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Sfiducia costruttiva e più poteri al premier. Le ipotesi dei 5Stelle sulle riforme costituzionali

Conte ha annuciato una proposta per "rafforzare il sistema" ed eliminare il potere di veto di piccoli partiti. Tra le ipotesi, spiega il presidente della commissione Affari Costituzionali, Brescia,  anche la limitazione della decretazione d'urgenza e del ricorso al voto di fiducia, garantendo però il voto a data fissa per i disegni di legge del governo
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Nel piano del nuovo Movimento di Giuseppe Conte c'è anche un capitolo legato alle riforme sul funzionamento del governo e del Parlamento. Lo ha annunciato lui stesso giorni fa ed entrerà nella Carta dei valori, o comunque nel piano di idee e obiettivi che i 5 Stelle si danno per il futuro. Anche se da qui alla fine della legislatura in pochi, a dire il vero, si immaginano cambiamenti epocali da portare a compimento. L'ex premier finora ne ha parlato genericamente, senza dare dettagli sui contenuti della proposta: "Convocherò gli altri leader per ragionare su una riforma costituzionale che possa rafforzare il nostro sistema. Non è possibile che il sistema Italia sia affidato al singolo personalismo, alla forza del 2-3 per cento", le sue parole a Di Martedì.

Nel piano del nuovo Movimento di Giuseppe Conte c'è anche un capitolo legato alle riforme sul funzionamento del governo e del Parlamento. Lo ha annunciato lui stesso giorni fa ed entrerà nella Carta dei valori, o comunque nel piano di idee e obiettivi che i 5 Stelle si danno per il futuro. Anche se da qui alla fine della legislatura in pochi, a dire il vero, si immaginano cambiamenti epocali da portare a compimento. L'ex premier finora ne ha parlato genericamente, senza dare dettagli sui contenuti della proposta: "Convocherò gli altri leader per ragionare su una riforma costituzionale che possa rafforzare il nostro sistema. Non è possibile che il sistema Italia sia affidato al singolo personalismo, alla forza del 2-3 per cento", le sue parole a Di Martedì.

Ma all'attenzione delle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, e Conte si è confrontato con i parlamentari che ne fanno parte, ci sono macro-capitoli aperti e considerati fattibili come lo strumento della cosiddetta 'sfiducia costruttiva', ovvero: si può far cadere un governo solo se contestualmente si è in grado di eleggere un’alternativa, come accade in Germania; ipotesi che in parte può stabilizzare i futuri esecutivi.E' una ipotesi ben vista anche da molti nel Pd e in settori del centrodestra.

E poi la limitazione della decretazione d'urgenza, rafforzando quindi la centralità del Parlamento. In questa ottica "potremmo riflettere anche se limitare il ricorso ai maxiemendamenti e alla questione di fiducia - è la riflessione di Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera - garantendo 'in cambio' con la riforma dei regolamenti parlamentari un processo più razionale nella fase emendativa e il voto a data fissa per alcuni disegni di legge" del governo.

L'impostazione classica del M5S è sempre stata ostile al presidenzialismo. Ma non per questo alla figura del presidente del Consiglio non possono essere affidate prerogative che oggi, sulla carta, mancano: ad esempio la possibilità di rimuovere dei ministri senza affidarsi a dimissioni o voti di sfiducia. Una questione su cui si dibatte da anni e che riscuote ampi consensi.

Infine c'è l'argomento che è ormai un classico intramontabile della Seconda repubblica: la legge elettorale. Ne sono state cambiate quattro dal 1993 ad oggi. Un proporzionale con soglia (4 o 5 per cento, ad esempio) rimane la principale opzione sulla quale ragionare per il M5S, che vede nel Pd di Enrico Letta - anche lui ha un pacchetto di riforme sul quale discutere - un interlocutore privilegiato. La convinzione del Movimento è che il sistema maggioritario non sia sinonimo di stabilità e a conti fatti lo dicono anche i numeri: i 12 anni di Mattarellum hanno prodotto otto governi diversi.