Vaccini, la contromossa del governo concordata col premier: “Agire subito e rassicurare”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleUna tragica fatalità. Il premier Mario Draghi è partito per il G7 con il cuore pesante: la morte di Camilla Canepa, la diciottenne colpita da trombosi dopo aver assunto la prima dose di Vaxzeveria, lo ha molto turbato. Come se si sentisse addosso una parte di responsabilità.
"È dura", sono le uniche parole che trapelano da palazzo Chigi, a riprova dell’enorme tristezza mista a cordoglio che si respira nell’entourage del presidente del Consiglio. Il quale, prima di imbarcarsi per la Cornovaglia, ha lasciato precise istruzioni in vista della conferenza stampa straordinaria da lui voluta nella sede del governo, nonostante la sua assenza. Una scelta anche simbolica per manda…
Una tragica fatalità. Il premier Mario Draghi è partito per il G7 con il cuore pesante: la morte di Camilla Canepa, la diciottenne colpita da trombosi dopo aver assunto la prima dose di Vaxzeveria, lo ha molto turbato. Come se si sentisse addosso una parte di responsabilità.
"È dura", sono le uniche parole che trapelano da palazzo Chigi, a riprova dell’enorme tristezza mista a cordoglio che si respira nell’entourage del presidente del Consiglio. Il quale, prima di imbarcarsi per la Cornovaglia, ha lasciato precise istruzioni in vista della conferenza stampa straordinaria da lui voluta nella sede del governo, nonostante la sua assenza. Una scelta anche simbolica per mandare un paio di messaggi impossibili da equivocare. Testimoniare assoluta fiducia nel ministro Roberto Speranza, nel commissario Francesco Paolo Figliuolo e nel capo del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli, accusati più o meno direttamente da Salvini e da un nutrito gruppo di governatori di non aver fornito indicazioni chiare sull’uso di Astrazeneca.
Tranquillizzare gli italiani sulla sicurezza dei vaccini, "l’unico strumento in nostro possesso per uscire da questa difficile stagione", sottolinea non per caso il titolare della Salute. Impedire alla paura di prendere il sopravvento col rischio di compromettere l’andamento di una campagna che, al ritmo di quasi 600mila dosi al giorno, ha finalmente ingranato la marcia. Tant’è che — a dispetto del rallentamento inevitabile innescato dal parziale stop al siero oxfordiano — "sono confidente che per fine settembre riusciremo a chiudere la partita", garantisce con fermezza il generale dell’Esercito, cui Draghi ha consegnato le chiavi della safety car tricolore.
Quando l’altro pomeriggio è giunta la notizia del decesso, il premier si è subito messo in contatto con Speranza per capire se fosse stato fatto il possibile per evitare il tragico epilogo. Sentendosi rispondere quel che purtroppo è ormai patrimonio comune: tutti i vaccini hanno un margine di rischio, nessuno escluso; gli eventi avversi, sebbene quelli gravi siano rarissimi, rientrano nella casistica; il governo non ha nulla da rimproverarsi, ha seguito scrupolosamente le raccomandazioni delle Autorità regolatorie, Ema e Aifa, che hanno autorizzato l’utilizzo di Astrazeneca dai 18 anni in su (motivo per cui adesso, sotto i 60, non potrà essere proibito ma solo sconsigliato). Insieme hanno infine valutato le conseguenze della drammatica vicenda e impostato — in costante collegamento con il Cts — le contromisure per evitare l’impatto negativo sul piano di immunizzazione del Paese.
Velocità, chiarezza ed efficacia nella risposta, ha invocato Draghi con Speranza e Locatelli. Dopo la morte della ragazza genovese, ogni incertezza o ritardo avrebbe altrimenti alimentato un clima di diffidenza nocivo per la campagna in corso. Su cui oltretutto la politica s’è messa a soffiare, anziché rispettare il lutto in religioso silenzio. Non sono passate inosservate le uscite di Salvini — "Penso che qualcuno a livello centrale abbia sbagliato" — né dei presidenti di Regione, da De Luca a Toti, pronti a puntare il dito contro le informazioni "non univoche né affidabili" fornite dal Cts sull’uso del vaccino a vettore adenovirale, da inoculare ai giovani durante i famosi Open Day.
Per questo il presidente del Consiglio ha chiesto di accelerare. Di mettere subito nero su bianco le nuove istruzioni e partire al più presto con la cosiddetta somministrazione eterologa, ovvero i richiami con un siero diverso da Astrazeneca per tutti gli under 60. Un metodo su cui gli scienziati sono divisi, tant’è che Draghi avrebbe chiesto un parere a Guido Rasi, l’ex direttore generale dell’Ema ora consulente del commissario Figliuolo, di cui molto si fida. Il professore lo avrebbe rassicurato: non solo "l’hanno già adottato in Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna", ma la risposta immunitaria risulterebbe comunque elevata. "Il virus adesso circola molto meno", il ragionamento, e ciò consente di prendere in considerazioni anche soluzioni come questa. All’insegna della valutazione costi-benefici, che a Draghi è sempre stata a cuore.