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Letizia Moratti: “Giusto e necessario portare un pezzo della Rai a Milano”

La vicepresidente della Regione Lombardia con delega al Welfare, difende l'idea dell'azienda di Viale Mazzini: “Mortificante il divario che c’è oggi con Roma. Zingaretti è contrario perché difende un interesse provinciale. Qui c’è una grande vocazione per l’ informazione”
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MILANO - "La Rai investe sul centro di produzione di Milano": appena il consiglio d'amministrazione l'ha deciso, s'è accesa la polemica politica. Tra i primi a protestare il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, poi il senatore forzista Maurizio Gasparri che ha presentato un'interrogazione alla commissione di Vigilanza. E viceversa, da Milano il sindaco Beppe Sala ha difeso la scelta di svuotare il palazzo in corso Sempione e gli studi di via Mecenate per trasferire le risorse Rai al Portello, e cioè all'ex Fiera Campionaria. Per chiarirci le idee, saliamo a Palazzo Lombardia, trentaduesimo piano, finestroni sulla città, mobili di cristallo. L'idea degli architetti è di librarsi nel cielo (del potere?), viceversa Letizia Moratti, in giacca di renna contro l'aria condizionata, ci tiene a dire che ha i piedi saldamente piantati per terra.

Dottoressa Moratti, il trasloco della Rai dal palazzo di corso Sempion…

MILANO - "La Rai investe sul centro di produzione di Milano": appena il consiglio d'amministrazione l'ha deciso, s'è accesa la polemica politica. Tra i primi a protestare il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, poi il senatore forzista Maurizio Gasparri che ha presentato un'interrogazione alla commissione di Vigilanza. E viceversa, da Milano il sindaco Beppe Sala ha difeso la scelta di svuotare il palazzo in corso Sempione e gli studi di via Mecenate per trasferire le risorse Rai al Portello, e cioè all'ex Fiera Campionaria. Per chiarirci le idee, saliamo a Palazzo Lombardia, trentaduesimo piano, finestroni sulla città, mobili di cristallo. L'idea degli architetti è di librarsi nel cielo (del potere?), viceversa Letizia Moratti, in giacca di renna contro l'aria condizionata, ci tiene a dire che ha i piedi saldamente piantati per terra.

Dottoressa Moratti, il trasloco della Rai dal palazzo di corso Sempione alla Fiera per lei è da considerare...?
"Necessario".

Perché?
"La Rai è servizio pubblico e nella declinazione di pubblico c'è la specificità dei territori. Ricordo che quando avevo il ruolo di presidente della Rai avevo cercato valorizzare Torino, che godeva di una grande storia come città dell'innovazione, per i canali digitali. Poi m'ero cercata altri ambiti da valorizzare, dalle produzioni per bambini ai cartoni, e Napoli, con progetto di Giovanni Minoli, è diventata importante per le fiction, come "Un posto al sole"".

Ma Nicola Zingaretti sostiene che il centro di produzione Rai è a Roma e non si sposta...
"Zingaretti difende un interesse provinciale. Non guarda avanti e non guarda la realtà del Paese. È dando spazio alla creatività di Milano che ci sarebbero ricadute per tutti i centri di produzione della Rai".

Quello di Roma conta seimila persone, quello di Milano circa 600...
"Non ha senso un simile divario, è mortificante, specie per un'azienda pubblica".

La Rai rinnovata a Milano su quali pilastri potrebbe contare?
"Questa città ha una straordinaria vocazione per l'informazione e l'editoria, qui hanno sede giornali e case editrici importantissimi. Una Rai che è servizio pubblico dovrebbe occuparsi sempre più degli approfondimenti giornalistici, ma anche di innovazione e sperimentazione. Quale sede migliore ci sarebbe? Nel mondo si dice che abbiamo bisogno di un'informazione di qualità, affinché i cittadini possano capire meglio e scegliere che cosa fare, dal voto agli stili di vita. Qui possiamo utilizzare risorse giornalistiche, editoriali e anche competenze universitarie per 'trovare la quadrà e raccontare la realtà".

Ma come portare avanti un progetto che, come ricordava anche Vinicio Peluffo del Pd, si trascina da anni?
"Non basta annunciarlo. Va argomentato, motivato e vanno trovate le alleanze. Serve più che mai la determinazione di metterlo a terra e di avere al più presto un cronoprogramma".

Quali le strategie possibili?
"I mondi dell'industria, del lavoro e della cultura hanno un grande interesse ad avere un centro di produzione della televisione pubblica a Milano. Sono settori che potrebbero contribuire all'ideazione e alla produzione di contenuti, la Lombardia è paragonabile a un medio stato europeo e un'alleanza con il mondo produttivo, quello che da Milano e dalla Lombardia rappresenta la locomotiva del Paese, può essere la chiave di volta".

Quali per lei le tematiche principali da sviluppare?
"Quelle che non trovano spesso lo spazio adeguato, a cominciare dagli argomenti sull'ambiente, sempre più importanti. Il tema della salute è molto sentito e sono convinta che questi contenuti non possano annoiare se vengono presentati con un linguaggio funzionale al mezzo. Penso anche a quanto volontariato c'è in Lombardia e a Milano. Ma lo si racconta bene?".

In effetti, più sui giornali che in tv...
"Appunto. Da presidente ho portato il teatro in Rai. Le prime settimane abbiamo fatto un po' di fatica, poi c'è stato uno share di tutto rispetto. E Piero Angela? Era relegato in seconda serata, l'abbiamo messo in prima. Non si scoprono i fuoriclasse se li si lascia chiusi nell'angolino".

Qui in Lombarda il mercato cinema e audiovisivo vale circa 6 miliardi di euro, impiega 20 mila persone e il 75 per cento delle aziende del settore ha sede a Milano. Più volte su Repubblica abbiamo sottolineato questa valenza...
"Infatti, quello che penso è che una Rai più forte a Milano sia un catalizzatore di queste risorse. Il centro di produzione può fare leva su questo settore che offre competenze straordinarie. Dai documentari agli approfondimenti culturali c'è una vasta prateria. Milano, ma anche la Lombardia, si sono sempre sapute reinventare. Cambiare, innovare, impegnarsi sino in fondo è la caratteristica di questi posti e di chi sceglie di abitarli".

Questa città, dopo l'Expo, ha ritrovato l'orgoglio di essere anche una meta turistica.
"Sì, è diventata una metropoli dove si sta all'aperto, si sono aperte le terrazze e l'intera città si mostra molto di più. Se Roma è forte per i millenni di storia passata, Milano è la proiezione dell'Italia nel futuro. E se come italiani ci vogliamo essere, nel futuro del mondo, non possiamo prescindere da Milano. E non può farlo nemmeno la Rai, se è, com'è, servizio pubblico".