Sfiducia costruttiva e più poteri al premier. Le ipotesi dei 5Stelle sulle riforme costituzionali
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliNel piano del nuovo Movimento di Giuseppe Conte c'è anche un capitolo legato alle riforme sul funzionamento del governo e del Parlamento. Lo ha annunciato lui stesso giorni fa ed entrerà nella Carta dei valori, o comunque nel piano di idee e obiettivi che i 5 Stelle si danno per il futuro. Anche se da qui alla fine della legislatura in pochi, a dire il vero, si immaginano cambiamenti epocali da portare a compimento. L'ex premier finora ne ha parlato genericamente, senza dare dettagli sui contenuti della proposta: "Convocherò gli altri leader per ragionare su una riforma costituzionale che possa rafforzare il nostro sistema. Non è possibile che il sistema Italia sia affidato al singolo personalismo, alla forza del 2-3 per cento", le sue parole a Di Martedì.
Nel piano del nuovo Movimento di Giuseppe Conte c'è anche un capitolo legato alle riforme sul funzionamento del governo e del Parlamento. Lo ha annunciato lui stesso giorni fa ed entrerà nella Carta dei valori, o comunque nel piano di idee e obiettivi che i 5 Stelle si danno per il futuro. Anche se da qui alla fine della legislatura in pochi, a dire il vero, si immaginano cambiamenti epocali da portare a compimento. L'ex premier finora ne ha parlato genericamente, senza dare dettagli sui contenuti della proposta: "Convocherò gli altri leader per ragionare su una riforma costituzionale che possa rafforzare il nostro sistema. Non è possibile che il sistema Italia sia affidato al singolo personalismo, alla forza del 2-3 per cento", le sue parole a Di Martedì.
Ma all'attenzione delle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, e Conte si è confrontato con i parlamentari che ne fanno parte, ci sono macro-capitoli aperti e considerati fattibili come lo strumento della cosiddetta 'sfiducia costruttiva', ovvero: si può far cadere un governo solo se contestualmente si è in grado di eleggere un’alternativa, come accade in Germania; ipotesi che in parte può stabilizzare i futuri esecutivi.E' una ipotesi ben vista anche da molti nel Pd e in settori del centrodestra.
E poi la limitazione della decretazione d'urgenza, rafforzando quindi la centralità del Parlamento. In questa ottica "potremmo riflettere anche se limitare il ricorso ai maxiemendamenti e alla questione di fiducia - è la riflessione di Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera - garantendo 'in cambio' con la riforma dei regolamenti parlamentari un processo più razionale nella fase emendativa e il voto a data fissa per alcuni disegni di legge" del governo.
L'impostazione classica del M5S è sempre stata ostile al presidenzialismo. Ma non per questo alla figura del presidente del Consiglio non possono essere affidate prerogative che oggi, sulla carta, mancano: ad esempio la possibilità di rimuovere dei ministri senza affidarsi a dimissioni o voti di sfiducia. Una questione su cui si dibatte da anni e che riscuote ampi consensi.
Infine c'è l'argomento che è ormai un classico intramontabile della Seconda repubblica: la legge elettorale. Ne sono state cambiate quattro dal 1993 ad oggi. Un proporzionale con soglia (4 o 5 per cento, ad esempio) rimane la principale opzione sulla quale ragionare per il M5S, che vede nel Pd di Enrico Letta - anche lui ha un pacchetto di riforme sul quale discutere - un interlocutore privilegiato. La convinzione del Movimento è che il sistema maggioritario non sia sinonimo di stabilità e a conti fatti lo dicono anche i numeri: i 12 anni di Mattarellum hanno prodotto otto governi diversi.