaventoso incremento dei reati di usura".

Certo, Morra ha i suoi fan. Per esempio Stefania Ascari, deputata emiliana di M5S che di lui ha "grandissima stima perché è uno che ci ha sempre messo la faccia, lavora dalla mattina alla sera, ed è l'unico presidente che ha consentito di fare 21 comitati con ampia discrezionalità di lavoro". Già, proprio quei comitati che invece, visti dagli altri gruppi, vengono giudicati come "del tutto improbabili" e per giunta destinati "in buona parte a non approdare a nulla", nonostante "il grande spolvero" di consulenti. Certo, qualcuno funziona, come quello di Piera Aiello sui testimoni di giustizia, di Piero Grasso sulle stragi, di Walter Verini sui giornalisti minacciati dalla mafia, sui beni confiscati affidato alla Lega, o ancora sul rischio Covid e mafia del dem Paolo Lattanzio. Ma la battuta che circola sempre più frequente nei corridoi dell'Antimafia riguarda invece i "cold case" che la commissione, per volere di Morra, si ostinerebbe a rincorrere, dal caso del ciclista Pantani, al marciatore Schwazer, al medico Manca che aveva operato Provenzano.

Resta irrisolta invece una grande questione come quella delle scarcerazioni dei boss mafiosi della primavera 2020. L'Antimafia non si pronuncia sull'ex capo Dap Basentini. "Nel suo esasperato dualismo con Bonafede - dice una fonte - Morra voleva accreditare l'idea che l'ex Guardasigilli volesse scarcerare i mafiosi. Era convinto di poter provare che fossero esistiti rapporti tra pezzi del Dap e la mafia per favorirla. Dopo un'inchiesta infinita e una trentina di audizioni questa tesi non è stata dimostrata, il caso è rimasto aperto, e lui non ha scritto la relazione". "Si naviga a vista, facciamo molte audizioni ma tutte fine a se stesse, decontestualizzate, che non producono nulla. La commissione farebbe molto di più se fosse presieduta da una figura istituzionale" dice il leghista Gianluca Cantalamessa. E Wanda Ferro di Fratelli d'Italia: "Una commissione, per andare avanti, non deve aspettare una trasmissione. Deve portare avanti le cose che ci sono, chi c'è c'è, altrimenti questa Antimafia non lascerà traccia".  

Dal Pd arriva un vento gelido su Morra. Walter Verini e Franco Mirabelli, che fanno parte della commissione, non nascondono le critiche. Dice Verini: "La commissione Antimafia può e deve svolgere un ruolo fondamentale, proprio nel momento in cui le mafie sono presenti nell'economia legale, cercano di gestire i fondi europei, praticano welfare criminale. Il presidente Morra dovrebbe contribuire a ridare piena autorevolezza alla commissione. Decida come, ma lo faccia". Una bocciatura a cui segue quella di Mirabelli: "Mi pare che ci sia il problema di un presidente che usa l'Antimafia più per finalità politiche che per la prioritaria funzione di indagine e di costruzione di proposte. Io non metto in discussione le sue scelte, però dovrebbe privilegiare il ruolo istituzionale e finché fa il presidente dell'Antimafia concentrarsi su questo, e non su qualunque vicenda che faccia scalpore". I "cold case" appunto. E alla frequente battuta di Morra - "Mi attaccano perché combatto la mafia" - la replica è che il suo è "un uso troppo soggettivo della presidenza". 

Certo non giova a Morra l'ultimo caso sul piatto, quello dell'incontro al Csm con Piercamillo Davigo, né tantomeno le sue performance in tv su cui le critiche si sprecano. "Quel caso dimostra - dice la forzista Bartolozzi che non gli perdona le parole su Santelli - che Morra non ha la minima idea della sua funzione perché è assurdo pensare che il presidente dell'Antimafia si ponga il problema di mettere pace tra Di Matteo e Ardita". Un altro componente dell'Antimafia, che però vuole restare anonimo, chiosa: "Perché il presidente dell'Antimafia vuole ascolta un componente del Csm quale Davigo era in quel momento? Cose assurde, siamo del tutto fuori dall'ambito istituzionale". L'unica via d'uscita? Le auto dimissioni di Morra. Che certo non ha alcuna intenzione di darle.