Ci si può infettare dopo aver ricevuto il vaccino ?
Sì, è possibile. A spiegare perché è Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma: "Non tutti i soggetti che si vaccinano rispondono pienamente alla vaccinazione, come per ogni farmaco esistono infatti i non responder. Inoltre c'è il tema delle varianti". L'ultimo studio negli Stati Uniti parla però di casi ridotti: "Su 100 milioni di vaccinati (la versione cartacea di questo articolo riporta erroneamente il refuso numerico di 100 mila, ce ne scusiamo, ndr) - prosegue Cauda - le infezioni documentate da test sono solo 10 mila". In Italia le stime del centro vaccinale dell'Istituto Galeazzi di Milano contano l'1-2% di reinfezioni. E Cauda rassicura: "Infettarsi non significa per forza ammalarsi".
Il contagio può avvenire dopo la seconda dose?
"Chi ha completato la vacinazione è più…
Ci si può infettare dopo aver ricevuto il vaccino ?
Sì, è possibile. A spiegare perché è Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma: "Non tutti i soggetti che si vaccinano rispondono pienamente alla vaccinazione, come per ogni farmaco esistono infatti i non responder. Inoltre c'è il tema delle varianti". L'ultimo studio negli Stati Uniti parla però di casi ridotti: "Su 100 milioni di vaccinati (la versione cartacea di questo articolo riporta erroneamente il refuso numerico di 100 mila, ce ne scusiamo, ndr) - prosegue Cauda - le infezioni documentate da test sono solo 10 mila". In Italia le stime del centro vaccinale dell'Istituto Galeazzi di Milano contano l'1-2% di reinfezioni. E Cauda rassicura: "Infettarsi non significa per forza ammalarsi".
Il contagio può avvenire dopo la seconda dose?
"Chi ha completato la vacinazione è più protetto, sia nel caso del ceppo "vecchio" coronavirus, sia nel caso di varianti - spiega l'infettivologo Cauda - In Inghilterra si è visto che con una sola dose la copertura è dimezzata rispetto alla variante locale e scende ai minimi con l'indiana. Per questo è assolutamente necessario fare il richiamo". Ma allungare i tempi tra le due somministrazioni aumenta il rischio? "Le sperimentazioni e gli studi effettuati dimostrano che le due dosi possono essere dilazionate. Ora che i contagi sono pochi è molto basso il rischio legato al ritardo della seconda dose".
Nei vaccinati il Covid si sviluppa in forma grave?
«Nei soggetti già immuni le reinfezioni, anche in caso di varianti, si sono presentate tutte in forma non grave — tranquillizza il professor Cauda — Il contagio non si traduce automaticamente in malattia e chi è risultato positivo a un tampone 1 o 2 mesi dopo il vaccino ha sviluppato il Covid in forma asintomatica o paucisintomatica». «Il vaccino — prosegue — ha la sua efficacia
e mantiene l’obiettivo di evitare ai cittadini forme severe della malattia e l’ospedalizzazione e al sistema sanitario pubblico di oltrepassare nuovamente la soglia critica dei posti letto occupati».
I vaccini sono efficaci contro le nuove varianti?
«Alcune varianti — precisa l’infettivologo del Gemelli — potrebbero “bucare” la protezione vaccinale perché i farmaci anti-Covid sono stati creati sulla base del virus isolato a inizio pandemia. Un piccolo calo di efficacia c’è, ma uno studio inglese pubblicato sulla rivista <CF2012>Lancet</CF> mostra dati rassicuranti: le due dosi di vaccino Pfizer garantiscono una copertura del 79% contro
il ceppo Delta (la variante indiana) e del 92% contro la Alfa (l’inglese), mentre AstraZeneca del 60% contro la Delta e del 73% contro la Alfa».
ll cocktail di vaccini protegge meglio dal coronavirus?
«Non esistono ancora grandi pubblicazioni in merito, ma la vaccinazione eterologa, ovvero con due diversi farmaci, è già una realtà da mesi in Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia, Canada e Regno Unito» precisa Cauda. Inoltre «ci sono uno studio inglese su 800 volontari e uno spagnolo su 600 dai quali emerge che alternando i vaccini si riesce a stimolare meglio il sistema immunitario. Il mix dunque è più efficace». «Con l’eterologa — avvisa il prof — ci potrebbe essere qualche reazione avversa in più, ma lieve».
Sarà necessaria la terza dose contro virus e varianti?
È probabile, ma indicazioni scientifiche sulla terza dose ancora non ci sono — sottolinea l’infettivologo — Dobbiamo completare l’immunizzazione di tutti i cittadini e poi vedere come si comportano i contagi. Ci sono infatti due aspetti da considerare: da una parte non abbiamo certezze sulla durata degli anticorpi ma esiste una memoria cellulare che li produce velocemente se dopo il vaccino veniamo a contatto con il virus; dall’altra gran parte del mondo non ha ancora vaccini e dunque il virus continuerà a circolare».