Basta un caffè in Comune per essere indagati. I sindaci: è ora di finirla
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaLa fascia tricolore è passata di moda. E l'ultima disperata mossa per far fronte alla crisi di vocazione degli aspiranti sindaci l'ha fatta l'Anci, l'associazione dei Comuni: una proposta formale di abolizione del tetto dei due mandati. Via qualsiasi limite al numero di ricandidature nei centri fino a 5 mila abitanti, un mandato in più (fino a tre) a disposizione di chi guida i municipi nella fascia fra i 5 e i 15 mila abitanti. "Proviamo a tenere più a lungo in carica gli attuali sindaci perché i successori non si trovano...", riassume Antonio Decaro, il presidente dell'Anci. Da settimane, ormai, l'associazione si batte per ridare tutela e dignità a un ruolo per il quale si fa fatica oggi a trovare pretendenti. Al di là di autocandidature di nome (Bassolino, Calenda) i leader di partito hanno patito pene indicibili per trovare nomi disponibili per correre alle Comunali, anche nelle grandi città. …
La fascia tricolore è passata di moda. E l'ultima disperata mossa per far fronte alla crisi di vocazione degli aspiranti sindaci l'ha fatta l'Anci, l'associazione dei Comuni: una proposta formale di abolizione del tetto dei due mandati. Via qualsiasi limite al numero di ricandidature nei centri fino a 5 mila abitanti, un mandato in più (fino a tre) a disposizione di chi guida i municipi nella fascia fra i 5 e i 15 mila abitanti. "Proviamo a tenere più a lungo in carica gli attuali sindaci perché i successori non si trovano...", riassume Antonio Decaro, il presidente dell'Anci. Da settimane, ormai, l'associazione si batte per ridare tutela e dignità a un ruolo per il quale si fa fatica oggi a trovare pretendenti. Al di là di autocandidature di nome (Bassolino, Calenda) i leader di partito hanno patito pene indicibili per trovare nomi disponibili per correre alle Comunali, anche nelle grandi città. Il centrodestra è ancora senza portabandiera a Milano e a Roma si è fermato su Enrico Michetti, un avvocato fino a poche settimane fa sconosiuto ai più. Dietro c'è un fenomeno trasversale ai partiti, ovvero l'allergia per un mestiere impossibile, con pochi onori e moltissimi oneri. E soprattutto con il rischio di uscirne "colpiti da un grave danno di reputazione", per usare le parole di Enzo Bianco, uno che il sindaco l'ha fatto nei fulgidi anni '90, quando chi indossava la fascia tricolore aveva risorse, prestigio e peso politico. Oltre che una carriera assicurata, quella che con Bianco fecero colleghi del movimento "Centocittà" quali Rutelli, Cacciari, Leoluca Orlando. Oggi invece c'è una crisi nera che è anche una crisi della classe dirigente della politica, mascherata da una ricerca dei "civici" sempre più difficile. Almeno quattro le cause di questo destino ineludibile su cui si sono imbattuto i sindaci e che saranno al centro di una grande mobilitazione del'Anci fissata per il 7 luglio.
Pochi poteri e grandi responsabilità
Un sindaco, oggi, rischia di finire nei guai giudiziari per cause che vanno oltre le proprie dirette competenze. A far scattare l'allarme, negli ultimi mesi, prima il caso di Chiara Appendino, condannata per i disordini di piazza San Carlo, poi la vicenda dell'assoluzione in secondo grado dall'accusa di turbativa d'asta dell'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, giunta dopo un arresto e una lapidazione mediatica. Infine l'indagine a carico della sindaca di Crema Stefania Bonaldi, presunta responsabile del fatto che un bambino si è schiacciato le dita nella porta coprifuoco di un asilo nido. Sullo sfondo sindaci condannati per omicidio colposo in seguito alla caduta di un masso caduto in un sentiero (capita a Fara San Martino, in Abruzzo) o che sono finiti sotto inchiesta per avere offerto dei caffè nel proprio ufficio (lo ha segnalato a Repubblica il sindaco di Mantova Mattia Palazzi). "Non so quanti di noi sono indagati per inquinamento atmosferico. E adesso - dice Decaro - ci sono gruppi di cittadini che denunciano i sindaci per l'inquinamento acustico delle zone della movida". "Se ti eleggono - prosegue Bianco - devi mettere in conto che nel 99 per cento dei casi finisci indagato per abuso d'ufficio. Nel 95 per cento non vai neppure a giudizio ma il danno di reputazione è certo". Se poi arriva la condanna, anche solo in primo grado, scatta la tagliola della Severino: c'è la sospensione per 18 mesi. Chi si è dimesso per il clamore della sentenza, come l'ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, è stato a volte assolto in secondo grado. Quando già era troppo tardi per recuperare la poltrona. E l'immagine. "Noi non chiediamo né immunità né impunità - dice Decaro - ma vanno definiti meglio, nelle norme che individuano i responsabili dei reati, i confini fra l'attività politica e quella amministrativa: un sindaco non può rispondere di tutto".
