Chiamparino (Pd): "I sindaci vanno tutelati, non sono il parafulmine giudiziario di ciò che accade nelle città"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"Scomodo il mestiere di sindaco! Ma i sindaci ancora oggi sono gli eredi della rivoluzione istituzionale che nel 1993 ne consentì l'elezione diretta. Sono la prima linea della politica e il punto di riferimento per la tenuta sociale. Vanno tutelati con norme e con atteggiamenti che li mettano al riparo dall'essere considerati il parafulmine giudiziario di tutto ciò che accade in una comunità". Sergio Chiamparino è stato per dieci anni, dal 2001 al 2011 primo cittadino di Torino, ex presidente dell'Anci, ex governatore del Piemonte, leader del Pd. È appena tornato dal mercato di piazza Foroni, dove ha dedicato la mattinata alla campagna per le primarie del candidato sindaco dem Stefano Lo Russo: "Così dopo il lockdown ci si comincia a farsi vedere ...".
"Scomodo il mestiere di sindaco! Ma i sindaci ancora oggi sono gli eredi della rivoluzione istituzionale che nel 1993 ne consentì l'elezione diretta. Sono la prima linea della politica e il punto di riferimento per la tenuta sociale. Vanno tutelati con norme e con atteggiamenti che li mettano al riparo dall'essere considerati il parafulmine giudiziario di tutto ciò che accade in una comunità". Sergio Chiamparino è stato per dieci anni, dal 2001 al 2011 primo cittadino di Torino, ex presidente dell'Anci, ex governatore del Piemonte, leader del Pd. È appena tornato dal mercato di piazza Foroni, dove ha dedicato la mattinata alla campagna per le primarie del candidato sindaco dem Stefano Lo Russo: "Così dopo il lockdown ci si comincia a farsi vedere ...".
Chiamparino, dall'abuso d'ufficio alla legge Severino, dai vincoli burocratici all'indennità bassa, tempi duri per i sindaci?
"E la casistica si può allargare. La sindaca e l'ex sindaco di Torino, Chiara Appendino e Piero Fassino sono indagati per inquinamento ambientale colposo (e anch'io come ex presidente di Regione insieme con Alberto Cirio). I sindaci andrebbero messi al riparo dal rischio di essere vittime di colpe di cui non sono materialmente in grado di rispondere".
Il caso della sindaca di Crema, Stefania Bonaldi indagata per l'infortunio a un bimbo dell'asilo, ha sollevato la questione: ci vogliono norme a tutela dei sindaci?
"Mi metto nei panni di quella sindaca: cosa doveva fare per verificare le condizioni della porta tagliafuoco in cui quel bimbo si è schiacciato le dita? Per fortuna il bimbo non ha avuto un grande danno. Però c'è tutta una normativa da chiarire, anche per rendere al magistrato più semplice il proprio lavoro. Il problema è duplice: da un lato c'è un eccesso di meccanicità nell'interpretazione della norma e nel ricondurre a chi ha la responsabilità politica anche quella penale o civile. Dall'altro c'è il clamore mediatico. Deve crescere il rispetto e il riconoscimento reciproco tra le istituzioni che compongono lo Stato e di cui i sindaci sono la cellula-base dal punto di vista della coesione e della tenuta sociale" .
Con il lockdown, nell'emergenza sanitaria e sociale per il Covid il ruolo dei sindaci è stato quello della politica di prossimità.
"Infatti. I sindaci sono la prima linea della politica. Ho smesso di fare il sindaco 10 anni fa e al mercato di piazza Foroni ancora i cittadini mi ponevano i problemi che si sottopongono al sindaco..."
È il mestiere che rimpiange di più?
"Certamente. Non ne avrei più l'energia, ma fare il sindaco restituisce il gusto per la politica. Davvero il sindaco è il punto di riferimento per la tenuta sociale. Per questo i sindaci hanno bisogno di norme nuove a tutela e di riconoscimento".
Per Appendino, condannata per i fatti di piazza San Carlo, c'è stata una sottoscrizione di solidarietà lanciata dall'Anci.
"Se mi metto nei panni di Appendino, non mi sento di dire con una mano sulla coscienza che a me non sarebbe successo nulla".
Quali sono gli ostacoli maggiori per i sindaci attualmente, se paragonati agli anni in cui fu sindaco lei?
"L'elezione diretta dei sindaci nel 1993 fu un fatto rivoluzionario dal punto di vista istituzionale e politico. I sindaci oggi sono gli eredi di quella rivoluzione. E gli ostacoli sono le risorse e le complicazioni burocratiche innanzitutto. Sulle risorse. I Comuni devono essere i referenti principali di un indebitamento buono. Spetti a loro utilizzare per questo i primi fondi del Recovery Plan. Semplificare è poi l'altra parola d'ordine".
Una volta il ruolo di sindaco era trampolino di lancio di una carriera politica prestigiosa. Come ricorda Repubblica, fu così per Veltroni, Rutelli, Renzi, Bassolino, Enzo Bianco e a lei fu chiesto di gareggiare per la leadership del Pd, ma rifiutò. Tutto cambiato adesso, neppure si trovano i candidati sindaci?
"Col senno di poi, mi porto addosso la responsabilità di non essermi fatto avanti allora. Osservando la situazione com'è, credo che portare i sindaci ai livelli che contano aiuterebbe il Paese e la politica. Nel Pd vedrei i primi cittadini come la squadra del segretario e del partito".
Ricorda il Movimento delle Centocittà su cui ironizzò Giuliano Amato chiamandolo delle "centopadelle"? Da lì partì l'offensiva ulivista.
"Era parte integrate della "rivoluzione" dell'elezione diretta dei sindaci. Il problema delle rivoluzioni non è iniziarle, ma come finirle. Credo ci sarebbe da rimettere mano alle riforme istituzionali. Ma per tornare ai sindaci, ripeto: ci vogliono norme e atteggiamenti che li mettano al riparo dall'essere il parafulmine giudiziario di tutto ciò che accade in una comunità".