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M5S, Grillo attacca la Nato e difende la Cina dopo il G7. Di Maio rassicura Palazzo Chigi: "Posizione personale"

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (fotogramma)
La linea Conte: "Dialogare anche con asiatici importanti come la Cina è di utilità per tutti, certo nel contesto dell'unità atlantica"
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ROMA - Il blog di Beppe Grillo non è nuovo a prese di posizioni filocinesi. Ospita interventi che negano la persecuzione degli uiguri, fa scrivere professori universitari - quasi sempre antropologi - che narrano le magnifiche sorti e progressive del regime comunista di Pechino, e insomma, anche a Palazzo Chigi una posizione di questo tipo non appare sorprendente. Quel che preoccupa è il tempismo. Il fatto che il Garante dei 5 stelle si sia preoccupato di difendere la Cina e sparare contro la Nato subito dopo un G7 in cui gli americani hanno posto con forza, come assolutamente prioritaria, la questione degli interessi e delle mire espansionistiche cinese in Europa. Trovando in Mario Draghi un interlocutore più che sensibile a queste istanze. Per storia personale, oltre che per convinzioni politiche, il presidente del Consiglio ha sempre lavorato con gli Stati Uniti e mai con l'est Europa né tanto meno con la Cina. L'atlantismo insomma non è un…

ROMA - Il blog di Beppe Grillo non è nuovo a prese di posizioni filocinesi. Ospita interventi che negano la persecuzione degli uiguri, fa scrivere professori universitari - quasi sempre antropologi - che narrano le magnifiche sorti e progressive del regime comunista di Pechino, e insomma, anche a Palazzo Chigi una posizione di questo tipo non appare sorprendente. Quel che preoccupa è il tempismo. Il fatto che il Garante dei 5 stelle si sia preoccupato di difendere la Cina e sparare contro la Nato subito dopo un G7 in cui gli americani hanno posto con forza, come assolutamente prioritaria, la questione degli interessi e delle mire espansionistiche cinese in Europa. Trovando in Mario Draghi un interlocutore più che sensibile a queste istanze. Per storia personale, oltre che per convinzioni politiche, il presidente del Consiglio ha sempre lavorato con gli Stati Uniti e mai con l'est Europa né tanto meno con la Cina. L'atlantismo insomma non è un abito, ma una presa di posizione convinta.

Anche per questo, ha chiesto e ottenuto rassicurazioni dal Movimento 5 stelle. E tutti, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio ai più contiani tra i rappresentanti M5S nel governo e in Parlamento, gli hanno assicurato che quella di Beppe Grillo è "una posizione personale e non politica". Quindi non riguarda l'azione del Movimento, almeno non più, visto che durante il primo governo Conte la firma dell'accordo sulla Via della Seta era andata proprio in quella direzione, complice anche il legame con la Cina e la Russia di una parte della Lega di Matteo Salvini.

L'importanza commerciale di quell'accordo è stata rivendicata ancora pochi giorni fa dal ministro degli Esteri, ma è un fatto che Di Maio sia ormai - lo dicono i suoi colleghi nel governo - il più atlantista tra i 5 stelle. Colui che più di tutti ha cercato in questi anni un rapporto fruttuoso con l'amministrazione americana, prima ancora di andare al governo, nella sua prima visita a Washington da candidato premier del M5S. E quindi è di certo il più in imbarazzo, perché il lavoro di ricollocamento delicato e difficile che tenta di fare da tempo è continuamente messo in pericolo da uscite come queste. Che la Farnesina tenta di derubricare non commentandole, ma che di certo non possono passare inosservate agli occhi degli osservatori internazionali.

Del resto, nel Movimento raccontano che sia stato proprio Di Maio a spiegare a Giuseppe Conte che quella di accettare l'invito dell'ambasciatore cinese a Roma durante il G7 in Cornovaglia non era assolutamente una buona idea né per il leader di un partito che fa parte del governo né per un ex premier. E chi conosce entrambi, è pronto a scommettere che il lavoro che Di Maio sta facendo al fianco di Mario Draghi sarà usato da Conte per assumere - come sempre - una sorta di posizione di mediazione.

L'incontro all'ambasciata è stato annullato per motivi personali non spiegati. Conte ha parlato di "polemiche strumentali", dicendo che non è la prima volta che incontra ambasciatori e che "è normale che un leader esponga la propria proposta alle altre nazioni". Poi ha aggiunto: "Il fatto di poter dialogare anche con asiatici importanti come la Cina è di utilità per tutti, ovviamente nel contesto dell'unità atlantica e dell'Ue".

Grillo, però, la cui conversione cinese risale a qualche anno fa e le cui ragioni risultano ai più misteriose, dice e fa dire attraverso il suo blog cose ben più nette. Che trovano eco nelle posizioni di parlamentari ancora dentro il Movimento 5 stelle: uno è il presidente della commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli, che pochi giorni fa ha firmato un appello proprio sul blog di Grillo sostenendo che la situazione sociale e politica nella Xinjiang sarebbe "più complessa del sensazionalismo della stampa generalista occidentale". Dimenticando forse che alla Camera la stessa commissione Esteri ha approvato una risoluzione che sostiene il contrario e che impegna il nostro governo a esprimere una presa di posizione netta davanti alle autorità cinesi. Un altro è Gianluca Ferrara, secondo cui bisogna pensare alla Cina "in un'ottica di multilateralismo" senza precluderci alcun rapporto. Ma con più forza di tutti, queste posizioni - riferite a Cina, Russia, Iran e soprattutto sempre in contrasto con la Nato e le sue politiche, passate e attuali, le ha espresse Alessandro Di Battista. Che adesso sarà pure in Bolivia, ma che molti - a partire da Conte - vorrebbero ancora dentro il Movimento. Le "questioni personali", insomma, per Draghi non sono da poco. Perché una cosa resta certa: se mai il Movimento ponesse su questi temi una questione politica, troverebbe la porta del premier chiusa.