Gli stipendi
"Ma secondo lei, con questi rischi, chi rinuncia a una professione e a metà dei propri compensi per fare il mestiere di sindaco che sempre più richiede un impegno a tempo pieno?": è la domanda che si pone Stefano Locatelli, sindaco di Chiuduno (Bergamo) e responsabile degli enti locali della Lega. Lui, a capo di un Comune di 6 mila abitanti, guadagna circa 1.700 euro "con i quali devo pagare i contributi e l'assicurazione". Va peggio alla pletora di sindaci di paesi fra i 3 e i 5 mila abitanti, che superano a fatica i 1.200 euro al mese o quelli di paesi più piccoli che stanno sotto quota ottocento. "L'anno scorso feci notare che lo stipendio di un primo cittadino in questi centri era inferiore al reddito di cittadinanza: ora i compensi sono stati lievemente rivisti ma c'è una grande spropozione fra indennità e rischi", ancora De Caro. Lo stipendio cresce per i sindaci dei Comuni più grandi, sfiora i 6 mila euro a Milano e si aggira sui 4 mila euro in centri medi come Bari o Catania. Non sono certo cifre irrisorie ma, per restare a questi ultimi casi, si tratta sempre di un terzo di quanto guadagna un deputato e la metà di un consigliere regionale. Ruoli che comportano responsabilità decisamente minori. Il senatore di Fdi Ignazio La Russa invoca l'equiparazione delle indennità dei sindaci metropolitani a quelle dei parlamentari, ma l'Anci su questo aspetto non si pronuncia. Anche se Bianco, a titolo personale, si dice favorevole: "Teniamo conto che fare il primo cittadino, lavoro bellissimo ma con mille rogne quotidiane, non dà diritto neppure alla pensione".
Il peso dei debiti
Poi, a fare da dissuasore sulla via dei municipi, c'è una situazione finanziaria da profondo rosso. Chi sarà eletto, a ottobre, si troverà Comuni indebitati (950 milioni a Napoli e 430 a Torino) ma soprattutto una prospettiva inquietante. Quella di dovere fare i conti con le conseguenze di una recente sentenza della Consulta che ha definito incostituzionali le leggi che hanno permesso la spalmatura in trent'anni dei debiti dei Comuni. Sono 1.400 Comuni che, per effetto di questa decisione, devono rifondere il prestito ricevuto e sono dunque da considerare a rischio dissesto. Nel novero c'è la metà delle amministrazioni calabresi e un terzo di quelle campane.
La classe dirigente sparita
E però il pericolo è che questo scenario diventi un alibi per la politica che non è riuscita, negli ultimi anni, a costruire un "vivaio" al quale attingere per le candidature. Decaro dà un giudizio tranchant: "Paghiamo gli effetti delle leggi elettorali che abbiamo costruito e della logica delle correnti che affligge, ahimè, soprattutto il mio partito: i giovani si sono impegnati a seguire i leader di turno, in cerca di una facile candidatura nelle liste bloccate, invece di costruire un radicamento sul territorio". Il meccanismo di ricambio della classe dirigente si è inceppato: "Ma chi la fa più l'esperienza nei consigli comunali? - chiede Enzo Bianco - In quello di Catania, prima che io fossi sindaco, sedeva gente del calibro di Emma Bonino, Marco Pannella, Anna Finocchiaro, Salvo Andò, Rino Nicolosi. Una buona scuola che non c'è più". Un osservatore della Prima Repubblica quale l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino parla di "desertificazione della classe dirigente". "Da 25 anni - aggiunge - i partiti hanno sostituito la costruzione del ceto politico con i personalismi e ora non si trovano più candidati all'altezza. Ai miei tempi nella Dc c'erano le battaglie per fare il sindaco, a Roma ricordo quella fra Franco Carraro e Enrico Garaci. Ora ci si nasconde dietro i "civici". Io questo Michetti non lo conosco, ma la sua parte politica a Londra ha espresso Johnson e a Parigi Chirac. Qualche differenza, a occhio nudo, la vedo...".