Il difficile rapporto tra Conte e Draghi: dalla Cina alla giustizia, il nuovo M5S dell'ex premier è una spina per il governo
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliDopo un avvio di governo in cui i maggiori problemi per la strana maggioranza arrivavano da destra, cioè dalla Lega, nei dintorni di Palazzo Chigi adesso è convinzione diffusa che con l'insediamento di Giuseppe Conte alla guida dei 5 Stelle - giunti tramortiti alla svolta Draghi - sarà proprio il rapporto con il Movimento il più complicato da gestire. Le avvisaglie ci sono tutte e del resto lo stesso Conte non ha nascosto il suo proposito: rimettere il M5S al centro della scena, facendo pesare i numeri del gruppo parlamentare che, nonostante le numerose defezioni di questi anni, resta pur sempre il primo: 237 in tutto.
Tanto per cominciare, non è passato inosservato — anzi, ha …
Dopo un avvio di governo in cui i maggiori problemi per la strana maggioranza arrivavano da destra, cioè dalla Lega, nei dintorni di Palazzo Chigi adesso è convinzione diffusa che con l'insediamento di Giuseppe Conte alla guida dei 5 Stelle - giunti tramortiti alla svolta Draghi - sarà proprio il rapporto con il Movimento il più complicato da gestire. Le avvisaglie ci sono tutte e del resto lo stesso Conte non ha nascosto il suo proposito: rimettere il M5S al centro della scena, facendo pesare i numeri del gruppo parlamentare che, nonostante le numerose defezioni di questi anni, resta pur sempre il primo: 237 in tutto.
Tanto per cominciare, non è passato inosservato — anzi, ha scatenato polemiche da destra e Italia Viva — un fatto perlomeno curioso: oggi, mentre al G7 in Cornovaglia il presidente americano Joe Biden rilanciava il Patto atlantico e chiedeva a tutti, compresa l’Italia, di aiutarlo a contenere l’espansionismo della Cina, Beppe Grillo va in visita dall’ambasciatore cinese Li Junhua. "È un dito nell’occhio a Draghi, proprio il giorno prima che si vede con Biden poi...", si racconta nel dietro le quinte dello stesso Movimento. Peraltro che la notizia dell’incontro sia uscita non è dispiaciuto proprio ai cinesi, rappresentando un segnale, abbiamo sponde di alto livello nel governo anche noi. Risultato finale: Conte, che pure era atteso, si è defilato e ha declinato: "Per motivi personali, ma nelle prossime settimane continuerò ad incontrare leader e ambasciatori di tutti i continenti. Il neo-M5S avrà un respiro internazionale".
Non c'è solo la politica estera ovviamente. Su giustizia, ambiente, lavoro, fisco da qui ai prossimi mesi si preannunciano scossoni e non solo più le semplici e fisiologiche fibrillazioni tenute sottotraccia. Della riforma su cui sta lavorando la ministra Marta Cartabia si parla da settimane, l'ex premier sulla prescrizione giusto quattro giorni fa ha ribadito che per com'è fatta oggi "finisce per creare un sistema di giustizia censitaria". Difendendo quindi la riforma com'era stata pensata dal precedente ministro, Alfonso Bonafede, tacciato di giustizialismo invece da Lega, Fi, Iv, oggi tutti al governo assieme al M5S. Correlata c'è la vicenda Anac, altro argomento sul quale Conte si è fatto già sentire. "Qualsiasi ipotesi legata a un suo ridimensionamento deve essere immediatamente annullata, nell'interesse del Paese e della sua credibilità internazionale", è stato l'avvertimento dei deputati 5 Stelle in commissione Giustizia di fronte all'ipotesi che, per far presto nell'impiegare i fondi del recovery, venisse depotenziato il controllo dell'Autorità anticorruzione. In questo caso e per adesso il muro comunque ha funzionato, dato che Cartabia ha assicurato che "i poteri di indirizzo e vigilanza dell'Autorità nazionale anticorruzione non saranno intaccati".
Sull'ambiente, i rapporti tra il partito e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sono pessimi. Ma è un tema che brucia come pochi nel Movimento, che disse sì a Mario Draghi proprio dietro la promessa di creare e avere quel super ministero. Così non è andata, in primis perché il ministero non era "super". E poi perché dopo essersi venduti all'opinione pubblica l'idea che Cingolani fosse espressione dei 5 Stelle - in effetti Grillo disse di sì al suo nome, ma certo l'ex direttore dell'Iit di Genova non era mai stato un grillino -, la realtà si è dimostrata ben diversa: il ministro fa ampiamente di testa sua, su mini-nucleare, idrogeno e inceneritori ha fatto pubbliche aperture che equivalgono a delle bestemmie per il M5S. "È un marziano paracadutato, i più agguerriti dei nostri già parlano di una possibile e futura sfiducia", racconta un parlamentare.
Poi c'è il lavoro, con il blocco dei licenziamenti che per il Movimento (ma anche per Leu e in parte il Pd) va prorogato ben oltre il prossimo 30 giugno, argomento che va di traverso all'ala "confindustriale" del governo, così come il salario minimo orario di 9 euro. E infine la riforma fiscale, l'ultima di sistema varata nel 1973 e della cui necessità di aggiornarla aveva parlato proprio l'attuale presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento. I 5 Stelle proporranno di passare dagli attuali cinque scaglioni Irpef a tre, con delle aliquote che a conti fatti andrebbero ad alleggerire il carico a chi guadagna meno di 55 mila euro l'anno. Quest'ultimo argomento non è ancora entrato nel vivo ma, come per gli altri, sarà materia di grande discussione. Dopodiché, è presto per prevedere una fine prematura della legislatura su pressione del M5S: per parlare di cose più terrene, va tenuto d'occhio il timing. Dopo 4 anni, sei mesi e un giorno di legislatura per tutti i parlamentari scatta il diritto alla pensione (compiuti i 65 anni): quindi a settembre 2022. Prima di allora, chi sarà disposto a rinunciare a tanto?